E’ una cosa senz’altro positiva, poco più di una settimana fa la FIR ha rilasciato i calendari di tutti i campionati, un “si parte” che fa bene al cuore. Mediamente il grosso del nostro rugby italiano scende in campo a novembre, incluso il massimo campionato giovanile.

Lo scorso anno tutto questo sarebbe bastato ma oggi non può essere così perchè non sappiamo davvero che rugby andrà mai in campo, che cosa accadrà davvero ai nostri campi sportivi a corto di manutenzione ed ai nostri spogliatoi forse da non utilizzare (e quindi chi se ne importa se non c’è l’acqua calda). Non sappiamo bene come alcune Società compreranno garze ed amenicoli vari, come riforniranno i serbatoi di quelli che vengono da più distante, come metteranno in campo tanti allenatori ed in particolare come faranno per quelli dalla Under6 alla Under16. Ecco, qui poi si apre una grande ferita.

Perchè da queste parti si era fortemente chiesto alla FIR che si adoperasse per la ricomposizione dei Campionati giovanili, partendo dai più piccoli fino agli adolescenti. Perchè qui si pensava che fosse importante formare i formatori per mettere in campo competenza e serenità post-emergenza, si pensava di dover parlare alle famiglie per convincerne molte ad affidare ancora al rugby i loro piccoli, si pensava fosse importante aiutare le Società a costruire nuovi “vivai” per arginare la sconfitta certa di alcuni territori (per alcuni di essi sconfitta arrivata ben prima di questa emergenza ma in altri casi invece emersa solo negli ultimi mesi).

Non c’è stata una risposta, non si sa bene la portata del silenzio ma qualcuno racconta che sia stato enorme.

Allora benissimo che ci sia questo calendario, ne siamo felici, ma in giro c’è ancora il rugby?

Scontriamoci con un pezzo di realtà. In molti campi sono iniziati gli allenamenti, almeno dei più grandicelli, le rilevazioni estemporanee dicono che una percentuale impressionate di ragazzi non si è ripresentata al campo. Se questo dato è un dato che si riverbera sul territorio nazionale allora adesso la FIR deve dare numeri, punti di appoggio e strumenti perchè si possa riprendere in mano questi tesserati uno ad uno per tentare di riportarli a casa. Questa è forse l’unico vero significato della frase “gestire una emergenza“.

Ma la FIR sta facendo queste rilevazioni? Se è un bel “si” allora ci dia i dati.

Bastasse fare un calendario per chiamarsi FIR allora ci si chiede per quali motivo servirebbe averne un Presidente e tanti Consiglieri, avere una pletora di dirigenti e circa 46 milioni di bilancio economico in euro sonanti.

Tutto il rugby italiano sta cercando di rialzarsi e, cara FIR, oltre a ricordarti che senza di “lui” fra tre anni le tue preziose accademie potrai solo chiuderle, è il tempo di fare il passo che ti è sempre mancato. Occupartene.

Intanto un sincero grazie per il calendario.

One Comment to: BASTASSE UN CALENDARIO

  1. Gimbe

    settembre 21st, 2020

    Come non essere d accordo. Ma si sa la fir è agli sgoccioli e gavazzi sembra avere problemi di salute molto seri così che per ora prendiamo un po’ quello che viene in attesa di votare. Sarà un anno drammatico di risultati di avvenimenti e di cambiamenti al vertice federale. In tutta onestà non esiste un uomo con le capacità che vengono richieste e se penso ad Innocenti ed ai suoi mi vien male. Poggiali è un buon imprenditore ma in fatto di competenza non può dire di sapere più di altri anche se governa una franchigia da vent anni. De Anna mi pare un morto che cammina mentre Vaccari lo vedrei bene con innocenti con la sua squadra di old boys senza sale in zucca. Forse Rinaldo e Zatta coloro che potrebbero fare bene