Il campionato per club del Sud, il Super Rugby, sta affrontando la sua grande crisi e non è solo una questione di soldi. E in Europa invece come va?

I neozelandesi si stanno divertendo tantissimo con il loro campionato tutto interno che si sono costruiti e che mandano in diretta in tutto il mondo nelle mattine/sere (dipende dal fuso orario) del fine settimana: Aotearoa. Gli australiani si divertono forse meno, la loro federazione è in potente crisi economica, hanno però anche loro in questi giorni dato il via al loro campionato tutto interno che fa giocare le loro franchigie del Super Rugby.

I giapponesi, si sa, si sono già ritirati dal Super Rugby, cosa programmata prima della emergenza sanitaria, e sono alle prese con il loro campionato per club. Gli argentini hanno di fatto smobilitato i Jaguares, non si sa bene cosa faranno nel futuro ma, visto che dal Coach fino ai migliori talenti si sono già accasati in Europa, non si sa se potranno rientrare in un eventuale futuro Super Rugby, rischiano di restare laggiù da soli in fondo al mondo.

I sudafricani hanno già deliberato un campionato interno nuovo, il Pro14 costa davvero caro e sono tempi di economie. Del resto una delle loro franchigie (Southern Kings) è KO, è stata ripresa dalla Federazione ma pochi scommettono sul suo reale futuro.

E qui bisogna però distinguere, per quanto riguarda “il sud” del mondo del rugby, fra quanto queste manovre siano frutto di una crisi e quanto invece sia una fortissima capacità innovativa che si scontra spesso con il consueto immobilismo tradizionalista del rugby europeo. Il mondo è spaccato in due e la elezione recente di World Rugby lo ha dimostrato.

Il Super Rugby sembra frammentato ma in verità i suoi componenti hanno capito che esiste un problema di identità. Raffazzonare partite in gironi improbabili che combattono prima di tutto con i fusi orari ed i doppi scali dei voli aerei non è una soluzione che paga davvero. Lo stanno vedendo soprattutto i neozelandesi che stanno studiano formule alternative.

Si legge infatti sulla stampa britannica che i Kiwi hanno commissionato uno studio per capire quale sia il miglior Super Rugby per loro. E’ risultato che le loro cinque franchigie, più un paio di quelle australiane e un’altra delle isole (Fiji, Samoa) sarebbe una gran cosa. Secondo quello studio della Federazione All Blacks i neozelandesi per essere al top non hanno bisogno di volare in Sudafrica o in Argentina, Stati Uniti o Giappone. è ugualmente appassionante quanto sopra descritto che è anche più facile da gestire come trasporti,  ha meno costi ed è comunque spendibile a livello “media” in tutto il mondo. Aotearoa lo dimostra e l”identità sarebbe quella “pacifica”.

Insomma laggiù stanno pensando a formule nuove, non danno per scontato che tutto debba rimanere come è adesso. Come invece è in Europa.

Nel nostro continente Francia ed Inghilterra si sono messe d’accordo per imbalsamare l’esistente e venderne cospicue quote al fondo di investimento CVC. Andava tutto bene ma, è arrivato il “ma”.

CVC ha infatti richiesto di introdurre nel contratto per l’acquisto di quote del Sei Nazioni una clausola che salvaguardi il suo investimento in caso di interruzione forzata del campionato (tipica clausola anti-covid) dimostrando di non essere così sprovveduto e di voler salvaguardare il proprio investimento da qualsiasi “modifica” al format si dovesse manifestare. Insomma se CVC interviene per una ipotetica emergenza sanitaria potrebbe poi farlo per qualsiasi altra modifica all’attuale assetto del Sei Nazioni, o del Pro14, dove il fondo si è inserito, o nella inglese Premiership, dove già risiede da un po’.

Non si muoverà foglia che CVC non voglia o, come ama ripetere quel personaggio di Bassano adottivo padovano:” Articolo quinto: chi ga i schei ga vinto“.

Grande fermento nel sud del mondo, innovazione e apertura al nuovo. Immobilismo sulle formule e sui programmi, chiusura ma tanti soldi nella nostra Europa. Se fossimo davanti ad uno studio di pianificazione strategica, con i tempi che corrono non avremmo dubbi su chi ha ragione. 

E l’Italia, che strategia ha il nostro paese ovale in tutto questo? Proni al Sei Nazioni e schiavi delle decisioni del Pro14? Non c’è altro? Questo ci piacerebbe sentire dai candidati alle elezioni federali FIR. (Oppure chissà spunterà dal suo sonno silente il valente e fedele Rinaldo e ci dirà quello che sapevamo già).

One Comment to: IL SUD DEL MONDO CORRE E PROVA FORMULE INNOVATIVE, L’EUROPA CONTA I SOLDI. E L’ITALIA?

  1. Geo

    luglio 20th, 2020

    Ecco in questi mesi di fermo si è persa l’opportunità, da parte di chi vorrebbe contendere la presidenza, di esporre i propri programmi. La cosa mi fa pensare che programmi e idee siano totalmente assenti e che in assenza di sconfitte di Italia e franchigie si abbia nulla su cui fare leva. Tristezza.