Il 5 ottobre è il giorno della verità, perchè questo Mondiale per Conor O’Shea dovrebbe essere l’ultimo giro, la fine dell’epoca delle chiacchiere e delle dichiarazioni stampa scritte dal ghost-writer . Se questa Italia del rugby fosse una cosa seria quel giorno sarebbe quello della bilancia e della ripartenza.

La Nazionale ha preso l’aereo in questi giorni, inizia l’avventura Mondiale giapponese. Gli “osanna” si sprecano ed è giusto così, è corretto lasciarsi alle spalle questi Test Match davvero brutti da troppi punti di vista, compresi in certi casi la loro stessa qualità. Adesso è il momento clou, tocca davvero al campo.

Il 22 settembre l’Italia incontra la Namibia, quattro giorni dopo il Canada, sulla carta sono partite come quelle con la Russia, specialmente la prima, ma serviranno per far dire ai soliti estimatori a prescindere che “siamo una squadra fortissimi”.

La nostra partita vera, il match che tutti aspettiamo è il 4 ottobre con il Sudafrica: le promesse, le aspettative ed anche la prosopopea del nostro Head Coach arrivano tutte lì.

Dopo quella partita, comunque sia andata, subito il giorno dopo, il 5 ottobre appunto, sono davvero liberi tutti di dire la verità su questo percorso azzurro degli ultimi anni, un percorso visibilmente di lento declino.

Il 5 ottobre Conor O’Shea per primo non si dovrebbe più sentire obbligato a raccontarci quei “stiamo crescendo“, “stiamo migliorando“, “abbiamo fatto un passo avanti” di cui ci ha riempito la testa dopo ogni sconfitta in questi anni. Chissà se ci credeva almeno lui a quelle frasi decotte. Pretendiamo troppo se, il 5 ottobre, volessimo sentire da lui quale potrebbe essere il suo vero progetto per il nostro rugby?

Perchè il “nostro” progetto, quello di Gavazzi-Ascione, che l’irlandese ha però seguito con osservanza pretale, è palesemente un buco nell’acqua. Abbiamo contato gli stranieri scesi in campo per gli azzurri, abbiamo visto l’impatto (zero) delle super-accademie milionarie, abbiamo visto che il team di Pro14 che non sta alle regole federali vince ma i suoi giocatori in azzurro no… . Abbiamo visto un sacco di cose e qui sotto c’erano altre sette righe, alcune davvero brutte, bilancio troppo amaro… si è preferito cancellarle. Tanto sapete già tutto.

Il 5 ottobre è una grande occasione per il rugby italiano, quella di guardarsi con franchezza e dirsi la verità. I Mondiali ci avranno sicuramente detto quello che già sappiamo ma sarà il tempo di un nuovo ciclo fino ai prossimi. Sarà quindi il tempo del cambiamento. Avremo la forza di raccontarci davvero un pezzo di futuro provando a parlare di rugby? Avremo la forza di rispettare il rugby e puntare verso di lui invece che verso le ambizioni personali di Tizio o Caio? Che Tizio o Caio sia giocatore, allenatore, dirigente e/o federalissimo?

E’ il 5 ottobre il giorno giusto, può cominciare anche O’Shea se vuole, può iniziare quel giorno a parlarci di ovale guardando solo avanti, se davvero lui è qualcosa di più di un buon Coach a libro paga.