Su Italia Vs Sudafrica RWC2019 si è detto già molto e molto altro non serve aggiungerlo. Però i piedi per terra il rugby italiano è ora che ce li metta.

LA PARTITA Quando lo ha saputo Mauro Bergamasco avrà forse detto “ma allora in mediana ci vado io!“. Il piano di gioco anti-Sudafrica di O’Shea basato sulla negazione nel gioco del rugby dell’esistenza dei trequarti  si è rivelato per quel che si sapeva: un fallimento.

A dimostrarlo una serie lunghissima di casi ma fra tutti una corsa molto simbolica del nostro numero 11 (un centro !) che dopo poco più di una decina di metri di fuga palla in mano e praticamente indisturbato ha calciato il pallone nel campo praticamente vuoto davanti a lui. Ad ognuno il suo mestiere e quello della nostra “ala del giorno” non ha mai previsto il tentativo di arrivare da metà campo fino alla linea di meta. Il realismo dell’ovvio. Inutile.

IL SOLITO TEATRO IRLANDESE La migliore Nazionale di tutti i tempi non si è vista. Conor O’Shea però non si smentito, dopo la partita con il Sudafrica con ineffabile e teatrale supponenza ci ha scaricato la solita balla dicendoci che “Il cartellino rosso a Lovotti ha ucciso la partita“. Dategli una televisione e fategli vedere che la partita per i nostri, da lui così ben diretti, non è mai iniziata. Il realismo del Re. Inopportuno.

DIMISSIONI Adesso veniamo però al sodo. Nella nostra Nazionale non si vede “talento”. A parte i senatori venuti da altre esperienze e altri di altra “formazione” il resto che è andato in campo ha dato davvero poco. Lo schianto alla prima partita seria del Mondiale lo dimostra ancora di più. Quindi adesso siamo pronti.

Il Responsabile Area Tecnica e Presidente della Commissione Tecnica Federale Francesco Ascione e tutto il suo staff devono prenderne atto. Il loro progetto di crescita del rugby italiano è stato un fallimento: ha massacrato il mondo giovanile, ha creato una Nazionale perdente e senza prospettiva, ha distrutto la realtà dei campionati italiani,  ha speso tante decine di milioni di euro senza creare nemmeno un gruppo solido e futuribile di grandi talenti.

Il responsabile dell’Area Tecnica e di tutto quel che segue (arbitri, allenatori, accademie ecc ecc) può dare immediatamente le dimissioni. Non è uno scandalo, è solo realismo. Però è di quello che ci serve davvero. Abbiamo urgenza di ricostruire.

3 Comments to: SIAMO PRONTI AD UNA NUOVA FORMA DI REALISMO.

  1. Francesco Ricci

    ottobre 7th, 2019

    Si ma però siamo mooolto più forti della Georgia che vuole il nostro posto al 6 Nazioni… quanto ci camperanno ancora su questa favoletta e sulla profondità (….) data da chi a rugby ha imparato a giocare altrove? Tristezza .

  2. Piero Filotico

    ottobre 7th, 2019

    Tutto giusto. Però Ascione ce l’ha messo qualcuno e quel qualcuno ha anche approvato progetti e strategie (!) che hanno prodotto un fallimento di cui la Nazionale è solo la parte emersa e ben visibile. La responsabilità del disastro che ha investito l’intero movimento è di chi ne è alla guida, cioè del vertice della FIR. Prima di tutti e prima di tutto le dimissioni deve darle Gavazzi.

  3. vusbas

    ottobre 8th, 2019

    per chi detiene il potere l’esercizio della negazione della realtà ,oltre che preliminare necessità , è presupposto infrangibile alla sua autoconservazione.
    la tua è una mera constatazione e descrizione dei fatti ,peraltro cronicamente noti, e per questo non confutabile.
    chi la critica ne nega l’evidenza ,o per dolo (vedi interessi personali) o per totale insipienza.purtroppo l’esito finale è lo stesso.
    A mio modesto parere non è il clan di vertice il centro problema ma la subcultura rugbistica ,estendibile parimenti alle altre latitudini sociali, che contraddistingue il nostro movimento. la controprova? chi ha votato questo gruppo dirigente? qual’è la reale diffusione dei valori veri del nostro sport all’interno dei clubs tali da calamitare ampie fasce giovanili capaci di farlo diventare realmente di massa e determinarne uno sviluppo consistente e duraturo?
    se non si parte dalla innovativa crescita del singolo , praticante e relativo club, non si va da nessuna parte.
    ciò che ci distingue dai più forti è proprio la base che in quanto tale costituisce la premessa del vertice. tutto il resto è naturale conseguenza
    facciamocene una ragione