Naas Botha con la maglia Springbooks

Arrivano gli stranieri in Top12. Seconda infornata. Arrivato al giro di boa il campionato italiano ha sviluppato la sua incontinenza ed almeno 4 team hanno già presentato l’arrivo dei rinforzi. Sudafricani, neozelandesi ed argentini di belle speranze che nella grande maggioranza dei casi dimenticheremo nel giro di qualche mese, rari coloro che saranno in grado di dare davvero qualcosa in più. Spesso questi ragazzi coprono solo buchi.

Di questo vorremmo parlare oggi. Dei “buchi”. 

I club più titolati del nostro massimo campionato ancora adesso celebrano gli antichi fasti dei grandi stranieri che hanno indossato la maglia dei propri club, gente che poi ha fatto la storia del rugby, al Petrarca ancora scende una lacrima quando ricordano David Campese, a Rovigo il grande Naas Botha ci ha vinto due scudetti.  John Kirwan a Treviso ed avanti così. Erano i termpi dei fuoriclasse, in Italia arrivavano nomi che macinavano gran rugby e lasciavano molto spesso grandi ricordi. Tutto questo prima del professionismo (1995).

Dopo il ’95 in Italia abbiamo avuto un campionato nazionale vivace e protagonista, in quel periodo abbiamo avuto stranieri diversi da prima ma sempre di buon livello, più che stelle delle stelline ma stranieri che servivano quasi eslcusivamente per fare un passo in più.

Questo fino a 8 anni fa, prima dell’ingresso in Celtic League delle nostre franchigie. Lì il campionato nazionale ha cominciato a morire.

Tagliando corto ed andando al sodo oggi arrivano stranieri in Top12 che sembra debbano solo riempire la mancanza nei club di giocatori di qualità almento discreta. Insomma pare ci sia un buco dietro le Società, un buco che non riescono più a riempire. I Club di Top12 pare che sempre più spesso non siano in grado di gestire dal proprio vivaio una programmazione che gli porti una seconda linea, un pilone, ma anche un mediano di apertura o una ala.

Certo dietro le spalle queste Società hanno la FIR che gli porta via i migliori prospect e se li piazza nelle sue varie accademie, già qui i Club dovrebbero farsi una domanda grossa così. Derivata da questa prima domanda dovrebbero arrivare ad una seconda: a cosa serve uno straniero in un sistema che usa il campionato maggiore come palestrina per i suoi giovanotti federali?

E ancora:  cari Club, tolte le prime scelte federali dietro cosa resta? Perchè si arriva ad uno straniero in casi dove palesemente questo non cambia davvero nulla?

In verità abbiamo buchi grandi nei vivai, la formazione nei Club comincia a dare segni di grande cedimento, stanchezza legittima visto che la Federazione ha tolto loro quel ruolo. Così arrivano gli stranieri tappabuchi. 

E’ un argomento difficile e complesso, oggi ci è piaciuto iniziarlo. Andremo avanti. Farsi domande è una opportuntià.

One Comment to: IL CALO DELLA FORMAZIONE NEI CLUB E LO STRANIERO TAPPABUCHI

  1. Giorgio

    gennaio 24th, 2019

    Non c’è da sorprendersi: la federazione ha scelto già da anni di ridurre la competizione dei campionati giovanili per riservare a se’ il cosiddetto “alto livello “ne stiamo vedendo il prodotto delle scelte prese