Si chiama “concorrenza leale”, è questo il motivo per cui in alcuni sport ed in certi paesi esiste il “salary cap”, è questo il motivo per cui uno dei club più importanti del mondo, i Saracens, sono stati condannati alla retrocessione dalla Premiership alla fine di questa stagione. Il Board della competizione ha deciso.

I Saracens hanno sforato per tre stagioni consecutive (2017, 2018, 2019) il tetto salariale massimo (il “salary cap” appunto) stabilito per quel campionato per i propri giocatori ed hanno pagato cara la loro furbata.

Vale sottolineare il fatto che quando si parla di “salary cap” si sta parlando di “concorrenza leale” e non, ad esempio, di guerra “ricchi Vs poveri” , anche perchè cercare i club poveri nel rugby della Premiership inglese o in altri campionati, anche di altri sport, dove viene applicata questa regola, la NBA americana ad esempio, è veramente come cercare un ago in un pagliaio.

Il significato di concorrenza leale quando trova la applicazione del salary cap stabilisce un perimetro diverso alla competizione. Non si tratta più di giocarsi solo la partita in campo ma anche di farlo rispettando regole economiche condivise. In questo modo il fattore di competitività si allarga dalla gestione tecnica della rosa alla amministrazione del club, una vera fusione che comprende il mix economico dei giocatori.

Se è particolarmente vero nel rugby che i migliori vengono pagati di più con il salary cap è potenzialmente vero che questi vanno più distribuiti nei vari club perchè questi possano rispettare il tetto stabilito.

Rispettando le regole il Coach deve dare alla gestione economica del club precise indicazioni di preferenza sul livello dei giocatori da portare nel proprio team partendo dal ruolo che questi. coprono. In pratica il Coach dovrebbe dire al suo Manager “Il mio tipo di gioco prevede un’ala fortissima ed una terza linea solo performante...” e via di seguito con le osservazioni ed i parametri tecnici.

La competitività che rispetta la concorrenza leale sposta il suo faro illuminante anche sui vivai perchè poter acquisire un gran talento fin da giovane significa diluirne il suo “costo” di ingaggio nel tempo massimizzando la disponibilità nel salary cap del club.

Per questi e per molti altri motivi la esclusione dei Saracens non è solo una punizione per errata attribuzione delle spese, una punizione per aver truffato il Board o truccato le carte, è soprattutto una punizione alla incompetenza nella gestione del livello di competitività.

Insomma questa retrocessione è corretta prima di tutto perchè i Saracens hanno dimostrato di non saper azionare le leve di coaching in grado di sviluppare competitività partendo dal rugby invece che dalla cassa.

Se riflettiamo su questo aspetto e lo inquadriamo nel sistema dello sport in generale ed in particolare degli sport professionistici ci rimangono ampi spazi di riflessione per il futuro dello sport e del nostro rugby.