Sono venti milioni di euro, potrebbero presto arrivare nelle casse della nostra Federazione. Sono tanti soldi, sono venti milioni di euro, possono cambiare tutto il nostro mondo ovale, potrebbero essere la fortuna più bella ma anche la più grande disgrazia per il nostro rugby.

Sono i soldoni che arriveranno alla FIR in quanto inserita come socio paritario nel Pro14, sono venti milioni su centoquaranta ovvero la quota spettante alla FIR sul totale che il fondo di investimento CVC verserà al Pro14 in cambio del 28% della sua proprietà.

Come si fa a vedere una disgrazia in una somma del genere? Basta spenderli male, purtroppo non si vede all’orizzonte un indizio che dica non possa essere così. E’ solo un timore? Allora questa paura è meglio scriverla, stapperemo la bottiglia giusta appena ci dimostreranno che è infondata.

C’è una pesante crisi del nostro sport a livello mondiale e nazionale, ci basta la seconda che sta saccheggiando le risorse di tutto il nostro rugby di base. Prima dell’emergenza sanitaria questo gruzzolo (un altro potrebbe arrivare dalla vendita di quote del Sei Nazioni) era molto ambito per costruire progetti e piani di sviluppo di ampio respiro, oggi lo scenario è completamente mutato e le esigenza sono soprattutto di sopravvivenza.

In tutto il mondo si “usa” questa crisi per puntare al grande cambiamento, qui in Italia questa somma potrebbe evitare che ci sia qualsiasi cambiamento. Questa è la più grande disgrazia: essere uguali a prima in un mondo che invece cambia tutto.

Non si discute nemmeno sul fatto, vero, che questa somma è in buona parte un anticipo di somme che non incasseremo in futuro, quando uno acquista una quota societaria paga un pezzo di passato e si prende un pezzo di futuro, oggi non è quello il punto. Il punto è che questa grande somma possa servire per provare a tenere tutto come prima quando “come prima” non è.

Già si sentono i “rumors” dei fedelissimi che dicono che è una somma che viene dall’Alto livello e deve andare investita nell’Alto livello. Si dai: salviamo il buco economico delle Zebre che così abbiamo risolto il problema, poi aumentiamo il budget delle Accademie, rimpolpiamo ancora la Nazionale, aumentiamo lo stanziamento per le franchigie. Vi piace come progetto? Esagerato? Dimostratelo.

Perchè i bisogni primari del rugby italiano oggi sono assolutamente altri. Questa cifra da capogiro può aiutare a non vederli? Può impedire un cambiamento che era necessario prima e che oggi è indispensabile? Allora voi, che da lassù  con in mano lo scettro del potere del rugby in questo momento guardate queste domande, se davvero qui ci stiamo sbagliando date una risposta e diteci a gran voce un grande e convincente “no”.