22 novembre 2011

LA STRAORDINARIA CARRIERA OVALE DI UN TALE… JOHN LACEY. UN ARBITRO.

Ho visto gli highlights di quella che pare essere stata la partita di Heineken Cup più emozionante del fine settimana Edinburgh vs Racing Metrò vinta dai primi con un 48 a 47 da cardiopalma

In pochi minuti non si può gustare pienamente la trepidazione di ogni meta, lo sforzo strategico e la vision tattica del singolo ma , guardando bene e con attenzione ogni  passaggio ed il movimento della linea ci si impressiona sicuramente per alcuni tratti salienti. Ho fatto così e sono rimasto molto positivamente impressionato dall’arbitro!! Ottimo posizionamento in campo, sempre a fianco del giocatore in fuga, rapidità di spostamento e di cambio di direzione, gli ho visto fare certe progressioni che dimostrano una forma fisica invidiabile. Mi ha impressionato la sua presenza nel punto esatto del gioco dove si poteva supporre verificarsi un problema, cosa che dimostrava visione di gioco non comune. Chiaro che, avendo visto degli highlights, non ho potuto vedere la qualità del fischio e del rapporto con i giocatori ma , per quello che ho visto mi ha davvero impressionato. Ecco allora che sono andato a cercare….chi è questo ingiacchettato?

L’arbitro era John Lacey, irlandese di Tipperary, oggi ha 37 anni, Lacey è una ex ala che ora per IRFU si occupa dello sviluppo del rugby nell’area di Munster. Ha lasciato il rugby giocato, nell’alto livello,  nell’ottobre 2007 per restare in campo come arbitro e da allora ha fatto rapidi progressi proprio in questo ruolo arrivando a calcare anche i massimi livelli della scena internazionale. Lacey è nel panel degli arbitri del RaboDirectPro12 ed in quello della ERC per le coppe europee, arbitra per il Sei Nazioni e lo scorso giugno ha fatto parte del panel di arbitri della IRB Junior RWC. Ottimo Lacey, la sua carriera è un esempio da raccontare.
Per quanto riguarda la usuale chiosa di un post così credo non ce ne sia bisogno, ci siamo già capiti. Pensate se la FIR …….. .
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5 novembre 2011

IL CASO DE VILLIERS ED IL MESTIERE DEL COACH. ANCHE IN ITALIA

Peter de Villiers
Dopo aver letto sulle pagine grillotalpesche le evoluzioni del coach della Nazionale Sudafricana Peter de Villiers  il pensiero è volato a Presutti.,, coach dei Campioni d’Italia del Petrarca Rugby.
Riassumo: de Villiers si schianta con la sua nazionale in uno sfortunato RWC2011, eliminati dal Torneo dichiara “lascio la panchina Springboks“.  L’avventura finisce, tornano tutti in Sudafrica e pochi giorni dopo l’atterraggio de Villiers dichiara “in verità il contratto scade fino al 31/12 di quest’anno e fino a quel giorno non me ne vado, dopo si però!”. In questi giorni il buon Peter torna sulla stampa dicendo una cosa circa così “aver perso in New Zealand mi ha caricato, so cosa ho sbagliato, non lo rifarò più, voglio rimanere, ho gli stimoli giusti“.  Una inversione ad U da far impallidire il Vigile Urbano più scaltro. 
Pasquale Presutti
Come andrà a finire la storia ? Credo che ora, a parte farsi quattro risate per il livello di incoerenza da record che si è guadagnato il Peter, ci sarebbe da fare una analisi su cosa capita ad un coach dopo la fine di un Torneo.  Per questo citavo Presutti del quale su queste pagine ho a suo tempo descritto una evoluzione simile a quella di de Villiers  anche se, nel caso dell’italiano, da una posizione di vittoria del Torneo e non di eliminazione come per il sudafricano. 
Si vede che i grandi coach c’hanno il ripensamento post torneo automatico? Troppo facile buttarla via con il battutometro inserito, ci sono infatti dinamiche anche psicologiche che regolano la vita di una squadra che spesso vengono tenute in considerazione ma solo dal punto di vista dello spogliatoio, ovvero i giocatori. Coach  e staff facciamo finta non esistano?? 
I nostri coach locali  vengono caricati spesso di compiti di gestione fra i più disparati e di  responsabilità oggettive sui ragazzi che non hanno pari negli sport maggiori. I livelli di responsabilizzazione dei coach nostrani poi è altissimo,può accadere che , in diversi frangenti, si sostituiscano totalmente alla Società.  
Questa è senz’altro l’Italia, torniamo ora in Sudafrica. De Villiers ha sentito quella  pressione e quella super responsabilità di un coach nel cui paese il rugby ha una dimensione sovra-sportiva?  Quale meccanismo lo ha portato a ricandidarsi? Quali dinamiche determinano la nomina del coach springboks e  queste sono magari tali da determinare che la responsabilità di non candidarsi sia maggiore di quella di essere poi nominato?
Torniamo in Italia. E’ tempo di guardare ai coach con maggior attenzione, sono la base della crescita del movimento, dalla Eccellenza in giù. Per loro serve una formazione che non c’è, una profondità di aggiornamento che è ancora latitante. Serve però anche che i Dirigenti delle Società esistano e non siano solo dei tesserini federali. Se il rugby deve crescere prima o poi dovrà tenere in considerazione aspetti di gestione della Società sportiva vista come “comunità sportiva”e la preparazione dei Dirigenti in questo senso è fondamentale. Un altro compitino per la FIR e tutte le sue propaggini. 
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18 ottobre 2011

RWC2011: LEZIONI DI RUGBY…. “FUORIGIOCO”

LES BLEUS FAIR PLAY 
In altro post abbiamo avuto modo di farci due ridacchiate pre-RWC2011 per la sonora polemica scoppiata fra  la federazione degli All Blacks (NZRU) e quella inglese a proposito della seconda maglia mondiale di colore nero di questi ultimi, maglia nera come la prima divisa dei mitici All Blacks.  La “riparazione” a cotanto sfregio arriva dall’Europa a mezzo gesto dei dominatori incontrastati del trofeo della antipatia mondiale: i francesi.

Per la finale mondiale del prossimo week-end sarebbe toccato a loro, a norma di regolamento, indossare la prima maglia con il suo colore blu scuro e gradazione da notte fonda. I francesi però hanno esibito un gesto di vera sportività ed hanno scelto la loro seconda maglia per la Finale mondiale in modo da lasciare alla Nuova Zelanda la opportunità di indossare la “sua” maglia tradizionale tutta nera. Si può essere antipatici ma pur sempre rugbisti,  ed ecco la Francia rinunciare alla sua prima maglia, la maglia che le regala il proprio nomignolo (Les bleus), per  vero fair play, per rispetto dell’avversario e per rispetto ad una nazione intera, la Nuova Zelanda, che aspetta da anni una finale così.  Questo è rugby.

GATLAND E LA MORALE SPORTIVA

Il Galles è uscito dalla finale con mille rimpianti, troppo presto nel primo tempo l’espulsione del suo capitano Warburton e poi l’uscita per infortunio del suo pilone Jones, l’asso della sua mischia. Gatland riesaminado con i giornalisti la bellissima ma sfortuna avventura mondiale gallese ha ammesso un cattivo pensiero che gli è saltato in testa durante la partita. Esce Jones e la mischia comincia a vacillare pesantemente, la cosa era veramente messa male ed allora Warren Gatland racconta che per un attimo ha pensato di barare, far simulare infortunio ad altro pilone in modo da non avere altri piloni in panchina e costringere a giocare mischie no contest (senza spinta, vince che introduce) eliminando un problema (che è stato pesante per il Galles) dalla partita. Gatland ha ammesso di aver pensato questa schifezza ma di non averla perseguita “per non falsare la partita”  e soprattutto, continuando con le sue parole:I made the decision that it was not the right thing to do morally……but the spirit of rugby and the fact it was a World Cup semi-final meant it was not the right thing to do.” Principi morali, spirito del rugby, rispetto dell’avversario, del torneo in corso e della partita. Questo è rugby.
Mi sovviene or dunque che durante ogni torneo ovale c’è sempre un giornalista della palla tonda che  cerca di imbrattare il rugby, per togliergli visibilità ed appeal, con la ricerca di scampoli ovali  che riescano a dimostrare che il rugby è sport “insano” come altri.  Caro giornalista dei miei stivali ti do un consiglio: leggere qui sopra e farsene una ragione.

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5 ottobre 2011

RUGBY REGGIO IN ECCELLENZA PARLA IL PRESIDENTE GIORGIO BERGONZI


Giorgio Bergonzi

Bella la loro campagna abbonamenti, coinvolgente, aperta, stimolante, con un grande sapore di rugby. Giorgio Bergonzi è il Presidente del Rugby Reggio, nuovo arrivo in Eccellenza, nuova aria dalla rugbisticamente prolifica  Emilia.  Un botta e risposta con il Presidente Bergonzi, eccolo qui sotto.

(Stefano Il Nero) I Diavoli alla prova del vertice italico. Come va l’attività giovanile? A quando un Diavolo in Nazionale?
(Pres. Bergonzi) Siamo molto soddisfatti del nostro settore giovanile che esprime una under 20 e una under 16 nei gironi Elitè, tre under 14 e circa 200 ragazzini nel minirugby, con un forte aumento soprattutto tra i più piccolini in prova (circa il 30%)
(Stefano Il Nero)Dovesse chiedere una cosa alla FIR per il rugby, in una parola, cosa chiederebbe?
(Pres. Bergonzi)  Sostegno
(Stefano Il Nero) E’ in corso RWC2011, trovate un aiuto da questo evento internazionale per la crescita del movimento locale?
(Pres. Bergonzi) Sicuramente sì, genera interesse tra la gente
(Stefano Il Nero)Kirwan Berbizier Mallett …quale dei tre il migliore per lei?
(Pres. Bergonzi)  Berbizier…
(Stefano Il Nero)Il campionato di Eccellenza schiacciato mediaticamente, anche nel vostro territorio, dal Pro12 fino a che punto è una opportunità?
(Pres. Bergonzi) Credo sia un’opportunità per avvicinare nuovi interessi sia economici che mediatici al nostro sport
(Stefano Il Nero)Come intendete sfruttare il campionato Under 23 e la nuova formula Under 20?
(Pres. Bergonzi) Restiamo interessati alla solo under 20, che stiamo gestendo in modo coordinato con la prima squadra

(Stefano Il Nero)Perché alla fine del prossimo campionato di Eccellenza tutti si ricorderanno dei Diavoli di Reggio Emilia 
(Pres. Bergonzi) Per aver proposto uno spettacolo nuovo ed interessante ad un pubblico neofita e curioso, portando il grande rugby in questa città per la prima volta nella storia. Alla fine credo che questa nuova sfida avvicinerà diversi sportivi reggiani alla nostra realtà. 

Un vivaio forte è sinonimo di futuro. Anche un po’ di diplomazia non fa male (però la prossima volta ci dica cosa intende per “sostegno” Presidente) ma quello che conta è un sano e positivo realismo. Questa pare essere la ricetta di Giorgio Bergonzi per il suo Rugby Reggio e noi aspettiamo i Diavoli in Eccellenza: scatenate l’inferno.

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29 settembre 2011

PARLA IL PRESIDENTE VALASTRO DEL SAN GREGORIO CATANIA RUGBY (3^ PUNTATA) – ECCELLENZA

Roberto Valastro

Abbiamo scambiato qualche piacevole battuta con il Presidente del San Gregorio Roberto Valastro e questo è il terzo ed ultimo sipario con lui. Gli altri due post qui il primo  e qui il secondo.

(Stefano Il Nero) Il rugby è più un gioco veloce, leggero e con il mito dell’ off load, oppure duro, di conquista del territorio e con il mito della mischia?
(Presidente Valastro) Il rugby è tutto questo, un mix di tutte queste caratteristiche. Ma soprattutto è intelligenza, del resto solo quindici persone intelligenti possono riuscire a portare avanti un pallone ovale passandolo indietro!

(Stefano Il Nero) Per far crescere il rugby italiano deve cambiare qualcosa? In poche parole, se la risposta è sì, che cosa? se è no, perchè?
(Presidente Valastro) Si dovrebbero cambiare molte cose, ma soprattutto bisogna lavorare sui settori giovanili, l’impiantistica e la comunicazione, cercando di rendere più attraente ed interessante il nostro sport diffondendone gli alti valori morali.

(Stefano Il Nero) Chi vince il prossimo campionato di Eccellenza?
(Presidente Valastro) Non lo so e non saprei. 
Mi farebbe piacere che a vincerlo fosse il Calvisano, ne sarei felice per il mio amico Gavazzi (presidente del Calvisano), se lo merita davvero. Non tutti avrebbero saputo fare un passo indietro per poi farne due in avanti. Posso dirle, invece, che il San Gregorio non andrà oltre il nono posto finale.

(Stefano Il Nero) Perchè alla fine del prossimo campionato di Eccellenza tutti si ricorderanno del San Gregorio?
(Presidente Valastro) Per la nostra correttezza, perché sul nostro campo non facciamo sconti a nessuno… e per il nostro terzo tempo!

Un appunto sulla comunicazione se lo dovrebbero fare in tanti nel mondo ovale ed Il Presidente Valastro credo sappia che non stanno messi meglio in tante “capitali” del rugby.
Mentre io cerco un modo per verificare il magnifico terzo tempo di questi siciliani (teletrasporto?) un grazie particolare al Presidente  Rosario Roberto Valastro ed un grande arrivederci in Eccellenza.
Forza Rugby !!!

(Fine)
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