La domanda nasce ogni volta che la Nazionale Under20 sale su un’aereo e va verso il mondo a giocarsela. Quelli sono i nostri migliori prospect, sono i ragazzi dell’Accademia, i giovani-futuro del nostro rugby azzurro, quelli che stiamo seguendo non con due ma con dieci o cento occhi di riguardo (molti di più in effetti). Ma  di chi sono gli occhi sopra questi ragazzi? Chi sono i loro formatori? Solo un attimo che ci ritorniamo, prendiamoci un attimo.

Fra qualche mese l’aereo lo prenderanno gli Azzurri grandi, la prima Nazionale, quella di Parisse che va in Giappone a giocarsi i Mondiali RWC2019. Di chi sono gli occhi sopra questi ragazzi? Beh, facile, sono quelli di un irlandese, Conor O’Shea e poi di molti altri dello staff, inglesi, irlandesi sudafricani e via così, italiani nisba o relegati in posizioni di terza fila. 

E’ un fatto che per la prima squadra abbiamo scelto all’estero, nomi importanti, bravissimi, che vengono da posti dove il rugby è grande. Così abbiamo fatto anche per i due club di Pro14 dove c’è Bradley, un irlandese alle Zebre ed un neozelandese, Crowley, alla Benetton. Bravi tutti, non è questo il punto.

Avete capito vero? I Coach della prima squadra azzurra sono stranieri ed invece gli occhi sui più giovani prospect, sui nostri migliori giovani, sono solo di allenatori italiani. Insomma i professionisti hanno Coach stranieri mentre le giovani promesse no. Visto tutto il contesto in Italia non dovrebbe/potrebbe essere il contrario?

Problema risolto noi abbiamo il “Responsabile della Formazione dei Giocatori di Alto Livello Giovanile sino all’Under 20 e delle Accademie”: Stephen Aboud. Un irlandese, un organizzatore, un direttore tecnico generale. Ha fatto la stessa cosa in Irlanda per una vita, lo ha fatto nella loro federazione, in mezzo ad allenatori irlandesi. Tutto uguale?

In campo con i ragazzi quindi ci vanno tutti i giorni solo italiani. Benissimo, è una contentezza avere così tanti formatori altamente qualificati che gli basta magari una mail di Aboud e tutto funziona. Chissà quanti viaggi e giornate di permanenza per formazione ogni anno sono costretti a fare i nostri Coach italiani di cui sopra dalla FIR in Nuova Zelanda, Irlanda, Sudafrica, Inghilterra, tutto organizzato e pagato dalla nostra Federazione per far crescere i nostri migliori formatori. Immaginiamo sia così!

Sia chiaro, nulla contro i nostri Coach italiani, anzi da queste parti si fa il tifo per loro, magari ci si chiede che tipo di formazione hanno da parte della FIR nel solito gioco di “chi forma i formatori” ma qui non si va oltre. Quello che non torna è il progetto generale FIR. Quando i ragazzi Under20 prendono quel’aereo non si capisce.

Perchè poi quei ragazzi, i giovani “prospect” quando escono dall’Accademia e dall’Under20 vanno a fare la loro palestra in Top12 con l’attesa o la speranza di passare presto con i Coach stranieri di cui sopra almeno fra Zebre e Benetton. Intanto però si ritrovano in panchina Massimo Brunello al Calvisano, Andrea Marcato al Petrarca, Umberto Casellato a Rovigo, Gianluca Guidi alle Fiamme Oro, Roberto Manghi al Valorugby  e via così. Tutti italiani, bravissimi, per carità, ma tutti la Nuova Zelanda o le colline del Leicestershire, Limerick o Pretoria, le hanno viste al massimo pagando il biglietto aereo.

Allora questo significa che i nostri allenatori italiani sono altamente competenti per tutto tranne che per la Nazionale maggiore ed il Pro14. Ovvero gli allenatori italiani sono capaci di far  crescere i ragazzi in Accademia, in Under17 azzurra,  in Under18 azzurra, in Under20 azzurra e poi nei club del Top12  ma non sono in grado di gestirli quando arriveranno al vertice.

Direbbe un amico polemicone (ma molto competente) che frequenta anche il web che “gli skill si crescono in gioventù“, ciò significa che questi crescono nei nostri ragazzi “prospect” sotto la guida di allenatori italiani ma poi chi fa “uso di quel prodotto” sono stranieri arrivati dalle varie “patrie” del grande rugby mondiale. Qualcosa non torna, non dovrebbe essere il contrario?

Insomma non sarebbe più logico che Roselli e Moretti prendessero l’aereo per il Giappone e Conor O’Shea e tutti gli altri allenatori stranieri che abbiamo fossero adesso in Argentina con gli Under20? Visto la nostra attuale condizione tecnica non sarebbe più ….normale?

Certo bisogna pensarci bene, il discorso è lungo e complicato ma quando si dice che il nostro rugby ha bisogno di una vera scrollata forse ha bisogno che qualcuno pensi anche a queste… assurde possibilità. O forse solo scomode.