Giancarlo Dondi

In questi giorni è rimbalzato sul web e sulla carta stampata ovali l’appello di Gianni Amore & Friends per un ritorno di Giancarlo Dondi alla guida della Federazione.

Il ragionamento che Amore e gli altri fanno è semplice: visto che Alfredo Gavazzi ha ridotto il nostro rugby alla morte totale e non esiste un altro personaggio ovale in grado di scalzarlo dal suo scranno noi auspichiamo che l’ex-Presidente Giancarlo Dondi si riprenda la FIR alla prossima assemblea federale (settembre 2020) e ci guidi fuori dalle secche con le sue capacità manageriali e la sua lungimiranza.

Ci vien subito da dire ad Amore & Friends che tanta capacità e lungimiranza del Dondi non gli hanno evitato di sostenere e far eleggere Alfredo Gavazzi, è stato lui il suo sponsor decisivo, tanto per dire subito la prima. Comunque andiamo avanti.

E’ innegabile che il lungo periodo della gestione Dondi rappresenta, visto dal disastro odierno, il tempo della crescita del rugby italiano mentre quello del Gavazzi la sua disfatta sia in termini sportivi che, ancor di più, in termini economici. La soluzione è evidente, adesso abbiamo bisogno di un vero Terzo Tempo in grado di guardare avanti, che sappia ricostruire e, soprattutto, riconciliare tutte le anime del rugby. Un vero Terzo Tempo insomma ma anche un tempo completamente nuovo.

Il punto principale infatti è riconciliare il rugby italiano con se stesso. Perchè il danno più grande della gestione Gavazzi è lo scontro interno che è stato creato, fra club, fra componenti, fra campionati, anche fra le accademie stesse, uno scontro che è nei fatti ma è anche verbale ed è stato voluto e perseguito dal Presidente stesso. Si è creato in questi ultimi anni nel rugby italiano un clima di sfiducia generalizzato nella “comunità rugby” e di dissociazione, così il rugby italiano vive della sola “voce del padrone” e di uno o due dirigenti “pesanti”. Divide et impera.

Riconciliare quindi, può Dondi farlo? Lui che è stato il primo fautore di questo scontro?

E’ vero però che Dondi è diventato in questi anni una leggendaria figura paterna, è vero che ha l’immagine e forse anche la possibilità se non di riconciliare almeno di riunire molte anime del nostro rugby, superare forse la quota di scontro. Insomma potremmo fare un bel passo indietro, tornare nel limbo dondiano.  Amore & Friends pensano questo sia il modo per preparare le basi per ricostruire. Non è insensato ma è quello che serve? Un passo indietro?

Il pensiero di Amore ha inoltre un deficit in termini di tempo. Secondo lui la Federazione, che ha bisogno di cambiare oggi o al massimo domani mattina, avrebbe un nuovo assetto dal settembre 2020 per un cambiamento che arriverebbe forse nel 2022. Per quel giorno il resto del mondo avrebbe già messo da parte il nostro rugby.

Il problema che tutti i “grandi” del rugby italiano si dovrebbero porre è che la FIR deve cambiare domani e che il tempo di Alfredo Gavazzi è scaduto con un anno e  mezzo di anticipo e che questo tempo non va buttato via in attesa che i politici del rugby si riposizionino. Facciamo venire prima il rugby? Allora il Consiglio Federale è un organo preposto al controllo del programma tecnico-sportivo non un Parlamento che delibera le spese. Il Presidente è l’espressione del rugby in Italia non una proiezione personale sullo sport. I club sono la Federazione non un oggetto da buttare, la Nazionale il risultato finale del progetto del movimento e non una entità ben finanziata a se stante

La priorità non è il nome ma sono i tempi. Il nome del traghettatore può essere quello che piace ad Amore ma il prossimo Presidente deve gestire quel Terzo Tempo ed abbracciare il futuro, non il passato. Tutto questo molto prima del settembre 2020.