Franco Smith in divisa Spingboks

Quel che resta del disastro azzurro dell’era O’Shea fa bella mostra di se nella lista dei 35 convocati per il prossimo raduno in calendario a Roma dal 19 al 26 gennaio in vista del Guinnes Sei Nazioni 2020.

C’è Alessandro Zanni (117 caps) classe 84 a guidare la truppa, l’ultimo dei senatori rimasto in sella e soprattutto nella lista, ci sarà a tempo debito Sergio Parisse, farà la sua passerella a Roma nel primo match interno. Tre gli esordienti ma nessuna sorpresa, Niccolò Cannone per la seconda linea, Michelangelo Biondelli fra i trequarti e Danilo Fischetti fra i piloni, l’ultimo già in forze alle Zebre gli altri due permit player in franchigia. Tre veri talenti, visti e rivisti in Top12 fare cose davvero di gran pregio.

Il resto sono tutti quelli già visti, non potrebbe essere assolutamente diverso, però adesso il più vecchio in termini di caps dopo Zanni è Benvenuti (62), poco dietro i “giovani” Andrea Lovotti che ne ha 40, segue Carlo Canna che ne ha 39, Abraham Steyn 36 e Leonardo Sarto 34.

Franco Smith lavora su un panorama di giocatori che aveva trovato in parte già spazio ai tempi di Brunel, il percorso di esperienza di molti di loro è collaudato ma soprattutto il sudafricano, uomo di campo, è in grado di cogliere da loro le reali possibilità di ogni singolo e di portarle nel match. Questo prima non c’era.

Questo gruppo di giocatori invece c’era anche prima, di certe cose c’è loro da spiegare ben poco, sanno come funziona il meccanismo ed il prossimo che si attiva si chiama Sei Nazioni. Una nota va scritta, Franco Smith dovrà gestire un ambiente un po’ troppo abituato a perdere, ma soprattutto gestire uno spogliatoio che nessuno in giro racconta sia omogeneo e solido.

Nemmeno il ruolo di Franco Smith è scolpito nella roccia, ufficialmente copre la mancanza di un vero Head Coach, quello che doveva esserci aveva il vizio di scommettere, è stato beccato e squalificato. Ecco la prima cosa che Smith dovrà farci dimenticare, ovvero che non è stata lui la prima scelta, che (forse) non è lui che guiderà il team azzurro anche nel futuro. Dovrà farlo dimenticare anche ai ragazzi per i quali è certo più difficile pensare che “si ricomincia da qui” se poi deve arrivare un altro Head Coach in futuro.

Diversamente però non poteva essere e, diciamolo, in tanti in Italia, specialmente quelli che lo hanno visto all’opera, sperano che lo Smith ce la faccia, che resti lui al timone del mondo azzurro. Anche da queste parti si fa sfacciatamente il tifo per lui.

Cosa vogliamo da Smith per questo Sei Nazioni? Meno tatticismi e più rugby. Ci basterebbe far vedere al resto d’Europa che ce la caviamo eccome con il rugby e che la nostra ripartenza dopo il Mondiale non è troppe spanne dietro quella degli altri. Questo intanto ci può bastare. Poi bisogna vincere almeno una partita. Del rugby dei “felici e sconfitti” ne abbiamo piene le tasche.

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