Un saluto a tutti i club di TOP12 e mille scuse fin da adesso se in queste poche righe invece di raccontare le vostre miracolose storie di ingaggi estivi e di partitelle di allenamento vi ricordiamo una cosa che non vi piace sentire.

Mille scuse a tutti se anche oggi tiriamo una fucilata di coriandoli invece di suonare le trombe della “bellezza” ma siamo i  brutti, lo si è anticipato qui (clicca qui per leggere “Tempo di pane e vino. I bei propositi dei brutti”) e fino a che non ci daranno del rugby vero da guardare per poter discettare di piloni e trequarti, ecco fino a quel giorno ci occupiamo di queste “facezie”: oggi ci si occupa di voi, cari Presidenti dei Club di TOP12.

Club di TOP12, ciao! Un saluto appunto a tutti i vostri Presidenti perchè solo con loro si sta parlando adesso; tutti gli altri, giocatori, allenatori, staff di preparazione ecc, fanno bene girarsi dall’altra parte, a loro dobbiamo solo scuse. Anzi le dovete voi, cari Presidenti, che ad oggi avreste già dovuto aver creato quella cosa che valorizzava il loro immenso lavoro ed anche la dedizione di noi che ancora vi seguiamo.

Stiamo parlando della Lega dei Club. Allora a quando il comunicato stampa che ne annuncia la nascita? Cosa state aspettando? Siamo pronti, si va?

Perchè questa cosa serve, lo avete detto tutti, ma ancora non si vede, oppure è imminente? E’ dietro l’angolo? Evviva, perchè di voi, cari Presidenti, non possiamo fare a meno, ma anche di quello che va oltre di voi. Vi siete accorti che il vostro compito va oltre i vostri colori e tocca quelli di tutti gli altri? Alla fine tutto questo ha un nome solo: rugby.

La Lega dei Club è quella entità del rugby italiano che, tutti voi Presidenti avete detto siete d’accordo, deve nascere per coordinare il Campionato di TOP12, portarlo fuori dalle secche.  Marketing, direzione, sponsor ed organizzazione, lo dite tutti che è questo che ci vuole per il TOP12, per renderlo degno dell’impegno dei suoi ragazzi e dei suoi Coach. A che punto siamo? Si fa? Questione di giorni? Evviva.

Se non fosse così, cari Presidenti, fateci sapere l’altra soluzione che qui siamo tutti brutti e quando sentiamo troppo silenzio magari ci viene da pensare, cari Presidenti, che vi siete ancora una volta rinchiusi in quel detto della terra del nonno :”Guelfo non son, né Ghibellin m’appello: chi mi dà da mangiar, tengo per quello”.