Anche nel nostro sport, specialmente in quello professionistico ma vi sono troppi casi anche fra i semi-prof, la questione del cambio di casacca tiene banco per parecchi mesi. Queste cose del cambio di maglia a volte raccontano storie più profonde. A volte anche no. Vediamo tre di queste storie, profondamente diverse fra loro.

SUDAFRICA ED ESODO La firma di Coenie Oosthuizen, nazionale sudafricano che ha giocato fino a ieri in Super Rugby, per gli inglesi Sale Sharks è stata forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ormai sono una decina i nazionali sudafricani o loro immediati sostituti che hanno firmato per club europei solo in queste settimane. Un vero esodo, una fuga da un rugby, quello sudafricano, sempre più in crisi. Se ne vanno i campioni e se ne vanno automaticamente gli spettatori ma non si capisce ancora cosa comincia prima.

Vanno via sicuramente per i soldi del rugby europeo ma, perchè nasconderlo, i bianchi vanno via anche perchè  in Sudafrica loro sono in questo momento decisamente “sotto tiro”: aggressioni ed omicidi, espropri e violenze stanno percorrendo il paese.

Politica a parte queste partenze sono diventate un esodo che sta spogliando una Nazione di uno sport che è stato per lei vitale. I rugbisti sudafricani in Europa, a tutti i livelli, sono tantissimi, centinaia, ma ora anche i migliori se ne stanno andando, in massa. Cosa accadrà al mondo Springboks?

EMULAZIONE O FREGOLA? I ragazzi del Calvisano erano ancora in spogliatoio a festeggiare lo scudetto e già sulla stampa e sul web rimbalzavano i loro nomi, liste e foto di quelli che vanno di qua e di là, che cambiano casacca. A qualcuno sarà parso un metodo simpatico per festeggiare ma allora abbiamo solo gusti diversi. Dovevamo sapere subito che in quattro del Calvisano andranno alle Zebre (già fatta la foto di gruppo), e poi giù con tutti gli altri che vanno e che arrivano?.

Anche sul fronte rodigino non era ancora smaltita la sbornia da sconfitta che la lista dei partenti e degli arrivi era già pubblica. Sicuramente da queste parti ci si sbaglia ma forse è antipatico aver raccontato a botta calda che il pilone rossoblù che aveva giocato la finale il prossimo anno vestirà la maglia della vittoria perchè andrà al Calvisano. Sicuramente ha fatto invece sorridere leggere che il mediano di mischia padovano che da quattro anni gioca in rossoblù, Alberto Chillon, il prossimo anno sembra torni al Petrarca (da dove è partito nel 2012) a chiudere la carriera. La sponda fra le due parti dell’Adige è sempre stata aperta e chi l’ha varcata ha sempre saputo cosa faceva. Se vogliamo davvero copiare il calcio ricordiamoci però che c’è anche Baresi.

Comunque il tema è questo, ci si chiede: tutto questo spettegolare carriere che si spostano di qua e di la ad un quarto d’ora dalla finale scudetto, con lo spumante ancora in fresca è emulazione di altri sport, cosa tipica del dilettantismo, o fregola da massaia di Voghera? Comunque la finale stessa, ma anche questi fatti, dimostra che forse gli unici veri dilettanti non stanno in campo ma in tribuna, non abbiamo i dirigenti che ci meritiamo: siamo tutti molto meglio.

DALLA FRANCIA UN SEGNALE Dopo le molte rivoluzioni che Jacques Brunel, da Head Coach della Nazionale francese, ha fatto al suo staff c’è qualcuno che ha cambiato casacca da solo. Il giornale Equipe riporta che Philippe Doussy, preparatore e Coach degli skill, ha lasciato la Nazionale per accasarsi in un club, il Racing 92.

La cosa sorprendente è che Doussy lo ha fatto prima dei Mondiali e rinunciando ad andarci. Il segnale è forte, lo scontro Club Vs Nazionale ha adesso un paragrafo nuovo, anzi nuovissimo. Lasciare la Nazionale prima dei Mondiali per accasarsi in un Club è una cosa che dimostra la grande confusione che regna nel rugby francese. Certo Brunel avrà le sue “colpe”, forse, chissà, ma in tutti i casi passaggi di casacca di questo tipo sono un segnale davvero forte del limite attuale del rugby professionistico europeo e forse la prima tacca di una deriva possibile.

Restiamo in ascolto.