Non si può dire che i quadri federali ed in particolare la Presidenza non siano particolarmente attaccati agli arbitri, al massimo hanno pagato i rimborsi spese con mesi ed anni di ritardo ma per il resto ne hanno un controllo rigoroso.

Così infatti, a due anni dalla sua nascita, l’associazione degli arbitri italiani di rugby ARIA deve ancora venire riconosciuta dalla struttura federale e chissà mai se è stata almeno ricevuta formalmente.

Insomma pare proprio che i nostri arbitri non possano riunirsi in libera associazione di rappresentanza, alcuni di voi potranno anche dire che c’è GIà il Cnar ma quella è una struttura federale che dipende da Francesco Ascione come Responsabile Area tecnica e di fatto dalla Presidenza e dal Consiglio Federale (si è sicuri che su questa ultima affermazione arriveranno le richieste formali di smentita sulla scorta di qualche formalismo ma raccontare la realtà è meglio che recitare un pezzo di regolamento disatteso). Essere una struttura indipendente, come deve essere per gli arbitri, è un’altra cosa.

Quindi niente ARIA nei corridoi federali, ma nemmeno uno spiffero, sia mai che poi quelli lì si mettono a chiedere corsi di formazione e autodeterminazione della categoria, ma stiamo scherzando? L’arbitro è mio e me lo gestisco io.

Ora però la richiesta formale di riconoscimento ARIA l’ha depositata pure alla segreteria generale del CONI e la cosa potrebbe contribuire a rendere i rapporti fra FIR e CONI, che si dice in giro siano già difficili, ancor più diluiti.

Del resto per evitare tutto questo can-can bastava un riconoscimento ed un tavolo di discussione, un punto dove trovarsi e parlare.  Guardare l’altro e parlarci è sempre la cosa giusta. Evidentemente non per tutti.

Insomma aprire un dialogo in questo caso è più facile da fare che da raccontare che la FIR poi per difendere la categoria arbitrale, se ci tiene davvero così tanto, ha tutte le armi che vuole e se ARIA è il male assoluto del fischietto magari intorno ad un tavolo sarà facile da smascherare.

Carissimi arbitri, state buoni se potete. Anche se non potete, perchè senza di voi non c’è rugby, nisba, chiuso, finito, sciò. Da queste parti lo si capisce bene ma c’è qualcuno che rende questo nostro mondo ovale maledettamente più difficile di quanto tutti noi ci meritiamo.