La giornata sesta del nostro massimo campionato ha rilasciato una cosa interessante ed una molto tecnica.

Partiamo da quella tecnica. Quanto dura un vantaggio? Infatti i Lyons soccombono per un punto ai titolatissimi ma in gran crisi del Calvisano per un calcio finale concesso dall’arbitro all’ultimo minuto dopo che questi aveva decretato un “vantaggio” per i bresciani durante una lunga fase di attacco in spinta sui cinque metri avversari. Insomma segnalato quel fallo la cosa era ormai fatta per Calviano? oppure esiste un tempo o un modo entro il quale il vantaggio si può dire concretizzato e la squadra che ha subito il fallo non può più vantarlo? Come si può decidere se questo vantaggio è concretizzato durante una fase di spinta sui cinque metri?

In effetti la regola del vantaggio anche nei match internazionali ha assunto momenti al limite del grottesco, sembra quasi che una volta maturato questo duri per sempre e tutto quello che accade dopo sia al solo scopo di dare a chi ha subito il fallo l’opportunità di raggiungere un risultato superiore a quello che concede la sanzione del regolamento. Però lo spirIto della regola non è questo.

Vista così i Lyons avevano già perso il match nel momento in cui il braccio dell’arbitro Manuel Bottino è uscito segnalando il “vantaggio” ma allora non si capisce perchè l’arbitro, per concedere il calcio al Calvisano, abbia dovuto aprire le consultazioni con i suoi collaboratori per diversi minuti ed arrivare a confabulare persino con il quarto uomo prima di concederlo. I dubbi di Bottino quali erano?

Va detto che questa regola è stata a suo tempo ampliata per rendere il gioco più fluido, in realtà la assoluta libertà nella deduzione arbitrale di cosa sia un vantaggio crea match diversi a seconda del fischietto che si incontra.

Infatti la regola non è chiara e dice, in questo caso: “…. la squadra non colpevole dell’infrazione commette un’infrazione prima di aver guadagnato un vantaggio. L’arbitro interrompe il gioco e applica la sanzione per la prima infrazione…” ma aver fatto percussione per un paio di minuti sui cinque metri senza aver concluso nulla è un vantaggio oppure no? Volendo dire che non lo è allora quelli dei Lyons avevano come unica possibilità quella di lasciar fare la meta! Il regolamento sul vantaggio dice anche che “….deve essere chiaro e reale. Una mera opportunità di guadagnare un vantaggio non è sufficiente”.

Per applicare questa regola ci vuole un arbitro molto sereno perchè è tutto in mano alla sua personale visione e vista come sopra allora si doveva assegnare, come è stato fatto, un calcio per Calvisano. Quindi tutto il tempo perso sui cinque metri era solo un vantaggio sul vantaggio che avrebbe tolto minuti ai Lyons per un eventuale recupero? Forse era questo il dubbio di Bottino?

Sulla serenità dei nostri arbitri italiani quando vanno in campo bisognerebbe aprire un processo e sul banco degli imputati non ci sarebbero quelli che vanno in campo con il fischietto ma i loro dirigenti che, negando la indipendenza della categoria, hanno costruito un castello di immagini vere o simil-vere il cui triste risultato di categoria è sotto gli occhi di tutti.

Calvisano vince meritatamente di un punto, vince chi ha messo più forza fisica e mentale in campo e più esperienza sugli ultimi minuti. Quelli di Piacenza sanno che certe partite vanno chiuse prima ma possono essere felici, questa sconfitta dice di loro cose molto lusinghiere e fa decisamente paura alle dirette concorrenti

Spazio alla cosa interessante che è il mirino della Lazio e quello del Colorno. Perchè entrambi avevano messo il match di questa giornata come spartiacque del girone di andata ed hanno centrato l’obiettivo. Il vantaggio di “avere fame”, tanta, si è fatto sentire.

La Lazio raggiunge il buon risultato (13 – 6) poi rimane prima in quattordici e poi anche il tredici uomini per qualche minuto ma il muro che i laziali tirano su è più forte di uno sciapo San Donà che soffre in ambiti (la difesa) che non sono mai stati in passato un vero problema. Gli uomini di Montella invece per un quarto d’ora del secondo tempo sono parsi quelli dell’ultima giornata dello scorso anno. Revival!

Il Colorno mette in campo un gran rugby di trincea per riuscire ad avere ragione di Viadana; partita sempre sul filo e mischie protagoniste, quella del Viadana più performante alla fine non fa però la differenza. La difesa consegna la vittoria ad un Colorno che la merita perchè conseguita nell’unico modo in cui si può fare in Top12: combattere senza timore riverenziale. Oggi forse il Colorno è salito davvero nel massimo campionato.

Il resto sono risultati troppo larghi causa scomparsa di rugby giocato (Medicei e Mogliano) o inconsistenza tattica (Fiamme Oro) ma il merito è sempre di più anche dall’altra parte; una nota stonata c’è ed è il Petrarca che non porta a casa un bonus ampliamente alla portata. Cose che accadono nel fango e vento di un fine settimana da lupi.

3 Comments to: TOP12: DAL VANTAGGIO DELLA REGOLA A QUELLO DELLA “FAME”

  1. Paolo Bianchi

    dicembre 23rd, 2019

    Bisogna piuttosto chiedersi come ha fatto Bottino, bravissimo ragazzo, forse un po’ meno bravo arbitro, ad arrivare in TOP12 e ad essere impiegato come AR in Pro14 e Coppe.
    Se al tempo non fosse appartenuto alle FFOO, con i ben noti rapporti con la FIR, sarebbe arrivato dove e’ ora?
    Pensando male, potremmo dire che un posto fra i primi arbitri in Italia e’ un costo accettabile per la FIR, rispetto a quanto fanno le FFOO per la FIR, con i loro concorsi per i ragazzi usciti dall’Accademia.

  2. Lorenzo "Lollo" Romoli

    dicembre 24th, 2019

    Mi piace come scrivi e mi piace la tua franchezza… in certi ambiti si usa dire dalle mie perti che una persona alla quale va tutto bene “al ga na pela ed besa in saca!”… Mi sovviene che certa dirigenza dell’apice piramidale sia molto forte ma anche attenta perché non certo stupida, consapevole che prima o poi i brontolamenti della base si faranno sentire… il suo gioco è “risaputamente romano”… “dividi et impera”… Credo che non possa durare… vorrei vedere cambiamenti e sono disposto a metterci del mio, certo è che fino a quando cantiamo da solisti la vedo dura… Buon Natale Nero!