Fino a che il distanziamento sociale non andrà sotto il centimetro il nostro sport non ricomincia. Mettetevela via. Perchè, come ha detto in una intervista il DG del Petrarca Vittorio Munari :” ...mi pare più facile che prima di noi riprenda il tennis…“.

La situazione sanitaria, come si è già scritto, ha esaltato nel mondo tutte le difficoltà di questo sport in cui giravano più ambizioni che soldi e troppi soldi erano promessi prima che incassati.

Il problema c’era già prima, il rugby inglese andava alla ricerca dei soldi del Fondo di investimento CVC per sopravvivere ai suoi stipendi da capogiro (non solo quelli dei giocatori ma anche e soprattutto di dirigenti ed allenatori), lo stesso faceva il Sei Nazioni, i club francesi vedevano il distanziamento dei budget in Top14 crescere a dismisura, il Super Rugby cercava nuovi sponsor.

La scorsa settimana il Financial Times si è occupato della Federazione australiana per raccontarci che ben prima del virus il suo Bilancio era un colabrodo e che gli spettatori dei match di Super Rugby erano poco più di 8.000 medi a partita, il 50% in meno in cinque anni. Per l’emergenza la federazione australiana avrebbe licenziato tre quarti dei suoi dipendenti e diminuito del 60% lo stipendio dei giocatori contrattualizzati a livello centrale.

Lo sappiamo tutti che nemmeno la nostra FIR sta bene, il suo Bilancio era KO ben prima del virus ed ora si viene a sapere che i finanziamenti di sostegno promessi alle Società sono garantiti per modo di dire, se mancheranno gli incassi dei test Match mancheranno anche quelli. Il Bilancio FIR è del resto già sottoposto a revisione mensile.

Insomma qualcuno aveva tirato la corda un po’ troppo ben prima e, nella stessa intervista di cui sopra (Il Gazzettino 9 aprile 2020) diceva bene Vittorio Munari:Il rugby professionistico o presunto tale è ancora giovane, esiste da 25 anni… sono stati fatti degli inevitabili errori di crescita e c’è da augurarsi che da questa tragedia che stiamo affrontando possa venir trovata la maniera di riequilibrare gli investimenti… Chiaro che in questo momento tutti hanno bisogno di sostegno economico; altrettanto chiaro che quando si potrà ripartire alcuni rapporti si dovranno modificare perchè ci saranno meno soldi“.

La Federazione sudafricana sta progettando un suo campionato tutto interno, non si è capito se servirà a ritirare le sue franchigie dal Pro14.  Addio sogni di gloria anche per quest’ultimo, con tutte le sue ambizioni stellari ed i match da giocare in giro per il mondo per darli in pasto agli sponsor, tanti sogni sono svaniti. Ad esempio il mercato americano, così lo ha chiamato a suo tempo il gran capo del Pro14, è “andato”: basti il segnale che la Federazione USA è già fallita.

Il quadro che ci si prospetta è quello di una grande potenziale ripartenza in cui anche l’Italia deve fare il suo passo indietro, non ci farà certo male, tanto meno ora che lo faranno tutti. Non si tratta di decrescere, si tratta di ammettere che quello che c’era prima era fasullo e ripartire. 

Avendo allora la mission di guardare la realtà con pragmatismo possiamo cercare l’ispirazione nelle parole di un manager, uno di quelli che lo sport  se lo mangiano sui contratti di sponsorizzazione.

Il suo nome evoca un attore comico ma lo Steve Martin da cui attingiamo oggi è invece l’Amministratore Delegato di M&C Saatchi Sport & Entertainment che al Financial Time sul rugby union mondiale ha detto:” L’intera immagine intorno al rugby union è seria e con molte lotte intestine. Devono ricordarsi dei tifosi, lasciarsi andare e ricordare che si tratta di intrattenimento“.

E ce lo doveva dire Steve Martin.