Medicei e Rugby San Donà non si sono iscritte al prossimo Top12, il massimo campionato italiano. Motivazioni “strutturali” alla base della scelta di entrambe le Società, troppo facile chiamarla “mancanza di soldi“, ma un certo riduzionismo, che sempre esce quando si parla di questo campionato, poi autorizza a fermarsi lì.

Così i media, saputo della mancata iscrizione, hanno composto molti titoli sulle due Società che si erano escluse mentre forse avrebbe dovuto metterci anche le altre dieci o almeno alcune di esse. Perchè l’ambiente ovale sa bene, e se lo racconta nelle segrete stanze, che quello di Medicei e San Donà è stato un gesto di responsabilità e coraggio ma ce ne sarebbero dovuti essere anche altri.

Oggi infatti sarebbe stato tempo di andare a scovare coloro che si sono sentiti esenti da questa “responsabilità”.  Ma per farlo bisognerebbe che di questo campionato importasse davvero a qualcuno.

Perchè sono almeno altre due, secondo i bene informati federali, le Società che non ce la possono fare, che non possono sostenere il prossimo Top12, che non lo possono fare senza apparire Società di Serie inferiore, ma che hanno fatto finta di nulla. Magari confidando in prossimi contributi economici proprio dalla FIR..

Quindi invece di raccontarci più e più volte della rinuncia di Medicei e San Donà forse dovremmo andare a cercare questi “irresponsabili” anche se, bisogna dirlo ad alta voce, non è assolutamente facile. Perchè non ci sono regole scritte che permettono di classificarli così.

Non importa se a metà campionato qualcuno smetterà di pagare stipendi e rimborsi, se certi accorgimenti medici o “fisio”  potrebbero essere più o meno “intensivi”, se lo staff è ridotto, se le attrezzature sono rimaneggiate. Nessuna regola su tutto questo o sui parametri economici di ingresso nel massimo campionato italiano.

Per questo il gesto dei toscani e di quelli del Piave è un gesto unilaterale, frutto di una analisi interna, un gesto volto a preservare il proprio ambiente. Avrebbero potuto non farlo, non esistono vere regole in tal senso nel Top12 organizzato da questa federazione. Questo permette che altri, che non hanno budget sufficiente a gestire un Top12 che include corazzate come Valorugby o Rovigo o i finanziati dallo Stato come le Fiamme Oro, stiano lo stesso in quel posto.

Quindici volte negli ultimi dodici anni squadre del massimo campionato italiano sono andate in default (clicca qui e leggi la breve ricerca pubblicata da Rugbymeet) ma questo non ha prodotto nessuna regola, nessun paletto di ingresso da parte degli organizzatori, ovvero dalla FIR. Ecco un motivo molto serio per ringraziare la responsabilità ed il coraggio di Medicei e San Donà e dedicare queste righe amareggiate agli altri: uno, due o tre che siano quelle Società che usano questo nostro massimo campionato come fosse un autobus low cost.

Forse è difficile, specialmente in questo momento ed in questa confusione, ma mai come ora è il caso di crederci: prima o poi le cose cambieranno. Vincerà il rugby.