Due partite vere, una fatta di tenacia e volontà di ferro, l’altra addirittura di sangue, e poi una “brutta” e mezza partita il cui senso finisce molto presto, quasi subito. Erano tre i grandi match che il Top12 ci lasciava per questo fine settimana, uno spareggio e due semifinali, il loro verdetto regala tre nomi: la Lazio rimane in Top12, il Calvisano e Rovigo arrivano in modo diverso ed opposto a giocarsi il titolo di Campione d’Italia la prossima settimana.

Tenacia e volontà di ferro: Lazio Rugby. Lo spareggio per la retrocessione in Serie A guarda la Lazio che completa e chiude la grande rimonta. Una impresa davvero epica, difficile persino da raccontare, difficile dare i veri contorni di questa cosa che segnerà positivamente per sempre la storia di questo Club della Capitale, il primo Club d’Italia. Prima le tre vittorie in fila in Campionato con Medicei, Fiamme Oro e Valsugana, quindi questo spareggio con Verona. Ci sono partite dove bisogna fare al massimo il proprio dovere ed attendersi magari che sia l’avversario a cedere da qualche parte, così è stato per i laziali. Più veloci e pericolosi palla in mano, più efficaci sul gioco in apertura, meno pericolosi sul punto e spesso sotto in mischia, quelli di Montella hanno  confezionato un match al massimo delle proprie risorse e, quando mancavano tre minuti alla fine, sarà un fallo stupido degli avversari a dare quei tre punti che mancavano al cuore laziale per scoppiare di gioia.

Il Verona ha fatto quello che troppe altre volte gli è accaduto durante la stagione: ha buttato via occasioni a piene mani. Una costante degli scaligeri in questo campionato è stata questa ed anche in questo match.  Non tenere il punto di fronte ad una propria occasione vincente, questo gli è valso in stagione, la perdita di punti di bonus o vittorie belle e buone. Anche in questo spareggio il Verona era arrivato al risultato migliore ma lo ha buttato via non una ma almeno un paio di volte. L’ultima, il fallo che ha dato i tre punti agli avversari ovvero un ingresso dal gate sbagliato in una ruck, roba davvero…banale, è stato fatale. A Verona andava davvero tutto bene, una bella Società con un bell’impianto ed un gran bel progetto di crescita e sviluppo del rugby, hanno toppato direttamente quelli in cima alla piramide. Così fa tanto male ma tutti tranquilli, Verona retrocede e riparte. Arrivederci.

Allora eccovi la “mezza partita”. Perchè Calvisano, a tratti inguardabile nel primo tempo, passeggia sul Valorugby nel secondo. Gli emiliani mettono giù nel primo tempo una difesa bella solida, ci condiscono sopra una serie lunghissima di falli e una sequenza di errori tecnici in attacco (per gli errori di trasmissione della palla  ci vuole il pallottoliere), ma chiudono il tempo con un passivo minimo ( 0 – 3). Nel secondo si aprono subito bene, ovvero prendono due mete nei quattro minuti iniziali e la partita è finita, il Calvisano dilaga e finisce con 39 punti di distacco. Caro Valorugby: se questa è una semifinale… .

Calvisano è al top di condizione, si sa e si è ben visto in altre occasioni. Coach Brunello è arrivato preciso come un orologio all’appuntamento con la fase finale. Però dire che ha convinto in questa semifinale non è proprio possibile. Sarà forse che l’avversario non ha tirato fuori il meglio ai gialloneri ma anche in questo secondo match il Calvisano è parso largamente inconsistente, per lunghi tratti capace solo di far sbattere le sue seconde e terze contro la difesa avversaria. Le due mete di Bruno nel secondo tempo raccontano di mobilità e velocità ma davanti c’era davvero poco. Comunque la prova d’appello i ragazzi di Brunello ce l’hanno eccome, una bella finale casalinga ed un sogno da coronare. Semifinale vinta in modo strano ma qualche nome merita una gran citazione perchè quell’Andreotti fa davvero cose eccelse, Zdrilich è davvero affidabile e Cavalieri a volte davvero “esagera” ma… è un gran giocatore.

La partita tutto “sangue” e fango è andata in scena al Battaglini. Gran derby, gran rugby, ha vinto Rovigo perchè ne aveva di più ma per farlo ha dovuto sudare oltre ogni immaginazione, ha dovuto combattere su ogni pallone, alla fine tutti sono usciti dal campo distrutti, un derby vero. (Solo un esaltato Casellato non l’ha visto così).

Il Petrarca quando ha giocato ha espresso la sua solita solidità in difesa e la sua…. scarsissima efficacia in attacco. Nessuna meta in questa partita e solo una nella serie delle due di semifinale, un problema antico e mai risolto. Pesantemente inferiore in mischia nel secondo tempo, lento nella gestione del gioco dalle fasi statiche e dalle ruck, incaponito di fronte a cotanta mischia rossoblù  nel gioco sul punto lasciando quasi disoccupati i propri trequarti, il Petrarca ha fatto qualche “scelta” difficile da capire. E’ vero che il possesso è stato di scarsa qualità e questa volta la sequenza dei cambi ha nettamente favorito Rovigo. Va però detto che i padovani hanno gestito al massimo il match, non hanno risparmiato fiato e letteralmente sputato sangue, la loro difesa ha letteralmente spezzato le iniziative dei rossoblù, il Petrarca è apparso squadra più compatta, meno propensa a sfilacciarsi nelle fasi di gioco, con una intesa più serena rispetto agli avversari ma oggi più non poteva proprio. Una particolare segnalazione per la casa petrarchina va ai più giovani che hanno messo in campo una determinazione da “seniores”. Ottimo e primo della lista De Masi, immenso il lavoro di Manni, gran guida è Santamaria, Mennitti Ippolito è una sicurezza ma black of the match è Federico Conforti.

Rovigo ha dominato il campo, perchè quando la mischia fa così si può dire solo questo. Squadra pesante che però quando riesce a prendere il largo fa davvero paura per velocità e capacità di avanzamento. Rovigo, superiore fra i primi otto ha sofferto molto in attacco e non ha avuto una gestione del gioco sempre ordinata. Due carrettini spaventosamente efficaci ed una touche rimessa a posto hanno segnato il match a favore dei rossoblù che non si sono fatti irretire dalla ottima presenza sui punti di incontro degli avversari. Giocata da Ferro (grande da molti punti di vista) e dai suoi come un derby di altri tempi la gara ha avuto trazione rossoblù per gran parte del match  e la mischia ordinata ha fatto saltar sugli spalti i propri tifosi con magliette arrottolate agli avversari e discese veloci di Majstorovic o del solito Chillon (a volte frettoloso). I trequarti rossoblù non sono però un vero punto di forza, per la finale qualcosa dovrà cambiare. L”impressione è stata che Rovigo volesse prima di tutto vincere il derby, la qualificazione veniva dopo, era solo una conseguenza, il risultato è stato proprio questo. Halvorsen è uno dei veri risolutori della partita ma Cicchinelli e Brugnara gli altri. L’uomo del match da queste parti è però Edo Lubian, spettacolare in ogni giocata, determinato e con una vitalità e capacità di corsa fenomenale. Da applausi.

Sabato prossimo la finale, Calvisano ha sulle spalle un mezzo match, Rovigo due battaglie. Forse la vera differenza è soprattutto questa.

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