Una partita degli Azzurri anni ’80 giocata a L’Aquila. Proprio in questa meravigliosa ed ovale città in questi giorni il rugby è andato KO.

Discutendo brevemente dei nostri Azzurri in ambito giapponese alla fine il mio interlocutore mi lascia la sua chiosa:”Questi ghemo, co questi soghemo“. Rimango un po’ deluso perchè in effetti da un super-tecnico come lui si può sentire di più ma poi ci penso. Cosa c’è più di così?

Altra situazione altro interlocutore. Un Presidente si gira mi guarda e mi dice:”Tanto qui non può cambiare, c’è un “sistema” che questi se li rielegge pure. Non c’entra il rugby“. E la FIR che deve cambiare per far rinascere il rugby italiano? E la melassa dei campetti con i ragazzini che giocano ovale? Quasi viene da arrabbiarsi con questo che dice così ma poi ci si pensa su, purtroppo ha ragione: il “sistema” è forte.

Seduti davanti ad un caffè, altro posto e giorno, altre chiacchiere con uno che conta:”Ho preso quell’allenatore perchè era l’unico libero, ma hai fatto il conto? Non ce ne sono più!” Maddai, ma falli tu i conti…. allora…..prendi… ah no….oppure….no… non ce ne sono più. E’ vero. Guardiamoci intorno, i Coach li abbiamo decimati, abbiamo tantissimi semi-prof, dopolavoristi, fino ai genitori dei ragazzi ma di quelli che tirano su il progetto,  preparati davvero in termini multi-disciplinari, che fanno solo quello, di loro sempre meno.

Questa Federazione ha fallito, il suo progetto è fallito. Abbiamo aspettato una interminabile serie perdente di Sei Nazioni, troppi Test Match a tratti umilianti, i risultati negativi della franchigia tutta federale in Pro14 e potremmo andare avanti a lungo nell’elenco. Adesso siamo seri, diciamolo e basta, è stato un fallimento, è finita. Non è catastrofismo, si deve fissare il punto. Ci serve per ricominciare.

Perchè quello che rimane accanto al fallimento, alle sconfitte ed alle delusioni sono quelle tre frasi che hanno un denominatore comune: un amaro senso di sfiducia in una vera e possibile ripartenza del nostro rugby.

Su queste colonne ultimamente non si parla abbastanza di off-load e di mischia chiusa, di tecnica e di evoluzione dell’ovale, si chiede scusa, vorremmo tanto farlo ma le frasi di cui sopra sono un sintomo importante, ci dicono che dobbiamo ripartire dalle persone e dalle scelte, altrimenti del nostro rugby alla fine rimarrà solo una diretta streaming su facebook. Forse.

E’ adesso il momento di ripartire, il Giappone è già un ricordo, non è mai stato un sogno. Le false sirene che ci hanno raccontato di successi impossibili sono alle spalle. I nostri Mondiali sono finiti, il ciclo è chiuso. Ora guarderemo senza invidia le evoluzioni del grande Nippon e dei riposati All Blacks, della ambiziosa Inghilterra e dello scapigliato Galles.

Noi ci teniamo i nostri Azzurri che hanno fatto il massimo per le condizioni in cui li abbiamo messi. A loro va un grande, immenso e sincero :“grazie”. Adesso è tempo di cambiare e ricostruire perchè ai loro successori vogliamo dare molto di più.

2 Comments to: DOPO I MONDIALI: RIPARTIRE DA PERSONE E SCELTE

  1. vusbas

    ottobre 14th, 2019

    Quando si affronta un problema se ne descrivono le sue espressioni o sintomi per poi ricercarne le cause che sono il vero nocciolo del contendere.
    Che il movimento rugbistico italico sia in declino o forte difficoltà o peggio crisi inarrestabile lo descrive emblematicamente la foto di questo articolo: una straordinaria realtà quale quella aquilana ,vero pilastro storico del rugby nazionale, chiude i battenti per mancanza di fondi ,150000€ . sic.
    Ora, possibile che la sua comunità sportiva di appartenenza, vedi federazione , resti sostanzialmente inerte per non dire indifferente ad una così grave perdita? Si , è possibile anzi certo se non normale.
    perchè? perchè il sistema valoriale a cui appartiene non contempla un’organizzazione centrale volta a garantire e promuovere le realtà territoriali quale fertile humus periferico e vero motore propulsivo di tutto l’impianto.
    se il movimento resta a 80000, diconsi ottantamila, iscritti su una popolazione di oltre 60 milioni forse qualche domanda ci si dovrebbe porsela del perchè disciplina così formativa , SE BEN CONDOTTA E APPLICATA, non decolli mai nel nostro paese avendo come evidente ed indiscutibile riflesso e risultato la mediocre presenza nei palcoscenici internazionali. intendiamoci questa ne è una prova incontrovertibile non il fine supremo a cui mirare, almeno nelle mie desiderata.
    Quest’ultime sono 1 milione di giovani che praticano il nostro sport assimilandone i valori veri, rispetto tenacia umiltà forza condivisione disciplina , che ne fanno individui migliori per se stessi e la società in cui vivono .
    una simbiosi identitaria a valore aggiunto altissimo, più evidenti nelle latitudini anglofone, tanto per intenderci.
    purtroppo questa visione è ed è stata sempre un miraggio ed è per queste ragioni profonde che nulla decolla anzi arranca retrocedendo col passare del tempo perchè nel frattempo tutto evolve e cambia.
    IL Sistema, cioè chi detiene le leve politico-finanziarie qui e dovunque, ha subito una selezione antropologica molto efficente nel connotato autoconservativo facendolo diventare molto forte.
    Il cosiddetto Sistema è molto molto forte( basti guardare cos’ha combinato a livello governativo…).
    cosa fare concretamente ?
    allora visto che in questa giostra gli esclusi sono la stragrande maggioranza perchè non formulare un progetto con parametri e interventi meritocratici di sostegno effettivo, economico -logistico – formativo, nei riguardi delle filiere periferiche di base affinchè siano nelle condizioni di operare efficacemente nel loro tessuto connettivo ? da qui ripartirebbe il tutto.
    ma nelle attuali condizioni la vedo durissima perchè il Sistema è arroccato e forte mentre i volenterosi sono dispersi isolati e senza risorse se non quelle della passione e degli intenti.
    gli esiti finali scontati di tutto ciò è un movimento che langue e le sue sembianze di “rappresentanza” ,Nazionale e franchigia ( Benetton fa storia a sè perchè parco privato con privilegi) navigano nella più irrilevante mediocrità e nella sostanziale altrui indifferenza.
    non è un presidente il problema ma ciò che rappresenta nel suo complesso e se non si cambia questo nulla cambierà.

  2. Ettore Terrone

    ottobre 14th, 2019

    In ogni sport, la figura più importante è quella dell’istruttore/allenatore. Ecco, quindi, che il ruolo di dirigenti illuminati deve essere quello di promuovere e formare questa figura, qualificandola sempre più. Ho già scritto altrove che la Nazionale altro non è che il riflesso di tutto il movimento. Non ci potrà mai essere alcun selezionatore , per quanto preparato e qualificato, che possa fare miracoli