Sono arrivati molti commenti. Moltissimi. Ma ne abbiamo uno che merita essere guardato.

Partiamo dal fatto che ieri su questo spazio web è stata pubblicata una breve intervista con il Presidente FIR Alfredo Gavazzi. Come fa sempre il Presidente ha dato una versione/immagine totalmente positiva di tutto il suo lavoro, delle sue scelte e del suo percorso per il nostro rugby, veramente tutto per lui va benissimo, senza alcuna sua riserva.

Insomma: ottimo il lavoro delle Accademie, attività giovanile in gran crescita, Pro14 foriero di grandi successi che sarebbero dovuti alla politica federale, campionato Top12 in gran spolvero, Nazionale femminile il cui successo sarebbe frutto di un grande progetto federale  e poi la nostra Nazionale maggiore che sarebbe stata fino ad oggi “competitiva” con le altre Nazioni di Tier 1″. Quando il Presidente ci ha detto, senza che fosse nè necessario nè richiesto, del suo rapporto “puramente affettivo” con il Calvisano è parso veramente tracimasse, quasi ci prendesse in giro. Buon per lui. Il punto oggi però è un altro.

Perchè su questa intervista sono stati scritti molti commenti ma, fra quelli personali arrivati via instant-message o via mail uno ha colpito e merita menzione, questo:”Un dibattito sulla doppia velocità? È nei fatti. Il problema grosso e che anche in queste risposte si legge la non accettazione dello status quo per cui l’Italia è lontana anni luce dalla locomotiva del rugby vero. Se non sai dove sei non puoi sapere dove andare”.

Il nostro interlocutore infatti fa risaltare un dato importante, ovvero come le preposizioni del Presidente si basino solo su sue valutazioni personali mentre i pochissimi dati oggettivi a nostra disposizione sono assolutamente contrari a quello che ci dice. Ma da parte nostra va sottolineato che appunto i dati sono davvero pochi. Altrettanto vero è che sono così pochi perchè la Federazione non li diffonde (o forse, peggio, non li ha).

Della nostra Federazione non abbiamo i dati economici oggettivi e valutabili, non abbiamo profondità di dati sportivi e statistiche sull’andamento generale del nostro sport, sui suoi praticanti, sulle società, sul numero e stato degli impianti e via così. Soprattutto non abbiamo evidenza della destinazione scomposta e direttamente riconducibile delle risorse federali. Così come non l’abbiamo dei club di Top12, incluso ovviamente quello al quale il Presidente è tanto affezionato.

Detto questo va ora sottolineato che quel commento va però ancora un passo avanti e dice appunto che “se non sai dove sei non puoi sapere dove andare“. Questo è il punto.