Una tegola si abbatte inaspettata o forse no (che differenza fa? in tutti i casi il bernoccolo cresce) sulla testa istituzionale di Armando Forgione, Presidente delle Fiamme Oro Rugby. Un tegolone dal nome lunghissimo e tutto in slang: “World Rugby Sevens Challenger Series“.  Avete capito: si tratta di rugby Seven.

Prima di chiedersi cosa c’entra Forgione con tutto questo viene da chiedersi cosa c’entra l’Italia con il Seven, ma ci è noto il fatto che ogni tanto un Tecnico Federale importante (di provenienza, ovviamente, Calvisano e questa è una garanzia), prende dei giocatori da Accademia e Top12, gente che gioca regolarmente il rugby a XV, e li porta in giro a giocare il Seven. Comunque questo è bastato per inserirci in questa Serie B mondiale del rugby Seven.

Le Sevens Challenger Series sono appunto una serie B che comprende oltre all’Italia,Brazil, Chile, Germany, Hong Kong, Jamaica, Japan, Papua New Guinea, Portugal, Tonga, Uganda, Uruguay and Zimbabwe. Tredici Nations in tutto che si giocano un posto nella Serie A che è appunto il celebre HSBC World Rugby Sevens Series al quale invece il prossimo anno partecipano: Argentina, Galles, Samoa, Australia, Inghilterra, Scozia, Canada Irlanda Spagna, Fiji, Kenya, USA, Francia, Nuova Zelanda Sudafrica.

Fare un paio di elenchi rende meglio la differenza e la posizione.

L’ultima volta, almeno quella che da queste parti si ricorda, che il Presidente Federale Alfredo Gavazzi, ovvero il responsabile tecnico della FIR secondo il nuovo Statuto,  ha parlato di rugby Seven è stata per tirare quel missile contro Armando Forgione. Ecco cosa c’entra il poliziotto.

La storia racconta che fin allo scorso anno esisteva il progetto di una Accademia azzurra del rugby Seven che sarebbe dovuta nascere presso le Fiamme Oro, c’era pure in forze ai cremisi un giocatore di buona esperienza Seven (nonostante non abbia giocato a Calvisano) ovvero James Ambrosini e gli spifferi dicevano che fosse lì’ proprio per legarsi al progetto a sette.

Tutto lasciava presagire che Gavazzi e Forgione avessero trovato il loro ennesimo accordo ma le cose poi si spensero ed il Presidente Federale addebitò la colpa proprio al Comandante di Polizia. Quindi se il Seven non è andato avanti è colpa di Armando Forgione? “Lui” dice di si.

Così adesso l’Italia ha  l’inserimento nella Serie B del Seven ma in Italia manca proprio il Seven. Da queste parti non sappiamo se la cosa pesa davvero sulla istituzionalissima testa di Armando Forgione ma siamo certi che un prurito deve essergli venuto dopo l’ammaraggio del tegolone di cui sopra.

In tutti i casi nessun problema, il nostro Presidente federale ha già risolto tutto, nell’occasione in cui disse cotanta cosa contro il Capo Cremisi disse anche che era in valutazione un accordo per fare il Seven con la Polizia Penitenziaria, anche loro infatti hanno un gruppo sportivo: le Fiamme Azzurre.

Mentre, per la mancanza di preparazione azzurra al Seven, volteggia ancora nell’aria il dito puntato del Presidente Federale, l’Italia entra nel secondo livello del rugby a sette ed è il caso di dirlo: siamo nelle mani dei “secondini”.

One Comment to: L’ITALIA NEL SEVENS CHALLENGER…. LA COLPA DEL CREMISI

  1. Andrea B

    dicembre 23rd, 2019

    Problemi nostrani e “particolarità” della nostra federazione a parte, non vedrei male una struttura dedicata al seven, con atleti che lo fanno a tempo pieno. Lo so, è statalismo e da noi, giustamente, viene l’orticaria sapendo come sono i nostri polli. Però resta il fatto che è sport olimpico e qualche soldo per mettere una divisa addosso ad un gruppo di atleti si dovrebbe trovare, anche come CONI. Di sicuro una squadra seven che gira per i circuiti, anche se minori, internazionali e prova a qualificarsi per le Olimpiadi sarebbe molto più di “interesse nazionale” che pagare una squadra di poliziotti a giocare solo e soltanto nel campionato domestico a 15.
    Lo so poi c’è l’altra strada: avere tanti e tali atleti talentuosi e tecnici che straripano dai club di rugby a 15 che si mettono a fare pure, con ottimi risultati, il Seven…