Ha detto Conor O’Shea:“Abbiamo un obiettivo importante davanti a noi, quello di disputare il miglior Mondiale e di diventare la migliore Italia di sempre. Per raggiungerlo dobbiamo vincere tre partite ai Mondiali e per farlo dovremo essere ambiziosi, preparati fisicamente e mentalmente.” Pronti, via ! E’ partita l’avventura del Mondiale nel modo più classico dell’era O’Shea, con dichiarazioni stampa quasi esplosive.

Dopo averne lanciati molti fra i quali i più celebri sono quelli sul “fitness” e sulla “profondità”, il nuovo motto di O’Shea ci racconta della ricerca della “migliore Italia di sempre”. Wow.

In tutti questi anni di rugby ne abbiamo visto poco o niente ma per quanto riguarda la comunicazione O’Shea è un vero campione. Questo non è un male, tutt’altro: come ci salva la faccia O’Shea davanti al mondo in passato non n abbiamo avuti. L’irlandese, con la sua comunicazione sfrenata, riesce a coprire le pochezze del nostro rugby negli occhi di tutti noi e, soprattutto, dei plenipotenziari del Sei Nazioni, che di bene ce ne vogliono sempre meno.

Quindi evviva la comunicazione straripante del nostro Coach irlandese, viva la filosofia del “positivo a prescindere”, viva la mistificazione della realtà come strumento di posizionamento sul mercato globale, sinceramente evviva, se non fosse per tutto questo saremmo già stati sepolti.

Certo prima o poi arriva anche l’appuntamento con il rugby, quello vero, quello che in campo ci vanno i XV scelti dal nostro comunicatore Conor, quel rugby che alla fine ci propina anche un risultato. Come è andata fino ad oggi lo sappiamo e sul sapore finale di ogni Sei Nazioni degli ultimi anni nessuno ha, giustamente, voglia di soffermarsi.

Meglio guardare avanti, guardare alla nuova volontà di fare “la migliore Italia di sempre” alla prossima RWC2019. In un girone mondiale dove il nostro vero obiettivo è arrivare terzi per riconfermare la presenza al prossimo Mondiale, vale raccontarci fra di noi che puntiamo ad arrivare ai quarti ovvero battere o il Sudafrica o la Nuova Zelanda? (Dando per scontato si vinca con Namibia e Canada). Perchè no? Vale. Raccontare che possiamo batterli è già un passo avanti verso la possibilità di farlo. Quindi, va bene così.

In fondo fino a che non si va in campo si può raccontare ogni cosa (O’Shea docet), è dopo semmai che si rimane senza parole.

I ragazzi azzurri che hanno affrontato in questi giorni il primo raduno di preparazione al Mondiale sono quelli di sempre, quelli del Sei Nazioni ultimo scorso e del precedente, ma adesso hanno un nuovo obiettivo: vincere il 4 ottobre contro il Sudafrica. Sempre che il 22 settembre con la Namibia ed il 26 con il Canada tutto vada alla grande ma non si vede come possa essere diversamente.

Laddove la tecnica si fa piccola e si nasconde in un angolino tutto è possibile (anche che il Canada e la Namibia…. ) ed avere tutto questo tempo da oggi per sognare un 4 ottobre con le nostre braccia al cielo e le teste dei sudafricani dondolare sconsolate è doveroso.

Poi bisognerà andare in campo e vincere davvero, vincere più volte, fare della vittoria una possibilità realistica.Ogni cosa ha il suo tempo ma per quel tempo lì, quello della vittoria, non basta la “comunicazione” e forse non basta nemmeno O’Shea.