Vincono gli irlandesi nell’ultimo match del Sei Nazioni che metteva davanti quelli dell’isola verde ai nostri Azzurri ma i peggiori in campo, per una volta, non sono i nostri. Volendo astrarsi dagli urli del Munari-televisivo e dalle “difficili” deduzioni  di fine partita del nostro Head Coach Conor O’Shea si potrebbero sottolineare, per questo evento di rugby Made in Italy, che tre sono i fattori emergenti.

Il primo, solo in in ordine di apparizione, è che adesso, quando gioca l’Italia non si vede più una partita decente, ma gli azzurri non c’entrano.

Il Galles sceso all’Olimpico qualche settimana fa nella sua versione “B” non ha reso onore al Sei Nazioni giocando una partita a dir poco orribile. Poi, questo fine settimana, si è ritrovato con l’Inghilterra ed ha messo giù una partita spettacolare che entrerà nella storia.

L’Irlanda ieri ha fatto peggio, è stata inguardabile, il super Coach dei Verdi Schimidt con tutta la sua truppa possono solo provare imbarazzo per i 5 punti che si portano a casa, quello che hanno fatto vedere in campo non solo non vale un match del Sei Nazioni ma nemmeno un invito a cena. Ecco allora che il Coach O’Shea invece di raccontarci favole sul futuro azzurro poteva ieri dolersi del “futuro” di questi irlandesi, perchè per farsi rispettare non c’è nulla di meglio che sfidare la realtà. 

Qui casca il secondo fattore. O’Shea è talmente svincolato dalla realtà e costretto nella sua gabbia di “comunicazione” e di rugby “virtuale” da non accorgersi di quando la realtà gira dalla sua parte. Ieri gli irlandesi hanno vinto senza merito e questo sarà pure il nostro limite peggiore ma anche la peggiore vittoria degli altri. Entrambe le cose pesano. Però questo va detto, non dirlo per timore che emerga il nostro deficit  equivale a  non restituire il vero merito a chi la partita l’ha davvero presa sul serio ed alle cose buone che la truppa azzurra comunque ha fatto. Si può anche dire che ieri “non ha vinto il migliore”?

Il terzo punto è quello tecnico. Qui la cosa brucia. Queste partite si devono vincere, qualsiasi Nazionale degli ultimi vent’anni questa partita l’avrebbe vinta ma questa Nazionale no. Bravi ragazzi, volenterosi, aggressivi, tengono il match e ci mettono cuore ed anima, terminano il primo tempo in vantaggio. Poi basta, è il cumulo dei nostri errori che esalta la pochezza irlandese. La difesa azzurra è poca cosa, quelle tre volte in tutto il match che gli irlandesi si svegliano dal sonno infilano metri su metri facilmente e vanno in meta, una la regaliamo noi in un modo che fa male ricordarlo. Abbiamo avuto un Tebaldi stellare, un Hayward pesantissimo, un Ghiraldini a mille, le seconde e terze che hanno retto il confronto ma il nostro gioco di attacco non lo si è capito. Quanto spazio abbiamo buttato via, quante rimesse perse dagli avversari abbiamo trattato “da difensori” invece che da “attacco”, quanto ci fa male arrivare sui cinque metri avversari dove pare non si sappia cosa fare e quante difficoltà crea non avere un calciatore di livello. Non è che abbiamo tutto e ci manca il team-tecnico? La Benetton in Pro14 senza 17 titolari ha infilato il giorno prima 57 punti ai gallesi Dragons e ne ha presi solo 7. Alla ventesima sconfitta consecutiva nel Sei Nazioni (ogni settimana battiamo il record del Torneo)  il paragone è dovuto. Al rugby italiano.

Questa Nazionale ha limiti tecnici che non si riescono a colmare ed è troppo discontinua: la bella intensità vista nel match con gli irlandesi era figlia della pochezza avversaria o della nostra ascesa? Intanto O’Shea continua con la storia del “tempo” e dell’orgoglio. Il secondo non ci è mai mancato per il primo forse lui si sta dimenticando che è praticamente scaduto.