A margine di una meritata polemica nella quale il Petrarca ha dovuto difendersi, più o meno consciamente i dirigenti petrarchini hanno tra l’altro comunicato il margine di decrescita della Società per il prossimo anno sportivo. Avete capito bene, si parla di marcia indietro. Il Presidente del prestigioso club padovano ha chiesto un taglio del budget per l’annata 2019/2020 pari a non meno del 15% e fino al 25%.

La cosa fa il pari con le stesse affermazioni spese nelle settimane e mesi precedenti da altre Società di Top12, sia dal Veneto che dalla Lombardia, per non parlare di altre Società che di passi indietro hanno già cominciato a farne fin dallo scorso anno. Un fenomeno di disinvestimento nel massimo campionato italiano da parte dei club che va avanti da parecchi anni.

Il fatto che il Petrarca abbia comunicato l’inserimento della retromarcia è cosa che deve far riflettere tutti.

Il Petrarca Rugby è una Società (in verità sono tre) che gestisce e si muove su infrastrutture sportive molto importanti sia in termini di dimensioni (e di costi) che di gestione operativa, ma soprattutto vive su impianti di proprietà, ovvero privatissimi, con tutti i problemi che ne consegue. Ha inoltre un vivaio molto ampio, anche se non così sistemico però presente, molte anime interne competitive ed un gruppo di gestione generale del rugby che da decenni non conosce una vera “crisi” e che garantisce continuità ed affidabilità (innanzi tutto economica, se vi pare poco) in un complesso sistema di incastri. Insomma una struttura del genere nel massimo campionato nazionale dovrebbe solo pensare ad investire. Invece no. 

Aggiungiamo alla logica padovana, che abbiamo usato a solo titolo di buon esempio, tutto il resto e mettiamoci nei panni di Reggio Emilia o Viadana, della Lazio o del Rovigo. Insomma guardiamo il Top12 a tutto tondo, investire perchè?

RICAVI Un investimento presuppone l’esistenza di un successivo ricavo. L’esistenza di quest’ultimo, anche se non remunerativo, dimostra all’investitore che la sua attività ha un senso definitivo. Purtroppo nel nostro rugby di Top12, ovvero il massimo livello italiano, la voce ricavi è pressochè inesistente. Non ci sono apprezzabili ricavi da campagne abbonamenti, non da botteghino, non da introito pubblicitario, tutte le partite sono visibili via streaming senza un risultato economico degno di questo nome per le società. Insomma per essere un campionato di vertice va troppo di moda la parola “gratis”.

TALENTI I club non hanno più talenti da coltivare in casa, tutta la gestione è stata risucchiata dalla Federazione, così anche il vivaio diventa di fatto solo un costo. Non è mai stato facile farlo nel nostro rugby ma una volta qualcosa era accaduto in questo senso: Società con gran vivaio ottenevano soddisfazione economica del lavoro svolto, potevano quindi reinvestire e perpetuarsi nell’attività. Oggi il “valore” è presso la FIR (Accademie) e tutti i successivi passaggi, anche economici, sono programmati a monte.

SPONSOR La dimensione Nazionale del Top12 è una finta colossale. In verità chi organizza il torneo fa di tutto per tenerlo a livello localistico. La prima conseguenza è la mancanza di attrattiva delle singole Società verso investitori pubblicitari nazionali. Del resto la presenza della Federazione sul territorio è pesantissima e drena ogni risorsa possibile. Abbiamo la seconda federazione nazionale per proprio budget con un massimo campionato che forse non arriva fra i primi dieci.

GESTIONE Le Società del resto hanno dimostrato ampiamente di non essere un “sistema”.Il mancato accordo per la Lega dei club, il silenzio di fronte all’ampliamento a 12 squadre partecipanti al Top12 che ha abbassato ancora il livello estendendo i costi, gli accordi privatissimi per i permit players che hanno trasferito ai team di Pro14 la gestione dei giovani privando anche di questa mission i club del Top12. Molto altro. Chi investe vuole vedere l’esistenza di un  “sistema” a cui partecipare, di una partita nella quale giocare le proprie carte, se così non è allora tanto vale un passo indietro.

LE CADETTE Quasi tutti i team di Top12 hanno una squadra “cadetta” ovvero in Serie B o in Serie A , addirittura in C. Le Società preferiscono investire qualcosa in queste squadre, unica possibilità per i ragazzi non accademici (la stragrande maggioranza) di prepararsi al livello successivo, perchè così possono crearsi i futuri giocatori per il loro team di massima categoria.

Ci sarebbero molti altri punti da vedere ed anche quelli qui sopra andranno approfonditi (l’estate è lunga) ma intanto fermiamoci qui e torniamo al punto di partenza. Investire perchè? Su cosa? Non su un campionato, non su una organizzazione, non su una visibilità, cosa rimane? Rimangono i giovani ed oggi più che mai le Società di rugby a tutti i livelli, Top12 incluso, si sentono incluse in queste mission bellissima ma anche molto dilettantistica: investire nel rugby fa bene ai giovani. Ecco, così abbiamo trovato un buon motivo per lanciare il nostro “evviva” e ne siamo davvero contenti.

Per avere un “campionato vero” dovremo aspettare.

2 Comments to: TOP12: CONTINUA IL CALO DEGLI INVESTIMENTI

  1. Peppino

    giugno 17th, 2019

    Parole sante. La discesa organizzata di Gavazzi sta consolidandosi e se tutti coloro che lo hanno votato non si rendono conto che fa parte della strategia di un uomo che usando i giusti meccanismi fa dell’impoverimento altrui la sua forza di vincere,allora è finita. Il problema non sono i club che disinvestono bensì una FIR deviata nella morale e priva di qualsiasi visione generale

    • Paolo A.

      giugno 19th, 2019

      Quoto.