Vittorio Munari

“Ma non placcano! Franco Smith dovrebbe dire ai ragazzi che chi non ha placcato non va in campo la partita successiva!”  Così parlò Vittorio Munari in un passaggio “forte” e per nulla ironico durante la sua telecronaca di Irlanda Vs Italia dello scorso fine settimana per il recupero del Sei Nazioni. Antonio Raimondi non è stato meno esplicito e il duo di commentatori ovali di DMAX ha, questa volta, forse segnato un punto di svolta.

Perchè una delle cose che ha contraddistinto questa loro ultima telecronaca rispetto ad altre sentite in passato è stata quella forma di “sincerità” che a suo tempo è spesso mancata. Certo il Munari ha lanciato anche sabato scorso i suoi  acuti urli di “meraviglioso”, “stupendo”, indirizzati ad alcuni spunti dei nostri Azzurri, ma, in generale, mentre in passato ci si è trovati davanti alla TV a vedere cose invereconde combinate dagli Azzurri ed i commentatori che rovistavano giustificazioni nel tinello della Signora Maria, questa volta non è stato per forza così.

Del resto  la ricerca di fattori positivi nel gioco azzurro anche quando inesistenti, poteva avere come giustificazione il tentativo da parte del commentatore tv, di non corrompere eccessivamente il fattore promozionale che per il nostro rugby quella partita comunque rappresentava.

La “promozione” del rugby doveva passare ache per una “piccola” bugia? Forse si, ma dopo cinque anni di sconfitte nel Sei Nazioni, davvero c’è ancora qualcuno in giro che crede il rugby sia più bello quando si perde? E comunque il rugby è uno sport crudo e concreto, non si può esagerare a raccontare quello che non c’è.

Munari e Raimondi hanno forse inaugurato lo scorso fine settimana un nuovo stile per seguire le partite della Nazionale italiana. Basta sperticate improbabili, basta vezzeggiativi inopportuni, basta complimenti gonfiati, il protagonista della partita forse d’ora in poi sarà solo il rugby come gioco in se e raccontarne la sua bellezza potrà essere in buona parte indipendente da chi lo sta giocando. Anche questa è promozione del nostro sport. Però questo induce il “realismo” di cui sopra anche verso la nostra Nazionale quando propone certe brutte interpretazioni ovali.

Il realismo e la sincerità del Vittorio Munari, è chiaro che da queste parti è stato molto apprezzato, ha trovato moltissimi estimatori sul web ma anche diversi contrari che hanno sostenuto certe cose non andassero dette in diretta. E una questione di punti di vista? Anche no, il rugby è uno solo, meglio raccontarlo per quello che è. Del resto certe posizioni anti-sincerità lette qua e là sembrano odorare di marketing di basso livello. E non per forza utilizzato a favore dei nostri giocatori.

Insomma, viva il buon realismo in tv, anche quando ci fa un po’ male, tutto ciò renderà ancora più bello e soprattutto “vero” il momento in cui i nostri Azzurri vinceranno. Perchè presto capiterà (non c’è solo il Sei Nazioni in programma….) ed allora sarà una vera cuccagna ed il sano realismo di cui sopra ci imporrà… di fare fare una gran festa. Vera anche quella.

Forza rugby! Forza Azzurri.

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One Comment to: IL REALISMO DEL RUGBY IN TV

  1. Michael Gosling

    ottobre 28th, 2020

    il problema è tutti due sono tifosi primi e cronisti secondo. Io ricordo Bill McLaren (scozzese) un cronista fantastico perché lui sempre fatto cronista per primo !