Ornella Vanoni nella celebre interpretazione di “Eri piccolo”, il piccolo è il famoso ballerino Don Lurio. (1972)

L’idea è quella di uno sport piccolo. Spieghiamoci meglio. Capita che World Rugby da tempo cerchi senza un vero successo una riformulazione del calendario globale (di tutto il mondo) . Il fatto si siano appena svolte le elezioni e l’inglese Beaumount sia stato rieletto non significa che dietro ci fosse un accordo su questa importante dimensione.

L’unico accordo c’è fra Inghilterra e Francia, che rappresentano Presidente e vice-presidente dell’organizzazione mondiale, le due Nation hanno presentato una proposta unica.

Non c’è accordo su un calendario che deve mettere insieme: nazionali e Test Match autunnali ed estivi, Tier1 del nord e del sud del mondo, campionati per club di entrambi gli emisferi, campionati continentali del nord e tour dei Lions. Urca quanta roba e chissà cosa ci si è dimenticati di elencare.

Più che di calendario si tratta di una enorme cucina di interessi economici (super-legittimi visto che siamo nel mondo prof) che devono allacciarsi l’uno all’altro. L’Europa del Sei Nazioni (non illudiamoci noi ne facciamo parte ma non ci considera nessuno) difende la sua posizione di vantaggio in termini finanziari e quelli del Sud tentano di grattare via qualcosa. Questo è lo scenario, la propagazione del rugby sul pianeta è l’ultimo dei pensieri.

Però questo va bene fino a che rimane uno sport piccolo appunto. Fino a che nessuno cresce e pretende una fetta di torta, World Rugby potrà controllare l’intero sistema senza dover fare a metà con nessuno.

Un esempio, solo per capirsi. Non c’è e non è nelle viste una forte Rugby Europe in grado di gestire budget economici “veri”; è il gotha del Sei Nazioni che si guarda bene dall’includere quella organizzazione ufficiale nel sistema per non perdere soldi e potere. E questo va bene a World Rugby che così mantiene calmierato il numero di attori.

Insomma questa grande cucina del rugby produce fatturato ma non crescita. Questo accade perchè nulla tracima fuori dal sistema attuale e questa è proprio la cosa che l’altro candidato alla Presidenza di World Rugby, lo sconfitto Augustin Pichot, contestava a quello che poi è stato il vincitore.

In tutto questo meccanismo di “calendario” virtuoso e soprattutto “ricco” ogni “tot” di anni entra qualcuno. All’inizio degli anni duemila toccò all’Italia, presto toccherà al Giappone, che è già due spanne sopra l’Italia ma ad oggi non fa ancora parte del Tier1.

Insomma World Rugby sta studiando un calendario davvero globale, ci sono dentro davvero tutti, quelli importanti, e soprattutto tutti i loro interessi. E’ palese che tutto questo funziona fino a che tutto rimane “piccolo”, circoscrivibile, allora è davvero gestibile. Ma facendo così il rugby si potrà mai davvero allargare a tutto il mondo?

Quando si leggono le varie proposte su quel calendario non si può fare a meno di pensare che qualcuno (forse) non vuole crescere. Semplicemente non ha alcun interesse che accada.