Da giorni oramai suona la grancassa, mai come quest’anno, mai come in queste settimane la  FIR sta lanciando i “Derby d’Italia”. Il primo ci sarebbe già stato, lo ha vinto la Benetton 10 – 8 in casa delle Zebre, per il secondo “Derby d’Italia” sarebbe una questione di ore, si gioca a Treviso, il prossimo sabato 29 dicembre.

Così, per questi due match, la FIR comanda e la stampa rilancia i “Derby d’Italia”, ovvero, secondo loro, quelli fra le due squadre italiane del Pro14: Zebre e Benetton.

Il “derby d’Italia” però, nella tradizione rugbistica italiana è solo uno, si chiama così da sempre ed è il match di campionato italiano che si disputa fra Rovigo e Petrarca. La tradizione ovale italiana, piaccia o no, è questa.

Derby d’Italia, questo è il nome che si è guadagnato questo match fra rossoblù e tuttineri, un nome che viene da lontano, ben motivato anche dai numeri oltre che dalla tradizione, sempre disputato dal 1947 ad oggi. Diversi anni fa le due Società rivali hanno messo in palio per ogni partita di “Derby d’Italia”, una coppa, la Adige Cup, che fa su e giù da Rovigo a Padova in braccio a chi ha vinto il match di giornata. Chiedete al Presidente perdente quanto è amaro riconsegnarla in caso di sconfitta.

Perchè questa puntualizzazione? Per amor di tradizione? Beh, forse come motivo basterebbe,  ma si può fare di più.

Per picchiare sulle dita a quelli dell’Ufficio Stampa della FIR? Ma no dai, con il tempo si faranno e se gli manca la fantasia per inventarsi un altro nome non è mica una colpa.

Per puro spirito di tutela? Neanche per sogno, il Derby d’Italia è un capitolo sempre aperto fra Petrarca e Rovigo, comunque si chiami la sua portata non si spegne mai, è una questione troppo antica. Quella fra Zebre e Benetton è una disputa di plastica.

Allora perchè questa puntualizzazione? Perchè se quel nome ha un senso nella storia i primi che dovrebbero difenderlo dovrebbero essere proprio Petrarca e Rovigo, dovrebbero loro prendere, disgiuntamente o congiuntamente, penna carta e calamaio (va bene anche la fredda tastiera di un notebook) e rivendicare quella tradizione, anzi di più, quel nome, anzi di più, quel “brand”. Già, perchè è si una questione di tradizione ma è anche e soprattutto, di questi tempi: una questione di “marketing”.

Ecco il punto. Se non vi basta la “tradizione”, cari club di Top12, è ora che cominciate veramente a pensare al vostro punto dolente: il marketing. Petrarca e Rovigo in testa, che la loro insensibilità a questa cosa lascia davvero basiti.

Caro Top12, “derby d’Italia” è uno dei tuoi  brand e va difeso.

VI immaginate che putiferio si scatenerebbe a Londra e dintorni se qualcuno chiamasse un proprio incontro Varsity Match, ovvero con il nome che dal 1872 accompagna la partita di rugby annuale fra le selezioni di rugby di Oxford e Cambridge?  Partendo da questo potremmo fare molti altri esempi nel mondo anglosassone fino ad arrivare al “nostro” Trofeo Garibaldi

Petrarca e Rovigo in testa per il caso specifico e tutti i club di Top12 devono perseguire la strada della difesa dei propri interessi a tutti i livelli. Quelli della tradizione perchè è un fondamentale del nostro sport e poi quelli del marketing perchè sono quelli che….. .

Resta il fatto che da parte della FIR ignorare questa “tradizione” del Derby d’Italia e tentare da anni di soppiantarne il reale storico significato è un gesto di poco rispetto prima di tutto nei confronti di se stessa. A che punto siamo arrivati.