La federazione giapponese di rugby ha annunciato a SANZAAR, la struttura che organizza il campionato professionistico per club del sud del mondo Super Rugby e quello per Nations Rugby Championship, , che dal 2020 termina il suo appoggio finanziario alla propria franchigia che attualmente gioca proprio in quel campionato: i Sunwolves. Come conseguenza SANZAAR ha potuto annunciare che dal 2021 il Super Rugby avrà una nuova struttura a 14 squadre ed un sistema di campionato molto più snello semplice e con meno incontri. Una rivoluzione. Anzi due.

La prima rivoluzione è dei giapponesi che hanno declinato la partecipazione a Super Rugby perchè “non è più il miglior percorso per lo sviluppo dei giocatori della squadra nazionale“. Entrati nel Super Rugby solo nel 2016 chiudono la loro esperienza giusto dopo il mondiale 2019 organizzato a casa loro, il progetto è chiuso ma altri se ne aprono.

I Sunwolves potrebbero venire sciolti nel previsto rafforzamento del campionato giapponese oppure riproporsi in un campionato del Pacifico, organizzato e supportato proprio con la collaborazione di SANZAAR, che comprenda oltre ai giapponesi le isole rugbistiche (Fiji, Tonga, Samoa) quindi Hong Kong e qualcosa di americano (della costa Nord o del Sud).

L’ingresso della franchigia Sunwolves  in uno dei grandi campionati prof del mondo ha una serie di parallelismi che prudono anche a noi in Italia.

Il Giappone ovale racconta così a tutto il mondo che la rincorsa ad un super-campionato può non essere la sola via per la crescita del rugby sul proprio territorio. Costi troppo alti e tempi troppo lunghi di assorbimento, scarsa penetrazione nel tessuto sociale giapponese (la squadra giocava a Tokyo lontana da molti centri ovali delle isole giapponesi), fine del ciclo di investimenti che porta al mondiale ed altre considerazioni locali hanno spinto federazione giapponese con SANZAAR ad annunciare che basta così: il Giappone ovale ha in testa strade nuove.

La seconda rivoluzione è tutta del Super Rugby. Il super campionato del sud ha annunciato con l’occasione il ritorno dal 2021 ai 14 partecipanti con una formula molto più semplice,  coinvolgente e … antica. Torna infatti il semplice girone unico per tutte e 14 le squadre, muoiono le conference locali, che avevano ridotto il rugby  invece che a competizione sovranazionale ad essere di fatto domestica, si giocheranno meno partite (non ci sarà andata ritorno ma un sistema molto simile al Sei Nazioni) ed una fase finale con quarti, semifinali e finali semplice e molto diretta.

Anche qui i cambiamenti sono epocali, Super Rugby torna indietro. Dopo aver sperimentato l’allargamento fino a 18 squadre ed il suo totale fallimento, principalmente per mancanza di identità del campionato, per mancanza di interesse per un campionato con squadre e rivalità di “plastica”, con troppe partite da giocare e da seguire, SANZAAR torna all’antico e del “nuovo” si tiene solo il pezzo argentino dei Jaguares arrivato nel 2015.

Quella percorsa del Super Rugby ricorda la strada che sta ancora adesso percorrendo il campionato Pro14 ex-celtico e che la SANZAAR ha già iniziato da tempo ad abbandonare.

Il Giappone ovale e la SANZAAR paiono tentare la carta della qualità invece che quella della semplice espansione, puntano a meno rugby ma di maggior impatto e sembra siano decisamente qualche passo avanti rispetto all’esperienza della vecchia cara Europa.