Meno 26 e meno 6, tutti e due per cento. Il primo numero arriva da il Gazzettino dover scrive con dovizia di particolari Ivan Malfatto di come si è arrivati nell’era della gestione FIR del Presidente Alfredo Gavazzi a perdere il 26% delle sponsorizzazioni. Infatti la FIR  si portava a casa da questo business circa 7,5 milioni all’anno ed ora è arrivata a 5,5, un euro su quattro perso in soli cinque anni.

Il secondo numero viene dal CONI che elenca i tesserati di ogni federazione ed assegna di fatto la sua posizione di “classifica” ad ogni sport. Il rugby italiano ha perso quasi il 6% di tesserati fra il 2016 ed il 2017, è ora alla posizione 16 fra gli sport, il dato è ancor più allarmante se si considera che nello stesso periodo coloro che praticano sport sono aumentati del 3% (sempre un dato del CONI).

Se questi due dati si mettono insieme alla stratosferica percentuale di sconfitte della nostra Nazionale, ai dati sempre in calo di spettatori per il massimo campionato italiano di TOP12, alla nostra costosissima ed infruttuosa avventura in Pro14 ed ad altri moltissimi numeri che riguardano il rugby italiano e che si sono fatti vivi in maniera negativa negli ultimi anni, il quadro è difficile, sconfortante ma soprattutto vero. Perchè è questa la realtà che non troverete mai nei “comunicati” della FIR.

Si chiede venia se oggi si scrive un po’ anche di se ma l’appunto sorge spontaneo.Perchè chi scrive di questi dati, di queste evoluzioni negative del nostro sport in Italia, tutte cose così invise al Padrone del Vapore, non è un “pessimista” o un disfattista, non è un “sabotatore”, a quanto pare ha ragione: è solo realista.

Lo dicono i numeri di cui sopra. Il sabotatore del rugby italiano non è chi mette in guardia dal declino del nostro rugby, ma chi fa finta che i dati di cui sopra ed i cento altri che purtroppo abbiamo in saccoccia, non esistano. In questo motivo di difficoltà massima in cui versa il nostro rugby ed in cui versa la FIR, sarebbe però il tempo che chi comanda guardasse in faccia la realtà, la sua presunta “cura” non solo non ha funzionato ma il paziente sta peggio di prima.

Forse sarebbe il caso che tutte le componenti della federazione di qualsiasi “credo” e visione si sedessero intorno ad un tavolo e si mettessero a lavorare insieme per un futuro diverso.

Letta l’ultima frase? Ecco fatto, è stata scritta la stupidaggine del giorno. Non perchè lo sia, chiamare a raccolta le persone di buona volontà non lo è mai, ma perchè questo spirito unitario nel nostro rugby forse non esiste più. Questo ci dimostrano ogni giorno le Società ed i dirigenti di “un certo livello”, la propensione particolaristica è talmente forte che ogni istanza “unitaria” o di “valore comune” ò è scomparsa o è in serio pericolo di estinzione. Chi è il sabotatore di tutto questo? Questa è la chiave, questo è “il sabotatore” da cercare. 

Allora chi è quel sabotatore? Non date così per scontato che sia Tizio o Caio, non cavatevela con il solito nome messo lì, guardate bene, scovatelo, scovateli tutti, cercate intorno a voi. Trovatelo, trovateli,  così salveremo il nostro rugby.