Romain Ntamack classe ’99, apertura, “figlio d’arte, gioca a Tolosa, la sua città ed è uno dei “super” della nuova Francia di Galthie- Edwards

La giornata delle sorprese o la giornata delle conferme? O entrambe le cose insieme?

La vittoria in Galles della Francia è stata sorprendente ma ha confermato che la Francia di Fabien Galthiè e Shaun Edwards è una seria pretendente a questo Sei Nazioni, un titolo che manca loro da 10 anni, anni nei quali non sono mai riusciti ad andare oltre al 4° posto e nei quali nel 2013 si sono aggiudicati un cucchiaio di legno. Tra l’altro con la sconfitta dell’Irlanda in Inghilterra, la Francia resta l’unica pretendente in corsa per il Grande Slam.

Se questo doveva essere una sorta di anno zero per i cugini d’oltralpe, in previsione della World Cup del 2023 che giocheranno in casa, direi che abbiamo già una seria candidata al titolo.

L’Inghilterra ha confermato di essere una potenza mondiale, annichilendo a sorpresa l’Irlanda che avrebbe potuto giocarsi a Parigi, nell’ultima giornata, titolo e Grande Slam contro la Francia.

Eddie Jones è stato molto criticato in settimana per le scelte di utilizzare giocatori fuori ruolo in diverse posizioni, tuttavia il risultato gli ha dato ampliamente ragione.

Scozia e Italia hanno confermato che sono le due squadre più deboli del lotto, dando vita ad una brutta partita, giocata male da entrambe, con errori grossolani soprattutto da parte degli scozzesi che hanno fatto si che il punteggio non diventasse ancora più mortificante per gli Azzurri di questo 0-17.

La sorpresa del match è stata, ahimè, lo zero nel tabellino dei nostri ragazzi, il secondo in queste prime 3 partite del torneo.  Una sorpresa perché dopo le 3 mete segnate alla Francia a Parigi era lecito aspettarsi di più.

Conferma e sorpresa anche nei breakdown in attacco, purtroppo in assoluto la lacuna più grande, più evidente e più penalizzante della nostra squadra, ne avevo parlato in modo approfondito dopo il Galles (clicca qui e leggi la prima puntata 2020 di Technical ) e sono quindi sorpreso dei tanti turnover concessi agli scozzesi che hanno fatto il bello e il cattivo tempo in ruck, rubando o come minimo ritardando tantissimi palloni portati dai nostri giocatori.

Sono sorpreso perché le cause sono sempre le stesse, errata posizione del corpo a contatto con avversario e terreno, cattiva presentazione della palla e ritardo del primo sostegno.

Nel grigiore generale è emersa la classe cristallina di Hamish Watson, a mio modo di vedere il miglior n.7 del mondo al momento, un openside flanker puro, che oltre a difendere magnificamente è anche bravissimo con la palla in mano.

Un giocatore, anzi un ruolo, quello di openside flanker, che manca nella rosa degli azzurri e la domanda che dobbiamo porci è la seguente: possiamo permetterci di restare senza?

Al momento le nostre 3 terze linee titolari, Steyn, Negri e Polledri, sono molto simili tra di loro, mi hanno sempre insegnato però che l’aggettivo migliore da usare quando parli di questo reparto non è “simili”, ma “complementari”.

E tra i 3, serve un Watson, un Aldritt o uno Stander (che giocano 8 ma difendono come un 7), un Underhill, un Tipuric, un Hooper, un Cane, un Kolisi, vado avanti?

Siamo l’unica nazione del tier 1 senza un openside flanker di ruolo, un giocatore di rottura, che placca duro, recupera o ritarda l’uscita della palla, che risolvendo situazioni difficili e di estrema pressione fa respirare la difesa.

Mbandà forse è tra le terze linee nel giro azzurro con le doti difensive più spiccate, ma il Licata visto a Roma sabato direi che al momento è il miglior n.7 che abbiamo e, nonostante sia cresciuto come n.8, ha tutto il tempo e soprattutto i mezzi fisici, per diventare un openside flanker di livello mondiale. Serve solamente lavorare insieme a lui in modo specifico.

Quanto a questa Italia in generale, c’è poco da aggiungere ma val la pena ripetere che quello che stiamo vedendo non è un “nuovo ciclo” ma la solita minestra rimescolata negli anni dai soliti cuochi che utilizzano sempre gli stessi ingredienti, tranne uno (il Coach).

Il sapore è sempre cattivo, negli anni varia di pochissimo e l’ingrediente cambiato è sempre lo stesso, vuoi vedere che sono i cuochi a non sapere cucinare?

3 Comments to: TECHNICAL: LA FRANCIA SI CANDIDA AL TITOLO. L’ITALIA… E L’OPENSIDE FLANKER

  1. Luigi

    febbraio 26th, 2020

    “Sono sorpreso perché le cause sono sempre le stesse, errata posizione del corpo a contatto con avversario e terreno, cattiva presentazione della palla e ritardo del primo sostegno”.Ma non è l’ABC del rugby?Si sta parlando della nazionale Italiana,è inquietante leggere queste affermazioni.Inquietante ma assolutamente condivisibile,è tutto vero. “Quanto a questa Italia in generale, c’è poco da aggiungere ma val la pena ripetere che quello che stiamo vedendo non è un “nuovo ciclo” ma la solita minestra rimescolata negli anni dai soliti cuochi che utilizzano sempre gli stessi ingredienti, tranne uno (il Coach).Il sapore è sempre cattivo, negli anni varia di pochissimo e l’ingrediente cambiato è sempre lo stesso, vuoi vedere che sono i cuochi a non sapere cucinare?”.Non sarà che forse in cucina qualsiasi cuoco ci vada trova sempre e solo CUCCHIAI DI LEGNO ormai andati a male?

  2. vusbas

    febbraio 27th, 2020

    IL male oscuro, ma neanche tanto.
    L’analisi tecnica non fa una grinza ,nemmeno microscopica.
    ora ,essendo disarmante tale evidenza così ben descritta nell’articolo, una domanda si impone :
    questo gruppo ha limiti nell’ apprendere elementi tecnici ? ( non stiamo parlando dei fasci quantici di Tesla)
    oppure manca un qualcos’altro?
    personalmente propendo per la seconda opzione configurandola nella quasi totale assenza di ” propensione comunitaria” tra i giocatori che in una disciplina siffatta è praticamente tutto, la sua essenza.
    non mi hanno mai convinto e non mi convincono le dichiarazioni di rito recitate di volta in volta dai protagonisti ( siamo un bel gruppo…, stiamo lavorando sodo….., stiamo studiando ilnuovo piano di gioco..!!! .. per favore un minimo di decenza ) circa un presunto affiatamento, smentito però clamorosamente dai fatti.
    questo è sicuramente un’altro male profondo del Titanic ,neanche tanto oscuro viste le sopracitate evidenze, che non viene mai citato nè affrontato. perchè?

  3. Asgard

    marzo 1st, 2020

    Se gli ingredienti sono quelli che sono, potremmo prendere il miglior cuoco del mondo, oppure il mago Zurlì (Cit.), che la pietanza sarebbe sempre pessima…
    La disamina sulla nostra pochezza al breakdown mi suggerisce che senza tecnica, anche se hai il metro e la bilancia dalla tua parte, non vai da nessuna parte… chissà, magari con la messe di ragazzi scartati a 16 anni perché soltanto 1.75 (magari giusto una scusa per far entrare altri nel “percorso”) avremmo potuto mettere su una squadra “alla giapponese”…