Guinness Sei Nazioni 2019, Round 2, Roma, Stadio Olimpico 09/02/2019, Italia v Galles, gli Azzurri nel corridoio gallese a fine match.
Foto Daniele Resini/Fotosportit

La fase che stiamo attraversando nel Sei Nazioni è molto più complessa di quello che ci vuole far credere O’Shea e riguarda principalmente i nostri avversari ma nasce in casa nostra.

Il profilo tecnico della nostra Nazionale è complessivamente discreto, tutti professionisti conclamati che vivono da sempre il rugby, è il loro lavoro anche se a molti piace trattarli come dei cocchi di mamma. Pochi i talenti di alto livello fra la selezione interna che è quello che è, il modello delle Accademie è palese non funzioni e tanto meno il gancio delle franchigie ma a compensare schieriamo mediamente sei stranieri su quindici che si rivelano sempre fra i migliori in campo (Steyn ultimamente fa miracoli).

Un indizio su come la selezione azzurra degli utlimi anni sia scaduta di livello lo si è avuto proprio in questo Sei Nazioni; sia con la Scozia che con il Galles è stato evidente il divario tecnico, caratteriale e di impatto con le singole fasi del match dei “senatori” e degli stranieri rispetto agli altri. Insomma, nonostante tutte le stampelle neozelandesi e sudafricane la nostra Nazionale è di livello spaventosamente inferiore a quella di dieci anni fa, inadeguata sul piano tecnico, inferiore al Tier in cui è collocata e governata da un comunicatore-direttore invece che da un tecnico di campo.

Così adesso al Sei Nazioni veniamo apertamente snobbati dai nostri avversari. Questo è il vero problema.

La cosa inizia con Brunel e con Inghilterra ed Irlanda che mettono in campo, per il turno di gioco con l’Italia, Nazionali con innesti non titolari, negli ultimi anni però si è ingigantita fino a questi giorni quando anche la Scozia decide di potersi permettere di schierare una Scozia2 per giocarsela con noi.

Per il match contro di noi gli scozzesi piazzano in campo contro l’Italia alcuni giocatori non titolari per preservare i più forti per il successivo match con l’Irlanda. Contro gli azzurri non c’è il fortissimo Strauss al numero 8 ma Wilson, tutto questo per far entrare in terza Sam Skinner (cl ’95 solo 3 caps fino a ieri) manca l’ottimo e famoso Johnny Gray in seconda con l’Italia, giocherà poi con l’Irlanda, e troviamo Ben Toolis, in prima c’è il “vecchio” WP Nell e manca il fortissimo trequarti dei Saracens Sean Maitland fra i trequarti, il giovane Blair Kinghorn (cl. ’97)  messo al suo posto ci farà tre mete. Questa è la Scozia con la quale di solito si combatteva fino all’ultimo secondo del match e che invece quest’anno si è potuto permettere di “fare l’Inghilterra” e mollare il match al settantesimo lasciandoci correre da sola negli ultimi dieci minuti.

Il Galles che entra in campo contro di noi è addirittura una squadra sperimentale, un Galles2 fatto di dieci cambi rispetto alla partita precedente con la Francia e fra questi 4 esordienti. Sarà il peggior Galles di sempre ma vince quindi Gatland ha avuto ragione.

L’Italia non c’è ed i suoi avversari la trattano da sparring partner, gli altri cinque del Sei Nazioni non ci prendono più sul serio sul piano tecnico. Un atteggiamento che nel rugby non dice nulla di buono e che potrebbe vanificare anche la nostra vittoria contro la Georgia. In questi giorni la stampa inglese si è rovesciata contro la nostra Nazionale trovando un rimedio all’intasato calendario internazionale nel ritorno al Cinque Nazioni. Fuori l’Italia, of course.

Mentre ci comportiamo e raccontiamo di noi, O’Shea in testa, come fossimo ad un passo dalla vetta, stiamo lottando per non retrocedere. Neanche noi ci prendiamo sul serio.

One Comment to: NON CI PRENDONO SUL SERIO

  1. febbraio 12th, 2019

    Nelle crisi aziendali si arriva sempre al punto in cui decidere se fare investimenti a rischio (e magari debiti), oppure fermarti a ragionare sulle tue reali condizioni, ristrutturare, ritirarti per riorganizzarsi e fare un nuovo passo in avanti.
    Non è la situazione del mercato in crisi, ma quella dell’analisi lucida della propria situazione in confronto di un mercato che si sviluppa e tu invece che perdi colpi.
    E’ qui che la mancanza di realismo e di coraggio ti fanno rimanere nel limbo, nell’illusione di potercela fare quando è evidente che, se puoi ancora salvare l’azienda è necessario fare opera di umiltà e ricucire, ridimensionare.
    Non è neanche questione di nazionale e franchigie. Appare evidente lo scollamento fra questo livello e il resto del movimento sotto, che non produce soddisfazione e autostima e annaspa, per politiche sbagliate.