Il “XV del Presidente” all’Appiani di Padova contro gli All Blacks 22 ottobre 1977 ore 15.

Una questione di Trattoria, che se a Roma entri in quella giusta allora ti sembra che il mondo sia solo ovale. Foto e cimeli del rugby di ieri e qualche idea che ti si accende in testa fra l’amatriciana ed un carciofo: ma che ci siamo persi?

Fra le tante cose, cimeli, maglie e foto, c’è un manifesto su un muro di quella Trattoria, è del 1977 e chiama la gente per un match che poi resterà nella storia del rugby.

PROFONDITA’ Era il 1977, ottobre per l’esattezza, ed una selezione italiana affronta per la prima volta allo Stadio Appiani di Padova davanti a 13.000 spettatori paganti, i mitici All Blacks. Loro sono in tour in Europa, dovranno affrontare i forti francesi e chiedono di poter fare una partita di allenamento.

Così la Federazione italiana non si lascia sfuggire l’occasione anche se, per lo stesso giorno, è previsto un match della Nazionale azzurra per il torneo europeo in Polonia. Così la FIR, dimostrando una cosa che oggi chiamano “profondità”, costruisce una seconda squadra e la manda in Polonia per il match ufficiale e si tiene i più forti in Italia, li intitola con un nome che passerà alla storia del nostro rugby, XV del Presidente, e li manda in campo contro i neozelandesi.

Per i XV del Presidente, sconfitti solo 9-17,  è un trionfo, e l’Italia entra nel mirino delle grandi in un mondo che, era il 1977,  per il rugby non conosce professionismo globale e non ha ancora deciso cosa fare da grande.

Vinceranno anche gli altri in Polonia. Ogni profondità ha il suo tempo.

STRANIERI Il XV del Presidente entra in campo con tre rinforzi, tre grandi che giocavano nel campionato italiano, Pardies, Naude e Brabow. Perchè? Perchè erano ineludibili, fortissimi nel loro ruolo, belli da vedere in campo. Da queste parti si è sempre avuto un debole per il tocco di Pardies che ancora adesso vederlo girare per la Riviera ti viene il groppo in gola.

Avere degli stranieri “forti” al tempo non era solo necessario ma anche possibile, erano quelli che ti facevano crescere, erano parte del tuo mondo perchè lo vivevano fino in fondo e tanti di loro sono poi rimasti qui per sempre.

Come li ho chiamati? Stranieri? Maddai. Ogni “equiparato” ha il suo tempo

LA TRATTORIA  Perchè il passato è così importante? Perchè non c’è una foto di Parisse sul muro principale della Trattoria? Siamo così brutti sporchi e cattivi che non sappiamo guardare all’oggi? Oppure non ci amiamo abbastanza? Siamo irriconoscenti verso gli ultimi 15/20 anni del nostro sport? Oppure siamo passatisti e sappiamo vedere solo a tinte vintage?

Oppure non è per forza solo questo  e c’è invece il fatto che non ci sono più palpitazioni forti da troppi anni quando vediamo il nostro sport. Forse è maledettamente questo, il XV del Presidente era una impresa, da tutti i punti di vista. Oggi accudiamo sogni costruiti a mezzo comunicato stampa che sono spesso assolutamente di plastica.

Il rugby ha il sapore dell’impresa nel suo DNA, la evocazione del combattimento, magari diseguale come è stato in quell’ottobre del settantasette: se i nostri colori oggi non ci restituiscono ancora e molto presto tutto questo, se non ci danno ancora giornate da nodo alla gola, allora fra qualche anno avremo un buco di rugby che nemmeno Grenoble potrà più coprire.

Abbiamo davvero bisogno di farci posto sui muri di quella Trattoria.