Sono tutti ammalati di influenza E’ stata questa la incredibile dichiarazione che a fine partita Conor O’Shea a caldo ha dato allo studio di DMAX. Una dichiarazione, quella del nostro Head Coach, che è stata la comica finale di una giornata pessima, la peggiore della gestione dell’irlandese, sicuramente la peggiore da sette anni a questa parte.

La situazione è grave, tutte le attività raccontate da O’Shea sono palesemente fallite, dal “fitness” di tre anni fa alla “profondità” di quest’ultimo periodo, tutto a zero. E adesso che si fa? La domanda è mal posta.

Nei piani alti del rugby italiano esistono tre mondi.

Il primo è il marketing che deve vendere i biglietti dell’Olimpico perchè la FIR ha il Bilancio sconquassato ed ha bisogno di soldi anche per pagare gli stipendi. Il secondo è il misticismo presidenzialista che non può ammettere che il “sistema” rugby italiano “Franchigie Pro14 più Accademie ecc ecc” è una ciofeca senza precedenti, che non ha prodotto nulla di misurabile con gli altri paesi ma nemmeno con il nostro più recente passato. Il terzo è la realtà, quella va in scena ad ogni match della nostra Nazionale, ma anche nei campi di periferia mai finanziati, fra i Coach senza formazione e gli arbitri senza quella e senza i rimborsi spese, gli stadi vuoti, le regioni senza rugby. Questa sarebbe l’unica cosa da guardare ma da anni soccombe di fronte all’urgenza ed ai personalismi degli altri due mondi.

La domanda ben posta quindi è: quale mondo la vince allora oggi? Finalmente la realtà? Perchè ormai la situazione del nostro mondo azzurro cotto e decotto dura da tempo, talmente tanto che noi crediamo di guardare una partita di rugby, Scozia Vs Italia, ed invece stiamo tirando le somme. I conti non tornano. Non è vero, dicono i mistici del Gavazzipensiero: dipende da che mondo li guardi.

Se sul piano tecnico in questo triste esordio azzurro al Sei Nazioni non c’è più nulla da dire una novità però c’è stata, la pazienza l’hanno persa in tanti. Sul web e sulla carta stampata si è letto davvero tanto su questo e poco sulla partita: c’è una gran voglia che il mondo numero tre prenda il sopravvento. Firme fino a ieri “possibiliste” hanno detto “basta”. A nulla sono valse le sirene che ci invitavano a guardare da un’altra parte, lasciare stare Parisse & Co per sognare con la vittoria della Under20 o della Nazionale Femminile. Strategie del mondo uno che vuole salvare il mondo due.

Quindi oggi niente commento sulla partita, lo sguardo a questo ultimo match ci regala solo l’auspicio che il nostro rugby sappia ritornare alla realtà delle cose, riparta da se stesso e sappia rifondarsi. Senza aspettare canotti di salvataggio per Tizio e Caio. Il rugby deve venire prima. Adesso.

One Comment to: AZZURRO: RITORNO ALLA REALTA’

  1. Sklerici

    febbraio 9th, 2019

    Il rugby italiano sta molto male proprio nel momento in cui ha più praticanti di quanti ne abbia mai avuti.
    Non sono solo i risultati della nazionale a dircelo, ma soprattutto gli stadi semivuoti come non mai.
    Mi sembra di capire che gli impulsi che partono dalla federazione ai club siano i rantoli d’un moribondo. E club importanti non sono più in grado di gestire le scuole con l’energia che li contraddistingueva. Non voglio fare nomi ma quando i particolarismi hanno il sopravvento sull’interesse generale, si va verso il declino.
    Temo che nei prossimi anni anche i numeri dei praticanti caleranno sensibilmente, col rischio di non ottenere più neppure i buoni risultati delle nazionali giovanili.
    Per venire alla partita di oggi, dico che riponevo una grande fiducia in O’Shea, ma poi mi lascia Ruzza e Barbini in panca. Credo che persino Amenta avrebbe potuto far meglio di certi intoccabili. Anzi, sono convinto che sia necessario ripartire, a tutti i livelli, da atleti che esprimano cuore e appartenenza, più che distintivi e contratti.