La FIR ha sospeso e concluso tutti i campionati. Dal Top12 in giù non si assegnano titoli, non ci sono retrocessioni e promozioni. La stagione 2019/2020 del nostro rugby finisce qui. 

Non poter discutere di Top12, non leggere del suo vincitore, della finale, del fondo classifica che ogni anno riserva match da film “pulp”, è una cosa molto dolorosa per questo spazio web che in quel campionato e nei suoi protagonisti ha una ragione propria di esistenza.

Ma non poteva essere diversamente. Non esisteva la possibilità, neanche nella prospettiva più rosea, rispetto alla situazione sanitaria che stiamo vivendo, che si fosse potuto assicurare l’assegnazione di un titolo o di promozioni e retrocessioni realmente ispirate a palesi fattori di equilibrio sportivo e competitivo.

I vincitori non avrebbero potuto sventolare davvero la loro bandiera ed i vinti avrebbero avuto troppe recriminazioni per una volta davvero inappuntabili. Questo non sarebbe stato “sport” ma soprattutto non è rugby.

La questione è chiusa così, ma abbiamo chiuso solo il capitolo minore. Il peggio dobbiamo ancora affrontarlo.

Investimenti non corrisposti, situazione economiche sospese e poi cancellate senza “soddisfazione”, attività sportiva interrotta e costretta ad “inattività”. Questo è il quadro reale ad oggi, una situazione pesantissima che ci racconta come questa emergenza può spazzare via interi pezzi del nostro mondo.

Dalle Società che potrebbero non trovare la forza di riaprire, o dovrebbero farlo a regime decisamente ridotto rispetto a prima, ad intere schiere di ragazzi che potrebbero non riprensentarsi ai cancelli, e con loro allenatori, dirigenti e sponsor, strutture pubbliche e private. Ma soprattutto i primi, perchè sono i ragazzi il polmone che ci permette di respirare. Il rugby nasce da loro e li accompagna alla maturità, parte da loro per creare la comunità che rende poi possibile al rugby di esistere anche domani.

La possibilità che tutto il nostro movimento sia costretto da questa emergenza a fare un passo indietro è fin troppo realistica, “quanto” sia lungo questo passo è la sfida da raccogliere subito. 

L’interruzione e la chiusura dei campionati è una delusione sportiva ma il movimento ben presto si accorgerà che il pericolo è più grosso è ben altro e che non poter sventolare il vessillo della propria vittoria 2019/2020 è oggi cosa di poco conto.

Quest’anno non ha vinto nessuno? Non è vero, perchè se a settembre saremo tutti, ma proprio tutti, ancora in campo vuol dire che avremo vinto davvero e tutti insieme.

Forza rugby.

One Comment to: NON E’ VERO CHE NON VINCE NESSUNO

  1. Francesco Ricci

    marzo 28th, 2020

    L’unica cosa che conta e uscirne sani, per tutto il resto da sani si potrà rimediare. Un saluto e tanta tanta prudenza!!!