Le Fiamme Oro hanno perso il treno, 11 punti di distacco dalla quarta del Top12, pare anche quest’anno il sogno cremisi vada in fermata anticipata. Un primo tempo di buona sostanza ed un secondo da follia: disunite, fragili e con il placcaggio e la gestione del punto di incontro lasciate in spogliatoio, le solite Fiamme Oro portano davanti ai cinici gialloneri una forma di apparente appagamento che nel rugby rende sempre “zero”. Non c’è nessun buco nell’ultima meta giallonera, c’è gente in cremisi, almeno quattro, che non placca, roba da Under10. La ciliegina sulla torta di una prova incolore di una squadra che dimostra di avere i numeri ma di non sapere cosa farsene e tanto meno di non saper interpretare i momenti perchè quella delle Fiamme Oro non è stata una partita giocata “da ultima spiaggia”. E’ ora che Guidi, forse anche qualcun altro, si faccia venire, per i prossimi allenamenti, un bel pacco di nervoso oppure qualcuno scriva sui contratti di questi professionisti del rugby che con due placcaggi sbagliati si finisce a fare la pattuglia in Panda fra Ozieri e Buddosò,

Il Calvisano è apparso prima di tutto concentrato, ha giocato il suo rugby di semi-movimento puntando ai prossimi dieci centimetri come fossero l’unica vittoria che conta… e poi altri dieci. E via così. Trascinato più dalla posizione di Bruno e dalla efficacia di un ottimo Van Zyl piuttosto che dalla prima linea, comunque prevalente, i calvini hanno  puntato sulla conquista del possesso per fiaccare gli avversari. Sulla meta di Biondelli lo svarione generale viene recuperato in due minuti dimostrando, come in tutto il match, una coralità non così consueta in Top12. L’attacco sempre molto prolifico porta i bresciani in testa alla classifica.

Però Rovigo ha fatto ancora di più. Uno spettacolo.

Il match di giornata ha un risultato bugiardone perchè  non è mai stato davvero in discussione se non nei primi cinque minuti quando un gioco rotto ha portato in meta il Reggio Emilia; poi  i rossoblù hanno progressivamente alzato il ritmo ed il primo tempo è stato un vero show della coppia Chillon-Mantelli. Si è visto un Rovigo davvero molto bello, capace di far divertire, di far vedere alcuni spunti tecnici non comuni, di coniugare in velocità la trasmissione fra avanti e trequarti, per certi momenti del match la parola “spettacolo” non è esagerata.

Uno scampolo antico è nel primo tempo quando il Valorugby pensa di applicare il gioco duro con i rossoblù imparando che è presuntuoso andare a Rovigo ad insegnare “ignoranza”, gli emiliani prenderanno tre mete in dieci minuti.

Rovigo è veloce in uscita di palla, applica una continuità totale sul movimento, off load come soluzione di gioco, quasi nessun rallentamento a terra ma soprattutto la ricerca continua dello spazio, facendo così costruirà due delle quattro mete con un bellissimo gioco a tutto campo. Chillon è l’anima del gioco di Casellato ma Mantelli è stato ottimo, ha distribuito con saggezza e penetrato conquistando molti metri, il ragazzo sembra aver raggiunto un punto di maturità notevole, il gioco del suo Head Coach lo aiuta e ora pare sia davvero il suo momento. Una segnalazione per il solito gran Lubian e poi per Majstorovic che tengono ritmi che pochi si aspettano.

Il Valorugby esce sconfitto nonostante dimostri di avere capacità importanti. La mischia reggiana perde pesantemente il confronto con gli avversari, lo stesso sul punto di incontro ma ugualmente Mordacci e Rimpelli sono forse i migliori degli emiliani. Si muovono bene i trequarti ma nel secondo tempo, quando il vento cambia e gira verso quelli di Manghi, manca la concretezza. Il Valorugby rimane un ottimo team ma forse aveva un piano di gioco troppo ottimista per la giornata.

A Rovigo sanno bene che gli allenatori non possono entrare in campo. E’ una disposizione recentemente rafforzata dalla FIR,  ne ha pagato le conseguenze proprio Casellato, quelli del Battaglini hanno la memoria lunga. Così quando nel secondo tempo in una fase di gioco fermo si vede Manghi passeggiare tranquillamente per il campo fino quasi al centro, un sospetto sulla distrazione abitrale viene a tutti. Così mentre alcuni in tribuna si chiedono quale sarebbe la sanzione per l’allenatore reggiano molti altri dalla Tribuna Lanzoni decidono di farlo notare a Manghi in persona, lo fanno in coro, “sonoramente”, non sempre educatamente. Ineleganza per ineleganza Manghi ci mette del suo rispondendo alla tifoseria rodigina con gesti inequivocabili: lui accetta la sfida, fa cenno che vincerà e che alla fine quei tifosi si guardino il tabellone. Gli arbitri in quel momento sono in altre faccende affaccendati. Alla fine il Manghi dimostrerà di essere una cattiva Cassandra ed il pubblico si ricorderà di lui ma certi “gemellaggi” si rispettano a partire dal campo. Caro Manghi, gli attori protagonisti hanno sempre qualche dovere in più delle comparse.

Il match salvezza dice bene a San Donà ma solo come risultato. Sul vantaggio del 14 – 0 le tre corse in mezzo al campo della Lazio, perchè quello sono state, con le quali quelli del Piave si fanno rimontare non dicono nulla di buono sull’assetto tecnico degli uomini di Green. La cosa che farà stringere il cuore ai tifosi del San Donà è che la vittoria arriva grazie alla mischia che spinge e si porta il pallone sotto i pali, un simbolo della tradizione sandonatese.

Sul lato laziale rimane l’impressione di una squadra che gioca un buon rugby, anche arioso ed a volte molto ordinato, ma che manca nella “soluzione finale” anche se forse è l’inconsueto 3/6 al piede di Ceballos ad inguaiare davvero il risultato dei romani. Partita tesa, un placcaggio assassino ed una conseguente vendetta con pugno mettono in campo un cartellino rosso per parte. Per la Lazio adesso è davvero dura ma un San Donà così non è fuori pericolo.

Un buon Mogliano sbaglia l’ultimo calcio e lascia la vittoria ad un Viadana che si fa recuperare. Di questo match valgono un applauso speciale le due mete iniziali di quelli del Po: l’esecuzione di Ormson sulla prima e Di Marco sulla seconda sono bel rugby che ancora una volta Frati non deve spiegarci perchè gioca con la doppia apertura.

Troppo forti i toscani per i padovani del Valsugana, il Verona cede al Petrarca che, cose da non credere, fa un sacco di punti. La classifica fa così dei tagli netti qua e là, dietro è ancora da vedere ma davanti si vede un altro campionato.