Per il nostro rugby uno scenario bruttissimo ma anche una proposta “forte”. Partiamo, purtroppo, dal primo (…portate pazienza, poi arriviamo alla seconda).

Il rugby italiano che fa le finte partenze, i club che annunciano chiusure e restringimenti, migliaia di famiglie che tolgono il rugby dalla loro agenda, i campionati che non possono ripartire e per i quali ancora nulla si sa, il collasso economico del nostro sport che è ora visibile.

Ma c’è ancora una cosa che andrebbe messa nel conto: il danno di immagine incalcolabile che il nostro rugby ha avuto nel nostro paese, perchè il rugby ora è  “sport di contagio”, marchio che gli rimarrà anche quando questo contagio sarà finito. Perchè sono i contagi che non finiscono mai.

Davanti a tutto, che basterebbe per aver cose di cui occuparsi giorno e notte, lo spettacolo non decoroso del Presidente Federale Alfredo Gavazzi che distribuisce nomine a lungo termine, che offende pubblicamente tutti i rugbisti italiani, lui che ne sarebbe il Presidente, dando pubblicamente loro degli ignorati e, per farlo, identifica la “non conoscenza” nell’appartenenza al rugby di base.

Intanto i suoi dirigenti federali scrivono regole nuove per limitare autonomia dei territori e/o caricano sacchi di autoreferenzialità via webinar.

Da Treviso invece scrivono cose e mandano messaggi come se fossero su un’altro pianeta, ma di cosa parlano questi? Forse già a Villorba non li capiscono più.

Non migliore spettacolo viene dalla “opposizione” al Presidente Federale. Quelli in Consiglio Federale, ammalati di politichese, che si pentono di averlo appoggiato durante questi mesi di “emergenza”, difficile capirli ma ci mancherà un pezzo. Tace il loro candidato alla Presidenza Giovanni Poggiali, sulla cui reale esistenza si cominciano a sollevare dubbi. Parla sempre con la stessa lingua di fuoco Marzio Innocenti. Inconciliabili.

Tacciono invece i pavidi di sempre, pronti ad approfittare delle loro rendite di posizione clientelari. Ci sono poi quelli che andarono a far proclami sul Corriere della Sera: dove sono adesso?

Da queste parti ci si guarda anche dentro, le colonne di questo spazio web trasudano di appelli, di ragionamenti forti a volte un po’ disperati, tante cose negative, tanti attacchi e ritirate, si concede spazio e si ruba, sembra di essere in guerra. Che bruttezza anche da queste parti, essere specchio sincero della dirigenza del movimento non fa bene. Chi legge questo spazio web porti pazienza, il sole splendente e chiaro non è di casa nei nostri ambienti in questo momento, come può esserlo qui?

Se volete un quadro migliore della dirigenza del nostro rugby fatevelo scrivere da qualche imburrato in cerca di marchette, da queste parti si guarda lo scenario reale: è desolante.

Serve un gesto distensivo. Serve qualcuno che faccia il primo passo perchè siamo tutti brutti, senza esclusione di volti, senza esclusione di colpi. E’ il tempo di provare a fare un gesto verso la bellezza.

Una proposta ve la si fa da qui: avete imparato ad usare il web e le videoconferenze ed allora ritroviamoci lì. Tutti quelli di di cui sopra, insieme ad altri, niente tecnici, solo dirigenti, si ritrovino così, alla luce del sole. Giusto sessanta minuti,  il tempo per prendere atto che il movimento adesso ha bisogno di altro, per recuperare al nostro rugby un po’ di bellezza. Per cercare una sintesi più serena, un modello di comportamento.

Ritrovarsi lì sessanta minuti, perchè il prossimo Presidente Federale (le elezioni ci saranno e forse questa primavera ) non sia seduto su un cumolo di macerie, perchè il rugby è uno e non è proprietà di nessuno, perchè i club vogliono sentire progetti e non solo liti. Ma anche per giocare lo spazio immenso di una cosa che si chiama “libertà”, una cosa che, se usata bene, fa prodigi.

Ecco la proposta:  un punto di incontro per rompere tutto il peggio di cui possiamo e pensare, bene, solo al rugby. Si troveranno persone che costruiscano una sintesi precedente all’incontro in modo da arrivarci con un documento reale.

Una Top Meeting Room on line del nostro rugby di sessanta minuti in cui stabilire un punto di contatto ed un paio di regole condivise che accompagnino il rugby dei prossimi mesi vitali. Fino alle elezioni.

Qui si è pronti ad organizzare questa Top Meeting Room. Chi sa fare questo per il rugby italiano?