Montanna Ioane detto Monty, classe ’94, australiano lato Queensland ma di origine samoane, in forza alla Benetton dal 2017, ha giocato in Nuova Zelanda ed in Francia prima di arrivare qui a correre da ala in Pro14 per Treviso. Prestazioni in campo generalmente strepitose, esplosivo e preciso, una vera furia della natura. In sintesi: fortissimo.

Monty è nella lista dei convocati con ruolo di “invitato” da Franco Smith nel raduno della Nazionale che si svolge a Parma fra il 6 ed il 9 di questo nostro caldo luglio. L’australiano infatti entro breve potrà essere “eleggibile”, potrà insomma vestire la maglia azzurra. Chissà forse già nelle prossime edizioni autunnali, se e come ci saranno, il nostro australiano-samoano di provenienza neozelandese pre-transalpina potrà rappresentare il nostro rugby.

Ioane fa onore a Treviso ed alla copiosa ed oculata importazione di stranieri fatta dal club biancoverde che conta ancora fra i convocati ufficiali di Smith, nonostante l’ultima grande sforbiciata, anche Steyn e Hayward, oltre all’ultimo arrivo in maglia Benetton di Callum Edward Braley. L’inglese di caps azzurri ne ha già otto, ora farà il mediano di mischia anche in Pro14 e quindi l’azzurro diventa più “facile”.

Sul web si sono già scatenati i tripudi ed i festeggiamenti per Monty, avere uno davvero forte come Ioane in azzurro è una cosa che piace a molti. Sono gli stessi tripudi che seguono con altrettanta millimetrica precisione i giovani convocati della nostra Nazionale Under20. Le due cose sembrano in effetti contrastanti. In alternativa vale tutto.

Si sa che ci sono le regole che lo permettono, c’è l’eleggibilità, la programmazione degli stranieri che copre i nostri tantissimi buchi di formazione, poi c’è la Benetton che è stracarica di stranieri davvero forti, ma in questa cosa qui non ci si ritrova. E non è la questione che, con più di metà stranieri in campo, sono comunque cinque anni che non si vince una partita del Sei Nazioni. Non è questo, questo non c’entra. Sarebbe troppo facile.

La questione è che rappresentare il rugby di qualcuno non può essere una cosa da regolamento. La questione è che programmare ingressi di talenti stranieri per portarli da eleggibili in Nazionale non è una cosa da festeggiare perchè rappresenta, una volta che questi vanno in campo, un fallimento. Il fallimento della nostra “produzione” interna di talenti, non c’è niente da festeggiare per l’esclusione dalla maglia azzurra di molti ragazzi di formazione italiana che giocano nello stesso ruolo dell’eleggibile.

E’ vero Monty Ioane è davvero in gamba, anzi è fortissimo, ma perchè in Azzurro? E’ ingiusto prendersela con lui per una questione come quella descritta qui sopra? E’ vero, avete ragione, è ingiusto. Lasciamolo stare. Ma allora da chi e quando cominciamo?

3 Comments to: IOANE ELEGGIBILE? BENISSIMO MA NON C’E’ NIENTE DA FESTEGGIARE

  1. Jiambo

    luglio 8th, 2020

    Ad eccezione dell’Argentina, tutte le Tier 1 importano stranieri con lo scopo di portarli in nazionale se sanno fare la differenza. Ioane la differenza la fa, quindi si convoca. Queste questioni etiche hanno poco senso quando la Francia per anni ha avuto un triangolo allargato composto solo da isolani, o l’Inghilterra ha importato e nazionalizzato un’intera famiglia (quella dei Tuilagi).

    • Geo

      luglio 9th, 2020

      Ciao. Verissimo quello che dici. Il problema è che i “loro” stranieri sono inseriti in una struttura fortemente “nazionale”. La nostra nazionale è invece fortemente straniera con tutto quello che ne consegue anche in fatto di attaccamento alla maglia.

  2. Tomas de Torquemada

    luglio 15th, 2020

    Dopo 25 sconfitte di fila (dove ognuno di noi a bestemmiato nel vedere l’improponibile) e con la IMpopolarità del rugby che ha toccato quote negative che neanche quando faceva le cronache in “bianco e nero” il Grande Paolo Rosi eravamo arrivate (unico modo per leggere di palla ovale è questa dei blog, in alternativa nessuno scrive di palla ovale. Nessuno!). Vorrei anche io, sono con il cuore con Stefano Franceschi ma ora non è il momento per fare del sofismo e non metto il piede nella tagliola del purismo. Per vincere in Azzurro porto ad essere eleggibili tutti i belzebù dell’inferno che siano inseriti o no in una struttura fortemente “nazionale.