E’ chiaro, alla Coppa del Mondo non c’eravamo solo noi, vediamo cosa impariamo guardando in casa degli altri, quelli esclusi dalla fase dei quarti naturalmente.

QUINTI Nelle diverse Pool di eliminazione sono arrivati all’ultimo posto Russia, Canada, USA, Uruguay ma non tutte hanno la stessa storia. L’Uruguay porta a casa il suo storico risultato con Fiji, una vittoria che vale un Mondiale. Macchè quinti questi hanno vinto.

La Russia sta lì’ a dimostrare, come la Namibia che è arrivata quarta in altro girone, che il Mondiale del rugby è per prof, semi-prof e dilettanti, la cosa non ha più un gran senso, World Rugby dovrebbe prenderne atto, il rugby di vertice non riesce più a stare insieme a quello in fondo alla lista.

Le due nord-americane ultime e malmesse sono un campanello di allarme, in quelle lande la cosa ancora non funziona, nonostante i milioni di dollari spesi. Anche qui World Rugby, che abbiamo il sospetto abbia reso il nostro rugby un po’ più NFL proprio per andare incontro a questi ‘mericani, ha le sue gatte da pelare. Se qualcuno ascoltasse dovremmo forse dirgli: meglio l’Asia?

QUARTI Ovvero Samoa, Namibia, Tonga e Georgia. Dalle stelle alle stalle per i caucasici che passano dal volere il posto nel Sei Nazioni alla non-qualificazione automatica; la cosa che però uccide i sogni georgiani è la sconfitta più che sonora rimediata nell’unica partita che per loro contava davvero, quella con Fiji persa 45 – 10-.Aiutoooo.

Tonga e Samoa fuori dalla qualificazione automatica. Il Pacifico esporta talenti in tutto il Mondo, il mondo si mangia samoani e tongani e poi le loro nazionali ovviamente…. . Ha ragione Calimero: “non è giusto così”.

TERZI Questo è il giro dei qualificati di diritto al prossimo Mondiale. Ci siamo noi italiani e le Fiji, la Scozia e l’Argentina. Dovrebbe sembrare il girone dei delusi ma così non è per tutti. Dell’Italia si è detto, si doveva fare una bella figura e così non è stato, tutt’altro. Che dire allora della Scozia? Questa si che brucia. Annichilita da un Giappone che, nel match storico di pochi giorni fa, dopo aver fatto possesso e deciso il corso del match, alla fine si è pure permesso di nascondere la palla agli scozzesi. La Scozia degli ottimi Sei Nazioni e del passo in avanti del loro rugby non ha retto, delusione a mille.

L’Argentina poteva fare di più? Questa Nazionale è ancora troppo giovane, è un ciclo appena iniziato, lasciarsi dietro Tonga è già un discreto risultato. Le Fiji portano a casa il traguardo massimo per loro, l’automatica qualificazione, ed un match esaltante con il Galles. Si conferma che ci sono tanti modi di vincere nel rugby.

RWC2019 adesso entra nel vivo. Buon divertimento.

One Comment to: RWC2019: I SEGNALI DAGLI ALTRI (ESCLUSI)

  1. Giorgio

    ottobre 16th, 2019

    Ok, non è giusto, ma la cosa che il modo si mangia i giocatori isolani andrebbe un pelo contestualizzata. Da quassù secondo me facciamo un po’ fatica a vedere con la giusta prospettiva cosa succede laggiù (sotto l’Equatore, in mezzo al Pacifico).
    La nazionale di Tonga alla RWC ha 12 giocatori nati in Nuova Zelanda e 2 nati in Australia. Il resto è nato a Tonga. In tutto i giocatori che sono cresciuti rugbisticamente in Nuova Zelanda sono 24 e 4 in Australia. Cioè quelli “importati” dalle isole per giocare in NZ o AUS sono in totale 14. Quasi tutti arrivati prima di iniziare le superiori e solo 4 o 5 arrivati direttamente per giocare nei campionati delle province neozelandese e australiano. Tutti o quasi giocano in Europa (la maggior parte in Inghilterra) e qualcuno (i più giovani) sono ancora in NZ. A questi si deve aggiungere il famosissimo tallonatore Siua Maile che fino a agosto di quest’anno faceva il muratore a Christchurch.
    Per confronto i giocatori non nati in Nuova Zelanda nella lista dei 31 degli AB sono 5: 2 nati a Tonga, 2 nelle Samoa, 1 nelle Figi. Ci sono più giocatori nati a Auckland nei 31 di Tonga che nei 31 degli All Blacks!
    Alla fine si capisce che la nazionale di Tonga è una sorta di rappresentativa neozelandese C o D (dopo i Maori AB e insieme o dopo Samoa che è nella stessa situazione, più o meno). Se non ci fossero i giocatori neozelandesi di famiglia tongana e quindi equiparabili per origini familiari (come per i nostri Negri, Braley, ecc. o come mezza Scozia) semplicemente non esisterebbe la nazionale tongana. Nasi Manu, Sam Lousi e Sale Piutau sono tongani quanto Jake Polledri è italiano. Sono neozelandesi che siccome, giustamente, vogliono giocare nei test match e con gli AB non avrebbero trovato posto, oppure hanno fatto una scelta di vita, hanno scelto di giocare per Tonga, la nazione da cui provengono le famiglie. Ora, Tonga ha poco più di 100 mila abitanti, la metà del comune di Padova, e i giovanotti del luogo giocano tutti a rugby anche nella versione 13. Un tongano su 4 cerca di emigrare per motivi economici nei paesi più ricchi, Nuova Zelanda e Australia in particolare. Nulla di strano che ci sia un travaso di tongani verso questi paesi. Alcuni dei “tongani” più celebri, Jona Lomu, Israel Folau e i fratelli Vunipola, sono nati fuori da Tonga, in NZ o in AUS. Non è che sono stati “rubati” al povero aricipelago.
    Io tutto questo “furto di talenti” fatico a capirlo. Semplicemente Tonga non potrebbe permettersi di avere una squadra competitiva da schierare alla RWC se non fosse per i giocatori neozelandesi che hanno scelto la maglia rossa e per il “ritorno” di tongani che si sono formati rugbisticamente in Nuova Zelanda o in Australia.
    Per Samoa, che è appena più grande di Tonga, il discorso è del tutto analogo.