L’emergenza rugby che si sta palesando a fronte di questo stop sanitario nazionale non rappresenta solo una questione economica, lo si è già scritto qui e lo si è visto scritto da molte altre parti. E’ in gioco niente meno che la sana sopravvivenza del nostro sport.

La situazione in cui versava il nostro rugby prima di questa emergenza sanitaria è nota e non dipende dai punti di vista. Dati oggettivi raccontano di un “domestic” in palese profonda difficoltà tecnica ed economica schiacciato da un piccolo e ricco mondo “prof” di fatto a secco di risultati e con una assoluta necessità di rifondazione. Tutto questo non scompare con un cartello “andrà tutto bene“.

E’ per questo che si può affermare oggi il nostro rugby abbia una somma complessiva di problemi che rendono necessario un importante cambiamento di visione ed anche operativo, una modifica ben più profonda di quella che tenta di presentare il vago comunicato stampa che la FIR ha emesso dopo il Consiglio Federale dello scorso venerdi.

Il tema di quel Consiglio era proprio la la ripartenza del nostro rugby ed il progetto di sostegno della FIR ed massimo organo FIR avrebbe deciso di attuare un “percorso di revisione strategica complessiva” (se le parole hanno un senso questo sarebbe molto bello) e poi indica come obiettivi il “sostenere la promozione e il valore sociale del rugby” quindi di “supportare la formazione dei Club e le capacità di azione del rugby nelle comunità” ed in fine diriqualificare il valore dello sport amatoriale domestico, rinforzando al contempo con decisione le capacità competitive dell’alto livello italiano“.

Quanto sopra però è talmente indefinito e macchiavellico che alla fine ha un significato vicino a zero, vuol dire tutto e niente, nessuna decisione è stata davvero presa. Pare più un gioco politico di posizione. 

Esiste il timore che la dirigenza massima  del rugby, complice anche la possibilità che le elezioni federali non si svolgano e questo Consiglio Federale non cambi per un altro anno e mezzo, stia ragionando con il bilancino della politica invece che con i tempi del “bisogno”. 

Perchè nessuna emergenza e posticipo elettorale può cancellare il fatto che fino a ieri questo Consiglio Federale, e questa Presidenza in particolare, erano considerati da tantissimi inadatti a qualsiasi forma di cambiamento e ristrutturazione del nostro rugby. Oggi improvvisamente è tutto buono e vale tutto? Oggi sono capaci? 

Da molti mesi si sormontano posizioni interne alla Federazione con  visioni diverse sul futuro: abbiamo tre candidati alla Presidenza ufficiali e due attesi,  una spaccatura verticale nel Consiglio Federale anche fra gli attori di maggioranza, dirigenti e candidati che girano i club per spiegare visioni diverse per rifondare il nostro rugby.

Ma ecco la nuova proposta che si sente in giro: un gesto di grande responsabilità che metta tutti insieme per ristrutturare il rugby. Persone che rappresentano visioni legittimamente diverse l’una dall’altra che improvvisamente realizzano uno schema complessivo tutte insieme, ogni differenza di idee e progetti che prima c’era fra loro viene cancellata. Come? Mah. Più che “responsabilità” si avrebbe ragione a gridare al miracolo.

Da questo spazio web invece vi si propone un altro gesto di grande responsabilità: un Presidente ed un Consiglio Federale che si dimettono per mettere tutto questo grandissimo progetto di ricostruzione in mano ad un nuovo Consiglio Federale e ad un nuovo (o rieletto) Presidente  magari scelto dalle Società.

 “Le idee camminano con le gambe degli uomini” diceva Pietro Nenni ma speriamo che corrano veloci perchè il rugby ha problemi che non concedono chissà quanto tempo.