Calvisano Campione d’Italia 2018/2019 Foto: Roberto Bregani/Fotosporti

Calvisano Campione d’Italia, il pomeriggio di pioggia bresciano ha un solo verdetto, senza sconti per nessuno, una affermazione magari prevista e prevedibile ma anche sonora, talmente precisa che potremmo dire chirurgica, portata a termine con tanta decisione da sembrare una sentenza ineluttabile. Risultato finale 33 – 10.

Il Calvisano ha il suo settimo sigillo, assoluto protagonista degli ultimi otto anni, confermandosi la Capitale del rugby italiano.

LA FINALE Non c’è stato un solo minuto del match che ci abbia portato a pensare che quelli di Brunello potevano anche non farcela, la partita è stata a tratti anche bella, generalmente ben combattuta. Quelli venuti da Rovigo hanno ci hanno provato quelli in giallonero hanno contenuto e dopo i primo venti minuti era chiaro, questi ultimi ne avevano di più, nelle gambe ma soprattutto nella testa.

Rovigo macinato in mischia da dove prende troppi calci contro, con una touche piena di problemi ed una gestione del punto di incontro troppo complessa per superare questi avversari, ha gestito la partita sul piano della buona volontà e della capacità fisica nel primo tempo per poi lentamente scomparire nel secondo fra errori e falli. Rossoblù molto belli nel gioco veloce alla mano dove riescono a trovare anche avanzamento che invece non hanno nelle altre fasi dove risultano, specialmente nel secondo tempo, non pervenuti sul piano della pericolosità.

Troppi falli ripetuti per i i ragazzi di Casellato, troppi “tenuto a terra” in attacco, troppi errori di placcaggio in difesa. Purtroppo non si può raccontare molto di più. Rovigo ha solo avuto il merito di “fare la partita, sempre,  una tattica aggressiva che forse è stato il primo vero errore. I rossoblù sono entrati infatti in campo da “outsider”, una mentalità non da vincenti ma da chi “ci prova”, come se la partita non partisse da un semplice zero a zero ma da un loro gap ed alla prima meta giallonera il crollo è stato evidente.

Calvisano ha messo in campo per larga parte del match una strategia di contenimento, non ha mai fatto vedere davvero un gioco o del bel rugby , ha giocato la sua finale aspettando che gli altri cascassero in rete e, quando è accaduto, ha premuto sull’acceleratore del punteggio concretizzando senza grandi difficoltà. Nettamente superiore nelle fasi statiche ha messo in campo una grandissima difesa, ha colto l’ansia rodigina ed ha atteso che consumasse gli avversari. Zero spettacolo, solo punti ma nelle finali contano solo questi. Quasi tutti i ragazzi in giallonero hanno però sfoderato perfetta conoscenza del manuale del rugby, dispiace citarne solo alcuni esempi ma altrimenti viene troppo lunga.

Augustin Cavalieri chiudeva la carriera con questa partita ma prima ha chiuso touche e strada agli avversari con una precisione impressionante, grazie di tutto il gran rugby che ci hai regalato e buona vita Augustin, gran rugbista. Da manuale la precisione al piede di Pescetto ma anche la sua gestione “tranquilla” del piano di gioco. Da manuale del grande estremo il calcio di Chiesa che ha procurato una delle mete giallonere, bravissimo. Manfredi superstar che non ne sbaglia una li in mezzo da tallonatore e in alto da lanciatore. Casilio non manca un appuntamento dietro il suo raggruppamento, non è una questione di rima ma di occhio. E perdonateci se ci si deve fermare qui perchè va detto. questa squadra ha davvero vinto tutta insieme.

IL CAMPIONATO di Calvisano è stato spettacolare solo nella seconda parte. Fateci caso: i gialloneri hanno racimolato lo stesso numero di sconfitte di Rovigo e Petrarca ma hanno chiuso la stagione regolare con 18 punti di bonus: il Calvisano ha fatto punti in tutte le partite del campionato. I ragazzi di Brunello non sono la miglior difesa del Top12, è il Petrarca, e nemmeno il miglior attacco, quello è Rovigo, però sono arrivati al titolo. Equilibrio. Calvisano Campione d’Italia: decisamente. 

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Campionato finito, una corsa lunga e difficile si chiude con lo scorso fine settimana. Quelle gocce di spumante miste a pioggia che chiudono anche questa storia di rugby italiano sono state versate per uno sport bellissimo, passione italiana, che in troppi sono venuti a vedere, messi pure lì da protagonisti, solo questo fine settimana. Tornateci anche il prossimo anno perchè le vostre poltrone di prima fila sono sempre vuote durante l’anno ma se le occupate ci fate sinceramente solo piacere. Forza rugby.