Lo ha detto Steve Hansen pochi giorni fa:”Le squadre del Sei Nazioni pensano solo a loro stesse“. A pochi giorni dalla sfida con l’Inghilterra la frase assumeva toni simil-epocali ma agli osservatori più attenti è sembrato più un lamento che un vero graffio.

Gli All Blacks contro l’Inghilterra è una delle semifinali di questo Mondiale ma anche l’altra è nord contro sud con Galles Vs Sudafrica. Quella frase di Hansen non è solo un modo per accendere le polveri ma è anche la sensazione di un malessere che il rugby del Sud ha dentro di se.

Un fondo di investimenti internazionale sta per acquisire le quote del Sei Nazioni e del Pro14, sulle Nations che vi partecipano con titolo di “soci”, appunto quelle del Sei Nazioni, pioveranno decine di milioni di euro, si parla di circa trenta milioni per l’Italia, più del doppio quelli per Inghilterra e Francia. Questo vede Hansen e ricorda la solenne bocciatura di quel Nations Championship proposto da World Rugby con il chiaro intento di smontare il peso del Sei Nazioni e portar denaro al Sud.

Attenzione però, dietro le semi-finali ci sono due mondi ma non ci sono “poveri contro ricchi” che i primi a far di una squadra di rugby, nell’epoca moderna,  un simbolo da vetrina ed un vero affare da milioni di euro sono stati proprio i neozelandesi con il brand “All Blacks”.

Perchè il marchio All Blacks vale 150 milioni di euro, aiuta ad incassare ogni anno 75 milioni alla Federazione neozelandese, una federazione di un paese di neanche 5 milioni di abitanti con 160.000 tesserati.

Poi l’Europa si è organizzata ed è da un bel po’ di tempo che ha messo la freccia.

In tutti i casi il caro Hansen dimentica che dalle parti del Sud ne hanno combinate di cotte e di crude. Una per tutte, la nuova formula del Super Rugby introdotta qualche anno fa, formula poi cambiata ma che intanto ha letteralmente mandato in malora quel campionato, svuotando gli stadi e abbattendo il significato stesso di una competizione che era osannata nel mondo. Per sistemare quella cosa ci vorrà ancora un anno e risalire la china non è facile. Intanto l’Europa del Pro14 ha accolto due team sudafricani nel proprio campionato, in cambio di soldi certo ma anche salvando il Sudafrica dal dissesto totale provocato da quel Super Rugby.

C’è dell’altro che si dovrebbe invece ricordare Hansen e tutti i suoi estimatori: la questione della eleggibilità? quella della nuova programmazione dei Test Match? buona parte dei nuovi regolamenti? Tutte cose nate al Sud che hanno fatto al rugby più male che bene, ma che hanno fatto male anche al Sud e su questo piano si potrebbe andare avanti parecchio.

La questione delle squadre del Sei Nazioni che pensano a loro stesse è fuorviante. Nell’epoca del professionismo come gli All Blacks nemmeno l’Inghilterra e le altre del Sei Nazioni si sono iscritte al registro delle Onlus ed il rugby del Sud, si intende quello ricco e prosperoso anche se adesso meno prosperoso del Sei Nazioni, deve intanto provare a salvarsi da solo. Nascondersi dietro le Fiji o Tonga è anche vergognoso.