Diciannove “uncapped” totali nella rosa della Francia che affronta il prossimo Sei Nazioni e si presenta con una rivoluzione totale di talenti ovali al punto che la sua Under20 è talmente “nuova” da rischiare posizioni imbarazzanti nel torneo di categoria che segue quello dei grandi.

Una decisione strategica presa dal tecnico Fabien Galthié che guarda oltre il prossimo torneo e anche quello dopo e punta direttamente ai prossimi Mondiali che si giocheranno sul suolo francese nel 2023. Idee di ampio respiro, di lungo termine, dettate anche dalla possibilità di farlo perchè in Francia in questi ultimi anni la Nazionale è stata al centro dei veleni e delle maggiori diatribe che si sono incrociate sul suolo transalpino. Galthiè ha così la possibilità ma anche un po’ il dovere di essere “nuovo” ed ecco allora la sua rifondazione totale.

Perchè le rivoluzioni post-Mondiale di solito sono più accorte, si innestano i migliori prospect nel sistema esistente e si affianca il giovane “immaturo” ad una buona dose di esperienza. Così ha fatto l’Inghilterra che però ha un bel numero di “uncapped”, nella sua rosa, sono 8 più un paio di supporti interni. La formazione che però schiererà Eddie Jones contro i francesi nel loro primo turno sarà “d’esperienza” e per questo motivo il tecnico della Rosa con la sua solita teatralità ha annunciato che in quella partita i giovani francesi proveranno la “brutalità” fisica dei suoi. Se si volevano degli ingredienti mediatici per andare a vedersi la partita, Jones ha tirato il carico.

Sia l’Irlanda che il Galles portano cinque “uncapped” ma la loro strategia per ora è molto “classica” ed anche un po’ di attesa perchè, specialmente in Galles, la pentola bolle sul lato franchigie e l’idea che qualcosa debba cambiare è tangibile. Il Sei Nazioni potrebbe non essere la prima ambizione per le federazioni celtiche. La rivoluzione in questi casi forse sta altrove.

Lasciando la Scozia ai suoi problemi con i “naturalizzati”, ce ne sono stati davvero troppi nell’ultimo giro di corsa della sua Nazionale, tutto questo ci serve per leggere la posizione dell’Italia.

L’Italia soffre lo sfortunato epilogo della selezione del commissario tecnico ed alla fine Franco Smith, che si è trovato a mettere insieme cose che forse non pensava, ha dettato una rosa e ha messo in piedi un meccanismo a breve-medio termine che garantisce freschezza e prosecuzione di progetto per se e per chi verrà. Poche le novità in rosa ma questo anche perchè O’Shea aveva già fatto parecchio  e poi c’è la questione della coperta corta.

Lo Smith non sa nemmeno se questa barca sarà sua per molto ma l’impostazione iniziale conferma la sua capacità di visione e di adattamento.

La strategia medio-lungo termine dell’Italia per la Nazionale non c’è ma la cosa non deve impaurire, tutt’altro. Va bene che il movimento si prenda qualche mese, fino alle prossime elezioni federali, per discutere di se e cercare di affrontare il tema di “fare programmazione” oltre alle mille altre cose. La nostra sfida verso il futuro è davvero importante, siamo in un momento cruciale per il nostro rugby e la Nazionale è al centro.

Nonostante questo però da queste parti si ha la sensazione che il progettino di Smith possa riservare qualche sorpresa molto positiva.

Parte il Sei Nazioni, era ora!