Sempre meno gesti in campo, è buona educazione? Eh no. Accade in Italia, in Top12, non tutti gli arbitri ma troppi di loro hanno sempre meno voglia di applicare correttamente la gestualità prevista dal regolamento.

Si vede che non va più di moda, l’arbitro trendy evidentemente non la fa più, non segnala più cosa accaduto in campo, fischia con la minima gestualità primaria indispensabile e ci lascia tutti lì ad ammirare la sua decisione. E’ una brutta cosa che colpisce sempre di più i campi della massima serie italiana. Peccato.

Eppure è così normale il fatto che un arbitro voglia farsi capire. I segnali elencati sul regolamento in totale sono una cinquantina ma per far comprendere a tutti che il gioco si è fermato sono solo 4, si chiamano “primari” e si manifestano insieme al  suono del fischietto, sono: meta, calcio di punizione, calcio libero, assegnazione di una mischia. Questi segnali dicono già con esattezza come riprenderà il gioco. Nonostante questi segni siano ineludibili troppi arbitri tendono a mischiarli con una esecuzione assolutamente frettolosa o poco pronunciata ed  a volte sembra duri più il fischio del gesto. Si vede che non fa figo.

Se per certi arbitri questo è il trend sulla gestualità primaria figurarsi cosa accade con quella “secondaria” ovvero quella che dice quale è stato il motivo dell’interruzione del gioco. Qui la casistica della mancata o insufficiente gestualità si allarga a macchia d’olio a molti arbitraggi che invece rispettano la gestualità primaria. Un piccolo disastro.

Sulla gestualità terziaria la cosa assume vaste proporzioni. Ci sono persone che scommettono sulla prossima comparsa del gesto corretto che indica  “ferita sanguinante”, altri sostengono che il gesto per chiamare un medico sia un vocale “vien-qua-ti“, il problema del segnatempo non lo abbiamo ma sappiate che il gesto corretto che ha l’arbitro per fermare il tempo e farlo ripartire non è, come fanno quelli trendy, il mettere la mano sul vetrino dell’orologio da polso.

Durante il match è sufficiente che questo tipo di sciatteria con il fischietto raggiunga livelli medi ed in campo comincia il nervosismo, i giocatori, tutti, si sentono di dover e poter chiedere  all’arbitro, tutti parlano con l’arbitro, continuamente. A volte si aprono veri dibattiti in mezzo al campo (si vede che questo invece fa figo). Così il trendy-referee gestisce in campo delle conferenze esondando oltre ogni misura in un altro gesto che gli è concesso dal regolamento: la comunicazione verbale.

Anche la comunicazione verbale per l’arbitro di rugby esiste ed è regolamentata, è la parte più difficile da applicare, richiede sufficiente tranquillità, capacità di sintesi, saper evitare stati di manifesta confidenza con giocatori e panchine, deve venire accompagnata comunque dai gesti e da tutta una lunga, davvero lunga, serie di avvertenze ed indicazioni. Ma l’arbitro trendy applica anche su questo una sua visione più o meno estesa che passa dal sorriso ai cipiglio, dalle battutine al darsi del tu con nome e cognome, scherzetti e via così. Il tutto  evidentemente ritmato a seconda di una serie di fattori che, per l’arbitro trendy, vanno dal minuto di gioco in cui ci si trova, dal punteggio, dal tipo di match, dal proprio livello di stanchezza, da quanto gli è stata sullo stomaco la sera prima la discussione con la morosa. Ovvero tutte cose che non dovrebbero far parte della sua partita.

Vale a questo punto ricordare che i regolamenti dell’arbitraggio indicano il fare le segnalazioni fra i “doveri” dell’arbitro:” durante la gara, l’arbitro deve Indicare sempre in modo chiaro e sollecitamente, sia il motivo del fischio effettuato, per fermare il gioco, sia le modalità con cui il gioco dovrà riprendere, facendo uso della prevista gestualità internazionale“.

Quindi qualcuno lassù al Cnar (aiuto!) faccia una lista degli arbitri trendy e li promuova direttamente ai campi di beach rugby della prossima estate, fra ombrelloni e pina colada. Per il nostro rugby ci bastano gli arbitri normali, quelli che si spiegano, quelli che segnalando ci raccontano un pezzo di partita, quelli che vivono il match con serenità. Evviva gli arbitri veri, quelli che sanno anche metterci un po’ di umiltà e di spirito di servizio perchè tanto noi lassù in tribuna abbiamo sempre visto meglio di loro, noi in tribuna sappiamo veramente cosa è accaduto in campo, noi non abbiamo bisogno dei segnali, solo noi lassù, magari sulla dodicesima gradinata in fondo a sinistra dietro un palo della luce, ma solo noi sappiamo davvero il regolamento ! Oh no?