Lo Stadio di Monigo, casa della Benetton Rugby

Sabato il turno di Champions Cup aveva in calendario una “Prima”, la prima della Benetton, di questa Benetton forte e competitiva, di questa Benetton Rugby con il budget quasi a 10 milioni di euro, all’aprirsi del sipario c’erano “solo” 3500 spettatori ed il Presidente Amerino Zatta se l’è presa a male. Molto

Così il Presidente biancoverde ha detto alla stampa di:”..prendere in considerazione l’eventualità di giocare in altre città, Non è possibile partecipare ad una Champions Cup investire dei soldi e poi vedere una cosa del genere….lo proporrò io ad altre squadre, vorrei un Benetton itinerante. Non necessariamente nel Veneto, in qualsiasi altro  posto ci vorranno...”.

Tutto chiaro ma c’è di più, con questa dichiarazione Zatta ha anche sollevato una questione da tempo irrisolta, aprendo scenari fino a ieri imprevisti. Proviamo a vedere insieme quali sono, non avrete davvero pensato che si tratti solo di far giocare una partita a Torino, a Milano o a Rovigo?

TREVISO MEA CULPA Quando nella prima partita in casa del campionato celtico disputata dalla Benetton Vittorio Munari, allora Direttore Generale del Club biancoverde, insieme ad altri si fece il campo sventolando il gonfalone di San Marco qualcuno pensò che si fosse davanti ad una franchigia veneta.

Invece non è mai stato così, nemmeno un attimo. Dopo la corsetta del Munari i trevigiani si sono chiusi nel fortino di Monigo dal quale non sono mai usciti, negando intutti i modi una territorialità che arrivasse oltre le proprie mura. Dopo aver fatto così per oltre sette anni è dura per una città come Treviso fare più di 3500 spettatori.

Zatta lo sa e sa anche che, adesso che il Benetton ha imparato a farlo, è tempo di provare a “volare”.

UN MONIGO COSI’ FACEVA COMODO ALLA FIR Ma il fortino veneto dei trevigiani piaceva tantissimo a qualcuno in Lombardia. La strategia federale di questi anni ha sempre puntato su un Veneto diviso e relegato nei suoi spazi, su un Veneto che, nonostante fosse e sia ancora la regione con la maggior concentrazione di rugby e con la maggior concentrazione di successi nel rugby, non uscisse mai dai suoi confini.

Quando qualcuno dalla Sicilia al Piemonte sentiva parlare il dialetto venexian allora arrivava il richiamo contro il “Veneto egemone”, il “Veneto egoista che vuole tutto per se” e via così con queste tiritere. Tutte le proposte di dare al Veneto un ruolo guida in tutta Italia e specialmente al Sud sono state rintuzzate il più delle volte con questo mare di allocuzioni separatiste.

Così in questi ultimi anni è stato realizzato uno stadio, un campo in sintetico, trasferita la Accademia Federale sotto il profilo formativo e come campo di Serie A, sono stati realizzati raduni di categoria e allenamenti delle varie Nazionali e giocate le loro partite ufficiali, posizionati i Mondiali Under20, le finali dei campionati nazionali di varie categorie. Tutto a Calvisano. Non a Catania, Torino, Milano, Benevento o Roma. Neanche a Treviso.

L’uscita della Benetton dai propri confini rappresenta un format che spezza la catena del Veneto bello ma confinato, apre le porte dell’area più ovale d’Italia a tutto lo stivale. Se accadrà davvero cosa potrebbe impedire al Petrarca di sviluppare una sessione di allenamenti e giocare una partita a….. vi piace Catania?

VENETO FORMATO EXPORT Quando Zatta dichiara di poter andare ovunque glielo chiedono dice una sacrosanta verità soprattutto perchè è l’unico Club in Italia che, per farlo, non deve chiedere il permesso della FIR e soprattutto del Presidente Alfredo Gavazzi.

Quindi se si può portare fuori una partita, si può portare fuori un allenamento, forse due, una collaborazione continuativa con i formatori veneti, oppure addirittura una Scuola di rugby. Una volta che la linea “export” spezza i confini questi non esistono più. Piaccia o no ai “separatisti” di cui sopra.

Del resto quando un territorio raggiunge certi risultati il problema non è “l’egemonia” ma è semmai quello di come far ripetere la cosa in giro per tutta Italia. Chi meglio di quel territorio può raccontarlo?

Forse Zatta sa anche questo e si può essere solo lieti che da Treviso sia partita l’idea che esportare le alte competenze raggiunte, anche se sotto forma di un match,  sia una cosa bella e proficua.

Forse non tutti sanno che negli ultimi due mesi la Benetton Rugby ha organizzato presso le sue strutture trevigiane  incontri di natura tecnica e formativa alle quali ha invitato tutti i club e che lo scorso fine settimana si è svolto a Treviso un convegno intitolato “Storia e attualità del rugby nel contesto veneto e internazionale” organizzato dalla Fondazione Benetton.

Tutto è esportabile. Per far crescere tutto il nostro rugby e se per qualcuno questo è un problema forse è il caso si faccia da parte.

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