La Coppa Italia si gioca da 53 anni, è il secondo torneo italiano di rugby, negli ultimi anni però ha assunto contorni da tappabuchi, mal gestita è stata destinata a coprire le domeniche in cui gli altri in Europa giocano partite di Champions e/o di Challenge, tanto per dare continuità alle nostre di Top12.

Scomparsa dai radar un po’ di tutti, sicuramente dai media, ancora di più dal pubblico, la Coppa Italia è un oggetto semi-misterioso che fa il suo mestiere, mantiene la condizione in attesa del Campionato. Ma quest’anno sarà diverso.

Perchè a giocarsi la finale si sono qualificati il Petrarca ed il Rovigo, sarà il Derby d’Italia il 18 gennaio il piatto sul quale si servirà la finale della Coppa Italia, tutto allora ha un altro sapore.

Portino pazienza le altre che si sono giocate in semifinale le loro carte di accesso all’ultimo verdetto, Viadana ha pure vinto il ritorno in casa con i polesani e le Fiamme Oro si sono superate sul terreno di casa perdendo con poco scarto dai Neri di Marcato. Portino pazienza  ma se non fosse stata quella finale non sarebbe stata la stessa cosa per questa coppa dimenticata. Oggi non ne avremmo scritto nemmeno qui e chissà quante altre attenzioni sarebbero scomparse dagli “schermi” di tutta Italia. Quindi carissimi amici degli altri team invece magari di prendervela a male per questa ovvia considerazione perchè non pensate a cosa c’è dietro?

Le cose funzionano sempre solo se sono organizzate e gestite da chi le ha veramente a cuore, allora tutto è uniforme, ogni finale è recondita e attraente. In alternativa un Derby d’Italia vi salverà. Dal vuoto e dal silenzio.

In questa stagione le due “nemiche” giurate del nostro rugby nazionale non si sono ancora incontrate, il Derby di campionato è previsto per il primo giorno di febbraio, quello al 18 gennaio non sarà un assaggio ma un anticipo, come nella miglior tradizione. E la Coppa Italia per un giorno risorgerà.

Detto questo non servono molte altre considerazioni, il fil rouge è chiaro. Il rugby italiano deve prendersi in mano da solo, deve ripartire da se stesso e fare anche un passo indietro per poterne fare dopo dieci avanti. E’ chiaro che le Società non possono continuare a vivacchiare ed a gestire il minimo sindacale, questo derby salva-torneo dimostra che il rugby sono tutte loro, se si mettono nella posizione di essere protagoniste allora il rugby sarà sempre vivo, se sopravvivono all’ombra del potente di turno allora il destino del nostro sport sarà davvero difficile.

Forza rugby.