La decisione della FIR di dare lo stop ai campionati, di bloccare retrocessioni e promozioni, di non assegnare i titoli di categoria, ha trovato il mondo ovale pressochè integralmente d’accordo.

Detto questo, posto la chiusura dei campionati e tutto quello che consegue tutto il mondo del rugby è dovuto passare alla fase successiva: guardare alla durissima crisi che si avvicina e che pesantemente toccherà, ma potrebbe anche travolgere, il nostro rugby.

La stessa FIR, consapevole dello tsunami in arrivo, nell’annunciare la decisione di cui sopra ha tenuto a precisare che “saranno varate misure di sostegno straordinarie…” pur rispettando “‘l’esigenza del mantenimento di una sostenibilità complessiva del bilancio federale“.

Quest’ultima frase è il tarlo che ci gira in testa e che vogliamo affrontare oggi.

Perchè il Bilancio Federale sta in piedi con stampelle e accrocchi, è fatto di consuntivi realizzati prima dei preventivi ed approvazioni che vanno al di là degli anni, blindature ed escamotage. Tutte cose legittime, non fosse altro perchè le timbra e le firma il CONI, ma quanto sopra esiste ed accade perchè la FIR  allo stato attuale non è certo messa bene a disponibilità finanziarie.

Quale “misure straordinarie” può mettere in campo chi non ha disponibilità senza minare la “sostenibilità complessiva del Bilancio”? Risposta ovvia.

Quindi per fare quanto sopra mantenendo la sostenibilità bisogna togliere risorse ad alcune voci di Bilancio e destinarle alle “misure straordinarie”. Quali voci vanno tagliate?

Alcune componenti della Federazione hanno già messo giù delle proposte e nei prossimi giorni le vedremo bene ed insieme ma prima ci tocca ricordare a tutti che “tagliare voci” per “attuare misure straordinarie” sottende una strategia generale di progetto ovvero sapere cosa si vuole dal rugby di domani. Questa Federazione che progetto ha avuto fino ad oggi?

La FIR in tutti questi ultimi anni, ha privilegiato esclusivamente la piccola e dorata nicchia del rugby di vertice (Nazionale e Pro14 e quanto a loro collegato) lasciando di fatto allo sbando tutto il resto del movimento, Quindi ora per sostenere quest’ultimo allora dovrebbe togliere risorse agli altri. Quest’ultima cosa pare ovvia a tutti ma in FIR non lo è stata per anni e da queste parti si teme che, se le voci dai territori non si alzeranno forti e chiare, quello che arriverà al rugby dei territori e dei club saranno palliativi, piccoli contributi mascherati, magari a macchia di leopardo.

Se la FIR proseguisse il lavoro degli ultimi otto anni allora le “misure straordinarie” sarebbero per le franchigie di Pro14, per accademie e centri di formazione, per la struttura federale centrale (densa di consulenti), per alcuni “progetti federali locali” e magari qualcosina al Top12.

Solo se invece la FIR smentisse tutto il suo lavoro degli ultimi anni allora la visione e quindi le “misure straordinarie” sarebbero sul rugby e su tutto il movimento italiano.

Certo dalla FIR noi oggi siamo certi di volerci aspettare il meglio ma, per essere sicuri vada tutto così e non avendo tempo per errori e sviste che potrebbero essere fatali, carissimi club di tutta Italia forse adesso è meglio alziate la voce, anche solo un po’. Tutti insieme.