Si è vero. Leggete qui:“Sappiamo che sarà una partita difficile dove dobbiamo mostrare la nostra volontà di imporci..”. Lo ha detto Sergio Parisse questo fine settimana in una dichiarazioni stampa dal Giappone dove domenica 22 settembre ci sarà la prima partita mondiale della nostra Nazionale, la partita “difficile” di cui sopra: contro la Namibia. Ovvero una cosa vicina al “nulla”.

Il sentir raccontare come “difficile” una partita dell’Italia con la Namibia fa venire in mente quello che il Fantozzi disse sulla “Corrazzata Potemkin”. Non importa se è Parisse che lo dice, quando si esagera si esagera. Ma questa non è solo “esagerazione”, purtroppo è molto di più.

La Nazionale italiana è partita per il Giappone e subito è cominciata l’opera di “riduzione” mediatica degli obiettivi e delle aspettative dei nostri colori. Così siamo passati, parole del Head Coach irlandese, dal “Vogliamo essere la migliore Nazionale italiana di rugby della storia” (giugno 2019) al “focus sulla Namibia” (15 settembre 2019).

Dopo la Namibia (posizione 23 nel Ranking) l’Italia avrà davanti il Canada (posizione 22 del Ranking), questa seconda partita sarà a “soli” quattro giorni dalla precedente e così O’Shea ci comunica:” Avendo così poco intervallo di tempo tra i primi due incontri sicuramente quasi tutti i giocatori scenderanno in campo per avere una prestazione importante dal punto di vista fisico..”. Una schiaffo bello e buono alla “profondità” che il Coach irlandese ci ha sempre decantato (non bastasse la torma di stranieri e di “senatori” che questa nostra Nazionale mette in campo).

Perchè si scrive questo ? Ce l’abbiamo con il Conor O’Shea? Non è il momento. Il fatto è che per poter fare liberamente il tifo per i nostri Azzurri non vogliamo abdicare dal rugby.

Quelli che si occupano del nostro sport sanno molto bene il valore di Namibia e del Canada. Quando li avremo “asfaltati” (specialmente con i primi è il minimo sindacale) non vogliamo far finta che abbiamo fatto vent’anni di Sei Nazioni per questo, che abbiamo distratto verso la Nazionale e tutti i suoi annessi oltre il 60% del ricco budget Federale per questo risultato. Non vogliamo dover fare finta che di rugby siamo proprio a digiuno e buttarci nel trionfalismo per quella cosa lì.

Si insomma sappiamo qualcosa di rugby e dispiace, mentre tutti i Coach del Sei Nazioni e di altri paesi del Sud e Nord del Mondo puntano avanti, si caricano di obiettivi ed ambizioni e spingono verso il combattimento, atteggiamento tipico del nostro sport, invece la nostra Nazionale e le sue voci ufficiali cominciano il “tira-indietro”, guardano al “micro”, giocano al “compitino fatto bene”, si immedesimano nel trionfo sul nulla. Una brutta cosa.

Perchè l’Azzurro è un sogno non un palcoscenico.

Quindi caro O’Shea, staff e comunicatori azzurri tutti, se non siete capaci di farci sognare almeno lasciate che lo facciamo noi da soli. Forza Azzurri !!!!

One Comment to: L’AZZURRO E’ UN SOGNO (NON UN PALCOSCENICO)

  1. Francesco Ricci

    settembre 16th, 2019

    Per essere precisi era stato detto qualcosa del tipo “..abbiamo il Sudafrica nel mirino…”, e da lì a dire che è difficile con la Namibia… Sono d’accordo, se si tratta di dare aria alla bocca meglio tacere.