Non lasciano un solo dubbio, precisi, recitano un copione a menadito, si muovono pesanti fra le maglie fangose di un derby durissimo, in campo non lasciano nulla, solo il cuore, nessun rimorso o recriminazione. Così Rovigo alza la Coppa Italia.

I rossoblù stravincono un derby che dominano nello spazio e nel possesso giocando il rugby di una volta, pochi fronzoli e tanto fisico sul campo assolutamente impraticabile del Battaglini dove la partita si gioca forse perchè non ci sarebbe stata una finestra temporale per ripeterla.

ROVIGO ALZA LA COPPA Casellato conosce bene anche il rugby dei nonni, non solo quello del futuro: il campo richiedeva “lucidità” tattica e lui doveva dimostrare di sapere come si fa. Sfida vinta.

Perchè una partita così si vince solo avendo le idee chiare ed i ragazzi di Casellato le avevano: il piede per spostare il gioco, il punto di incontro per fare possesso, le maul per fare avanzamento, i cinque metri finali per vincere la partita. Quello che i rossoblù hanno fatto vedere in campo è stato un lavoro “ordinato”, nonostante la situazione di pioggia, fango e acquitrino, Rovigo ha brillato in meticolosità tattica e tecnica. La meta è di Ferro, ottimo in campo, realizzata con il classico pick and go sui cinque metri che i rodigini hanno raggiunto e provato parecchie volte nel corso del match.

Piva muove con attenzione il lavoro dei primi otto puntando palesemente alla loro “gestione” fisica. Mennitti Ippolito crea passaggi “realistici” per fasi di gioco strette ed in aree ben presidiate e, nonostante la cattiva giornata al piede (2/5) vince alla grande il derby dei numeri dieci superando sul piano tattico il suo “sostituto” dall’altra parte del campo. I top rossoblù in campo sono sopratutto in prima linea che vince per la omogeneità di performance dopo i cambi. Rossi e Nicotera sono un passo avanti. Ultima segnalazione: guardate bene quel Ruggeri.

Alla fine i ragazzi di Zambelli alzano la prima Coppa Italia della loro storia, Casellato li guarda sornione ma forse anche preoccupato, il macchinoso trevigiano forse da oggi sa con maggior certezza che il suo team può fare anche “l’altro” colpo grosso e questa coppa lui non vuole che faccia da freno.

PETRARCA INCONSISTENTE Vedere il mediano di apertura in nero calciare in avanti e verso la propria ala che corre nel fango a passo di pilone da’ una stretta al cuore. Il piano di gioco poteva prevedere una cosa del genere? Il piano di gioco poteva prevedere la corsa di Leaupepe come centro aggiunto contro il muro avversario? Dire la parola “correre” sopra un campo del genere è un po’ come bestemmiare in Chiesa. Ma come era fatto il piano di gioco del Petrarca ?

Sbagliare praticamente quasi tutte le touche e tutte quelle in fasi topiche del match, non riuscire a realizzare una azione di attacco degna di questo nome in tutto il match, non aver mai davvero rappresentato un “pericolo di meta” per gli avversari, questi sono i dubbi che è meglio Coach Marcato si porti in spogliatoio non le polemiche sull’arbitraggio (anche se pessimo).

La pesante critica all’arbitro da parte del Coach petrarchino, di solito scarno di “comunicazione”, è forse la maggior evidenza dell’incapacità a superare un limite tecnico da parte dei tuttineri.

Il Petrarca ha esibito una difesa sontuosa, di altissimo spessore tecnico, degna degli All Blacks e poi tutto e finito lì; se sull’assetto tattico si è già detto qualcosa va anche aggiunto che nel match il Petrarca ha collezionato palloni persi e gesti tecnici sbagliati oltre ad una forte mancanza di disciplina che era già emersa in tutti i match precedenti (con tutti gli arbitri) e che era uno dei topics da risolvere per questo.

Per la cronaca il Petrarca ha perso due coppe, quella messa in palio dalla FIR e la Adige Cup, ovvero il trofeo che si passano le due rivali ad ogni derby e che i tifosi rossoblù hanno nel tempo custodito in bacheca per ben più tempo di quelli padovani. Questo conta davvero. 

QUATERNA ARBITRALE L’arbitraggio in campo è stato obiettivamente a tratti imbarazzante: fischiare come non ci fosse fango,a volte affrettatamente, dare interpretazioni difformi della stessa fase di gioco ed altre cosette anche “di più”  fanno della prestazione arbitrale uno dei punti non belli del match. Del resto la partita era quello che era maaa….

Se però i gesti contano oggi qui se ne fa uno e quindi si sceglie di non scrivere il nome dell’arbitro ma volentieri invece quello dei suoi presunti-assistenti ovvero di coloro che durante il match hanno dato l’impressione di essere assenti, ben lontani dal dare un vero aiuto al loro collega durante la gara e riuscendo anche a “perdersi” le linee del campo (che errore!). Nessuno se ne è accorto ma al Battaglini c’erano anche: Gianluca Gnecchi (Brescia), Vincenzo Schipani (Benevento) ed il quarto uomo Filippo Bertelli (Brescia).

I fischietti si ricordassero che una partita si arbitra, con diverse responsabilità, in quattro, altrimenti lasciamone a casa tre che si risparmia.

PUBBLICO Più di tremila persone sotto il diluvio per il Derby d’Italia. Pubblico grandioso. Una segnalazione che vale per tutti, sia quelli sugli spalti che quelli in campo e soprattutto i loro dirigenti: questa rivalità è una linfa vitale. Alimentatela.

Il Derby d’Italia regala sempre grandi emozioni ed anche questa volta non è stato da meno, adesso arriveranno quelli di campionato. Riusciranno ad essere così importanti? Sempre.