La Lazio si era messa la maglia rosa che di solito le porta bene ma questa volta ha dovuto capitolare di fronte alla volontà risoluta dei Lyons che non ci stavano ad andare all’inferno direttamente da casa propria.

Molto più tecnica ed ariosa la squadra di Montella, più convincente nella struttura dell’attacco, molti passaggi anche corretti, movimento sufficientemente ampio che riesce spesso a compromettere la pesantezza degli avversari.

La partita si gioca alla fine su due pick and go sugli ultimi metri avversari negli ultimi venti minuti del secondo tempo, due fasi di gioco che sono lo specchio del match.

Quello della Lazio, ordinato, ben costruito, a più fasi, che finisce in meta e regala in vantaggio ai biancocelesti in rosa.

Quello dei Lyons, a tempo scaduto, meno pulito, meno incisivo, più di forza che non finisce in meta ma è vincente perchè un passaggio all’indietro concede all’ottimo Guillomot il drop decisivo.

Un ottimo specchio di tutto il match.

La Lazio paga l’indisciplina in alcune fasi della partita. I Lyons vincono con la forza della maglia ma, per dirla semplicemente, fanno tanta confusione nelle fasi aperte. Lazio inguaiatissima in fondo alla classifica.

Il Petrarca fa suo il Derby d’Italia per forza di volontà, ferrea e solidissima, testimoniata alla grande da una meta su un drive quando i Neri sono in tredici contro quindici, così si è detto tutto. Forza di volontà e recupero della concentrazione, due cose che i Neri avevano fallito in campo in troppe partite precedenti quando certi meccanismi avevano cominciano magari a scricchiolare.

Il Petrarca vince perchè la mischia tiene bene tutto il match sull’ordinata e fa anche più degli avversari nelle fasi di movimento, vince perchè la rimessa laterale non è a posto ma almeno non è per forza un vantaggio per gli altri, vince perchè in seconda e terza linea sanno vincere. Il Petrarca vince perchè in campo ci sono una somma di individualità di alto livello che decidono che possono e bisogna farlo; è lontano ancora da mostrare una sua dimensione di gioco ma a Marcato, poco incline ad assorbire le critiche, serviva questo. Lo ha avuto. Top in campo Michieletto, ed un gran Gerosa, Swanepoel fa la differenza ma anche Rizzo. De Masi scatenato.

Rovigo tutto a posto, nessuna recriminazione o gran difetto, la mischia pesa un po’ meno del solito sulla partita, tanti cambi in prima linea ma poco assetto ritrovato; i trequarti non trovano spazi, Antl non fa il miracolo anche se ci arriva sempre ad un passo, la difesa regge bene ma il Mennitti-Ippolito che esce per infortunio forse pesa troppo nell’economia della squadra.

Il team di Casellato ha mostrato troppa inesperienza in alcune fasi del match, alcune scelte, specialmente dietro la mischia, sono più frutto di accademia che di “aria di derby”; il Coach forse ha peccato un attimo di supponenza pensando che potesse fare tutto Bacchetti? La battuta ci sta ma questo Rovigo non è primo in classifica per caso, il gioco è solido però questo era un derby anzi era “il Derby”. Tutto cambia. Da segnalare un Odiete che fa gli straordinari ed un Vian che dimostra tutto il suo gran valore.

Il Derby d’Italia va al Petrarca in un gran bel match, difficile da dimenticare. Il rugby italiano si guardi anche questa partita per capire cosa potrebbe essere se….

Vince il Valorugby il big match, vince perchè ne ha di più, perchè fa meno falli, perchè è smaccatamente più velcoe, perchè sceglie i tempi giusti, perchè la mischia è forte, perchè Farolini fa 6/6 al piede. Perchè gioca per ottanta minuti senza cali evidenti, perchè sorprende sempre le guardie degli avversari e potremmo andare avanti perchè non è stata una partita equilibrata come direbbe il risultato: hanno davvero vinto quelli di Reggio Emilia.

Perciò da queste parti da’ un gran fastidio il tam tam di parte Calvisano che, sia nelle dichiarazioni del Coach Brunello, nei comunicati stampa della Società, sui Social, parla di “stanchezza” del Calvisano.

Quale stanchezza? I gialloneri hanno giocato le stesse partite di Top12 degli altri….. ah già, ci si riferisce alla partecipazione alla Challenge Cup? 

In effetti i gialloneri si sono giocati le sei partite di Challenge Cup, le hanno perse tutte subendo 289 punti e facendone 68. Una vera stanchezza anche in termini di risultato , tutto vero ma…. non erano preparati a questo?

La scorsa stagione  durante la competizione continentale del Continental Shield, che avrebbe assegnato al primo classificato la partecipazione alla Challenge Cup di quest’anno, si è parlato spesso di mandare in quella coppa semmai una franchigia nazionale, il dibattito è durato giusto fino ad un minuto prima che quella competizione fosse vinta da Calvisano. Poi è calato il silenzio.

Ci si è ritrovati in questa stagione con il Calvisano (giustamente) iscritto alla coppa europea e, senza che nessuno lo comunicasse, si è visto che il Calvisano aveva il permesso di utilizzare anche i ragazzi dell’Accademia come permit player ed altri aiuti, incluso quello economico. Tutto giusto.

Gli aiuti sono stati mal indirizzati? La squadra è stanca? Calvisano ha mal gestito la propria rosa? Anche questo fa parte del gioco.

I primi dispiaciuti ad aver “perso” per qualche giornata una componente così importante del nostro Top12, anche Campione in carica, siamo qui a “Il Nero Il Rugby” che da sempre si fa il tifo alla grande per il massimo campionato italiano. Però… , basta moine. La Società bresciana aveva davanti delle possibilità ed ha scelto. Non è bello ora recriminare quando si perdono le partite importanti. No. Certo è legittimo ma no, non è bello.

I nonni di Toscana ci raccontano di un proverbio, in verità cattivello ma realistico, che fa al caso:“Male voluto, non è mai troppo”.

Il prossimo turno di Top12 è incandescente. Ci vediamo allo stadio.