C’è un dibattito aperto nel rugby italiano, una questione che è figlia di questo tempo di rugby (giustamente) sospeso. Come si ripartirà domani ma soprattutto cosa bisogna già fare già oggi per ripartire domani?.

L’atteggiamento della nostra Federazione e del Presidente Federale è stato fin qui di gran esempio per tutto il mondo dello sport con l’adesione del rugby italiano alla priorità dell’integrità della persona prima di ogni altro aspetto. Ottimo davvero.

Dal Top12 in giù è tutto “sospeso” e sono diverse le voci che chiedono venga data una forma definitiva a questa sospensione.

Il 19 marzo con una lettera molto positiva ed in spirito di aperta collaborazione inviata al Presidente Alfredo Gavazzi il Presidente del Comitato FIR del Veneto Marzio Innocenti ha chiesto ufficialmente a nome delle Società del Veneto alla Federazione di “sospendere i campionati per questa stagione“. La proposta chiude di fatto la stagione, risolve i problemi di Società, giocatori, tecnici e dirigenti ma non dice cosa accade dopo la sospensione.

Se si parla del solo Top12 il Presidente del San Donà Alberto Marusso ha proposto un “congelamento del campionato“, secondo lui le posizioni acquisite alla sua interruzione sono quelle valide tranne per la retrocessione per la quale lui vede l’anno prossimo un campionato a 14 squadre con 4 retrocessioni.

Antonio Raimondi, una delle voci di DMAX, ha scritto a chiare lettere sui Social:”Stagione finita, cancellata. Nessun scudetto assegnato, campionati dal Top 12 alla Serie C senza classifica, così come per tutta l’attività giovanile….Non vuol dire rinunciare, al contrario è il modo migliore per pensare al futuro… Iniziare a pianificare e destinare risorse per la ripartenza del nostro rugby. È la cosa più seria da fare…“. Già leggendo questa posizione si vede che la priorità cambia. Cosa molto interessante.

Diversa la posizione che Gianni Amore ha voluto raccontarci via Social:” La mia proposta è di fotografare l’attuale situazione e riprendere l’attività quando le autorità ci diranno che sarà possibile ricominciare senza alcun rischio…” Secondo Amore la stagione attuale dovrebbe naturalmente continuare alla ripartenza delle attività, una posizione che guarda alla continuità sfalsando la datazione.

Ci sarebbero molte altre voci ma quelle rappresentate fin qui possono abbastanza comprenderle, qui si parla sostanzialmente di “chiusura del rugby” ma il Presidente Federale il 19 marzo in una intervista al Giornale di Brescia descriveva invece le modalità possibili per concludere tutti i campionati dicendo che:”Il mio obiettivo è portare a termine il campionato...”.

Volendo dare un contributo al movimento anche “il Nero Il Rugby” si è sentito di fare una proposta ma subito è nata una domanda: ma il primo problema sono davvero i campionati?

Certe decisioni non vanno prese in funzione degli eventi ma con uno sguardo prospettico e strategico sugli eventi. Cosa sta davvero accadendo ora al tessuto sociale del rugby? Cosa bisognerà davvero fare domani perchè il rugby viva?

E’ vero che ci sono fattori economici che vanno gestiti, poi quelli internazionali ma ci sono anche i club e soprattutto tutti i loro ragazzi, fino ai bambini del minirugby. Il rugby sono prima di tutto loro. E’ questa una posizione “buonista”? Mai stata invece così realista  perchè siamo in una emergenza sociale, ci vogliamo dimenticare la funzione sociale dello sport?

Da queste parti si ha il massimo rispetto per coloro che nel nostro sport investono anche economicamente ma non è la ripesa del Top12 il vero problema. In questo momento in pericolo non c’è solo la struttura di un campionato maggiore  ma è davvero in grande pericolo tutta la funzione sociale dello sport ed anche del nostro rugby. Specialmente se questo non risponde al vero motivo per cui esiste.

Per questo “ripartire” per il rugby italiano deve significare dare la massima attenzione alla “base” del movimento ovvero ai giovani ed ai ragazzi, lo sport è una leva per risintonizzarci con il futuro, il rugby non può abdicare a questa funzione sociale. Soprattutto deve farlo perseguendo il fatto che nessuno resti indietro

Questa è la posizione e la proposta de “Il Nero Il Rugby” a tutta la dirigenza del rugby.

Ci sarà un giorno in cui ci sarà detto che il nostro rugby potrà ricominciare, che ci saranno tutte le condizioni di sicurezza per farlo, non importa quando ed in quale stagione sarà quel giorno, l’importante è che il giorno dopo, tutti i nostri ragazzi, dalle Under6 fino alla massima categoria siano in campo. Prepariamoci al grande rientro tutti insieme e tutti, ma veramente tutti. Saranno semplici tornei o amichevoli, raggruppamenti territoriali o spezzoni di campionato, oppure “sfide” concordate fra Società, deve essere una grande festa di rugby all’insegna del “nessuno resti indietro“.

E’ questo che deve essere precedentemente pianificato e gestito. Su questo il rugby italiano deve programmare ed investire adesso. Il rugby deve così prima di tutto assolvere al suo compito come “sport”,  per i giovani, per le Famiglie, e partire da qui per “risorgere” da tutti i punti di vista.

Discuteremo ancora qualche giorno di Top12 o altre categorie e del loro futuro competitivo ma qualsiasi piano federale per la ripartenza del rugby dovrebbe cominciare la sua analisi, con tutto il rispetto, non dal Top12 (o dal Pro14) ma dalle nostre Under6 per poi salire  senza dimenticare nessuno.

Ricordandoci così il vero motivo per cui la stragrande maggioranza di noi ama lo sport, ama questo sport.

One Comment to: IL RUGBY ITALIANO RIPARTIRA’. NESSUNO RESTI INDIETRO

  1. Francesco

    marzo 24th, 2020

    Sottoscrivo ogni singola parola. Appena ne avremo la possibilità dovremo riportare sui campi i nostri ragazzi, fare in modo che il più rapidamente possibile riprendano contatto con la vita, con i compagni di squadra, con il gioco e che quello che stiamo vivendo rimanga solo un ‘episodio’ nella loro memoria.